La situazione dei pendolari di Orvieto continua a essere segnata da forti criticità, nonostante i tavoli di confronto con le istituzioni. I disagi riguardano soprattutto la direttrice ferroviaria Roma–Firenze, con la stazione di Orvieto che rappresenta un punto strategico per centinaia di studenti e lavoratori che ogni giorno si spostano verso la capitale o verso il nord dell’Italia.
Durante l’incontro del 3 novembre tra Rete Ferroviaria Italiana, Trenitalia e le Regioni Toscana, Umbria e Lazio, l’assessore regionale umbro Francesco De Rebotti ha espresso “stupore e profonda insoddisfazione” per l’esito del confronto. L’assessorato aveva presentato diverse proposte, tra cui il reingresso in Direttissima degli Intercity 596 e 598, l’aumento delle carrozze sui treni più affollati, l’uso dei convogli in configurazione “duplex” sulle tratte più congestionate, sconti per i pendolari cofinanziati dalla Regione e la possibilità temporanea di utilizzare treni di categoria superiore fino alla fine dei lavori PNRR. Nessuna di queste ipotesi, tuttavia, ha ricevuto risposte concrete da Trenitalia.
L’assessore ha anche annunciato di aver richiesto la soppressione della fermata del treno RV 4514 delle 17:00 da Orte per Foligno, introdotta per agevolare i pendolari del sud dell’Umbria e del nord del Lazio ma rivelatasi fonte di sovraffollamento. Un segnale di rottura che riflette la crescente tensione tra le istituzioni locali e i vertici ferroviari.
Da mesi i pendolari orvietani denunciano ritardi, sovraffollamento e tempi di percorrenza sempre più lunghi. Dalla fine del 2024, con l’introduzione del nuovo orario ferroviario, la situazione è peggiorata: molti treni regionali veloci sono stati deviati sulla linea lenta, aumentando i tempi di viaggio di oltre venti minuti. Come abbiamo riportato su OrvietoLife, un regionale veloce da Orvieto a Roma può impiegare fino a due ore e venticinque minuti, mentre un Intercity non garantisce tempi molto inferiori, pur avendo tariffe più alte. Episodi di disservizio si sono moltiplicati, come il caso del treno Intercity delle 18.15 da Roma, arrivato a Orvieto dopo quasi tre ore. Ulteriore preoccupazione deriva dalla cancellazione di alcune fermate degli Intercity 588 e 584, che collegavano Orvieto con il nord Italia. Una decisione che, secondo i comitati dei pendolari, isola ulteriormente la città e riduce la sua accessibilità rispetto ai principali centri economici e universitari.
Durante la riunione del 3 novembre, RFI e Trenitalia hanno confermato che il nuovo orario 2026 manterrà sostanzialmente le stesse caratteristiche di quello attuale. È stato concesso solo il potenziamento di una carrozza aggiuntiva sul treno RV 4106 delle 17:20 per Orvieto, un provvedimento giudicato insufficiente a fronte delle necessità quotidiane dell’utenza. I nuovi treni regionali, promessi da anni, arriveranno solo tra il 2026 e la prima metà del 2027 e non saranno predisposti per la configurazione doppia, una funzione che avrebbe consentito di gestire meglio i picchi di affluenza.
La Regione Umbria ha ribadito la disponibilità al confronto, ma chiede un cambio di passo da parte di Trenitalia e RFI. Le proteste dei pendolari, documentate dai comitati e dai media locali, parlano di una condizione ormai insostenibile: viaggi in piedi per lunghi tratti, ritardi cronici, coincidenze saltate e mancanza di comunicazione sulle modifiche degli orari.
Per la comunità orvietana, la questione ferroviaria non è solo un problema di trasporto, ma un tema che tocca la qualità della vita, il diritto allo studio e al lavoro, e la competitività del territorio. In attesa di risposte concrete, i pendolari chiedono che il collegamento ferroviario con Roma e Firenze torni a essere efficiente e regolare, ponendo fine a una situazione che da mesi compromette la mobilità quotidiana di un’intera area dell’Umbria.