{"id":101924,"date":"2023-07-06T15:33:24","date_gmt":"2023-07-06T13:33:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.orvietolife.it\/news\/?p=101924"},"modified":"2023-07-06T15:51:08","modified_gmt":"2023-07-06T13:51:08","slug":"la-rosina-montanucci-e-il-suo-mitico-bar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.orvietolife.it\/news\/la-rosina-montanucci-e-il-suo-mitico-bar\/","title":{"rendered":"La Rosina Montanucci e il suo mitico Bar"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2018Presto ragazzi, servite un \u2018cordiale\u2019 all\u2019Olandese Volante\u2019. La pingue turista in zatteroni, pantaloni all\u2019inguine indossati nonostante l\u2019esito fortemente negativo della prova-costume e maglietta orange a testimoniarne la provenienza, aveva appena fatto ingresso nello storico Bar Montanucci che le sue calzature inadatte al suolo orvietano si erano impuntate sul porfido, facendola letteralmente decollare addosso al trenino di Michelangeli stracolmo di dolciumi che all\u2019epoca tagliava in due, per buona parte della profondit\u00e0, il famoso locale. Uno schianto da paura. Nell\u2019attimo immediatamente successivo al fragoroso \u2019incidente ferroviario\u2019 la Rosina, condottiera del bar, aveva gi\u00e0 gestito per intero la situazione, valutando in un solo sguardo che la straniera non si era fatta niente, spavento a parte, e soprattutto che il mitico trenino non aveva riportato danni nello scontro frontale. Correvano gli anni Ottanta e da allora pende il dubbio relativo al \u2018cordiale\u2019, cio\u00e8 se poi sia stato fatto pagare alla donnona, che magari avrebbe meglio apprezzato troneggianti pinte di birra, o se invece sia stato offerto per gentile concessione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte a quel tempo la Rosina era solita strappare alla concorrenza questo o quel professionista orvietano con superalcolici offerti gratuitamente al primo ingresso dello stesso nel suo locale, per poi essere fatti pagare percentualmente un po\u2019 pi\u00f9 del loro prezzo nelle successive mescite, via via fino a pareggiare il tutto e a riportare prezzi e offerte al loro giusto valore, avendo nel frattempo conseguito un cliente in pi\u00f9. Ma nessuno si \u00e8 mai lamentato, visto che la qualit\u00e0 \u00e8 sempre stata eccelsa e la Rosina costituiva l\u2019attrazione aggiuntiva di un luogo frequentato da vip e gente comune nel quale regnava la democrazia della padrona e al massimo si ottenevano sconti per meri motivi di gradimento personale da parte della stessa. Per intenderci: Sandro Pertini, non di rado presente perch\u00e9 a Orvieto attendeva il ritorno della consorte che lavorava a Firenze, pagava la consumazione, Giulio Andreotti no. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel tempo Montanucci \u00e8 cresciuto di rango fino a divenire un vero e proprio monumento, e infatti un ragazzino di Bologna in gita scolastica scrisse, nel tema riepilogativo della giornata e facendo non poca confusione con il nostro magnifico Duomo, di aver visitato a Orvieto un antico bar nel quale si servivano caff\u00e8 e cappuccini sotto una volta affrescata da Luca Signorelli e dietro una facciata progettata da Lorenzo Maitani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non solo titolare di un esercizio commerciale che ha fatto la storia della citt\u00e0, non solo madre di uno degli orvietani pi\u00f9 intelligenti e generosi che la Rupe abbia mai prodotto, il compianto Reno: la Rosina (\u00e8 appena il caso di far notare che l\u2019articolo \u00e8 parte integrante del nome, anche all\u2019Anagrafe risulterebbe cos\u00ec) \u00e8 stata, per svariati lustri, una specie di Universit\u00e0 e di Ufficio di collocamento al contempo. Al ragazzetto che si era appena iscritto a Medicina e veniva a consumare una coca cola dopo lunghe ore di studio in vista del primo esame, infatti, davanti agli astanti e con voce squillante affibbiava senza colpo ferire il titolo di dottore, mentre maggiori attenzioni venivano riservate al bancario che immancabilmente apriva la sessione pomeridiana del proprio lavoro con un risvegliante caff\u00e8 e che veniva accolto, giorno dopo giorno, con un \u2018Ragazzi, servite immediatamente il banchiere, il tempo \u00e8 denaro\u2019. L\u2019infermiere diventava primario, il geometra ingegnere e ad un noto meccanico bisunto che a met\u00e0 mattinata, tra un carburatore e un pistone, entrava per far fuori una fetta extralarge di torta al semolino, era riservato uno straordinario \u2018Servite Enzo Ferrari che deve correre al lavoro\u2019. Insomma, non c\u2019era cliente pagatore che non venisse elevato all\u2019ennesima potenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era una donna che scandiva il ritmo della citt\u00e0, della quale era l\u2019interprete autentica: quando in una sera del 1979 i presenti all\u2019interno del bar furono letteralmente scossi dal preoccupante vibrare della struttura e dallo stridore delle pareti, tutti al colmo della paura volsero lo sguardo alla Rosina seduta alla cassa come sulla tolda di una nave, imperturbabile. Poi squill\u00f2 il telefono tra le due porte d\u2019ingresso e lei tranquillamente si alz\u00f2 e and\u00f2 all\u2019apparecchio per una conversazione di appena un paio di secondi. Infine, girando la testa verso il suo \u2018popolo\u2019 in trepidante attesa, chiuse il caso con telegrafica asciuttezza: \u2018Signori, \u00e8 il terremoto. Non \u00e8 successo niente e il Duomo \u00e8 ancora in piedi\u2019. Come dire \u2018the show must go on\u2019 e guai ad allontanarsi dal locale senza consumare. Non \u00e8 dato sapere chi si trovasse dall\u2019altra parte della cornetta, forse la stessa entit\u00e0 che informava in diretta la Rosina sui flirt, legali o meno, scoppiati in citt\u00e0: uno non faceva in tempo ad appartarsi con una ragazzetta, magari al Paglia e comunque lontano da sguardi indiscreti per avere piena garanzia di riservatezza, che lei solo un paio d\u2019ore pi\u00f9 tardi, all\u2019ingresso del suo bar, nel mentre che dava il resto a un tedesco vestito alla marinara, soffiava di soppiatto al malcapitato appena rientrato dallo sbaciucchiamento: \u2018Lascia perdere quella, ha gi\u00e0 un paio di fidanzati\u2026 \u2018. E quando il grande falegname-artista Gualverio Michelangeli, con una scelta di design capace di anticipare tempi e mode, foder\u00f2 il Caff\u00e8 con fogli di giornale alle pareti dando vita a una struttura che giustamente merit\u00f2 il titolo di migliore d\u2019Italia per prodotti elargiti e rilievo architettonico, gli spazi bianchi tra un titolo e un articolo diventarono il tazebao degli amorazzi orvietani, con verit\u00e0 proibite vergate a penna da mano anonima ad allungare gli articoli stessi. E la Rosina, in fondo perbenista e quindi vieppi\u00f9 costernata, gi\u00f9 a coprire i fogli, ormai resi pettegoli, con altre pagine intonse di giornale che per\u00f2 gi\u00e0 alla sera erano divenute foriere di ben altre notizie rispetto alla loro versione originale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Capitana d\u2019industria e mamma appassionata, lavoratrice solerte e scrupolosa, amante di Orvieto come pochi, la Rosina. Ma, poverina, spesso aveva troppo da fare tra casa e locale, cos\u00ec ogni tanto ci scappava la gaffe. Clamorosa quella relativa al personaggio alto e con il naso ben marcato in volto, elegantemente vestito, che fece ingresso nel bar in un pomeriggio di maggio di un qualche anno tra il Novanta e il Duemila. La Rosina lo riconobbe subito e scand\u00ec suadente: \u2018Buonasera signor Franco, \u00e8 un piacere servirla, la vedo sempre in televisione, canta proprio bene, lei \u00e8 uno vero artista, tra i migliori del nostro panorama\u2019. L\u2019altro accenn\u00f2 un garbato sorriso di ringraziamento, consum\u00f2 con tutta calma un caff\u00e8 al bancone e fece per pagare. La Rosina volle offrire, si spertic\u00f2 ancora in lodi per le qualit\u00e0 canore del cliente e poi avvi\u00f2 il proprio saluto: \u2018Grazie per essere stato qui da noi caro Franco, quando vuole porti anche gli altri con cui si esibisce, saranno miei ospiti\u2019. \u2018Ma gli altri chi, scusi?\u2019, replic\u00f2 il cliente. E la Rosina: \u2018I suoi colleghi dei Ricchi e Poveri, la biondona, la brunetta e il bel biondo che canta con lei\u2019. \u2018Signora \u2013 replic\u00f2 il cliente con un gran sorriso e a tutta cortesia \u2013 i Ricchi e Poveri li saluter\u00f2 senz\u2019altro a suo nome e li informer\u00f2 della sua squisita gentilezza, lo far\u00f2 in particolare con l\u2019amico Franco Gatti, ma io di solito canto da solo e mi chiamo Franco Battiato\u2019. &nbsp; Conservatrice nel midollo seppur capace di gesti di straordinaria solidariet\u00e0 umana e di apertura sociale (nel celeberrimo locale un occhio benevolo \u00e8 sempre stato rivolto ai meno fortunati), durante la sua pi\u00f9 che cinquantennale attivit\u00e0 di titolare di bar la Rosina ha dovuto digerire per forza cambiamenti e novit\u00e0 tecnologiche, rimanendo comunque fedele ai valori e alle tradizioni commerciali del proprio tempo. Quando il figlio Reno dot\u00f2 il locale di un impianto di filodiffusione che riemp\u00ec l\u2019aria delle pi\u00f9 conosciute note della musica classica mondiale di cui era appassionato, lei dovette fare buon viso, confidando per\u00f2 alle amiche, in gran segreto, di preferire Orietta Berti. Il tutto si chiar\u00ec un bel giorno, quando fece capolino nel bar un affilato visitatore inglese, distinto, baffuto e dotato di ombrello pure nella giornata di pieno sole. Gli spazi erano invasi, attraverso l\u2019impianto stereo, da note sontuose. Quello entr\u00f2, vide la donna seduta alla cassa, sorrise, alz\u00f2 il dito in aria con un moto di apprezzamento, come a indicare l\u2019atmosfera musicale, e chiese: \u2018Chajkovsky?\u2019. Lapidaria la replica della Rosina rivolta ai suoi baristi: \u2018Un toast per il signore, prego\u2019. Tremenda gaffe o volontaria gag anti-modernista giocata sull\u2019assonanza? Non lo sapremo mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u2018Presto ragazzi, servite un \u2018cordiale\u2019 all\u2019Olandese Volante\u2019. 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