{"id":101828,"date":"2023-06-26T11:52:40","date_gmt":"2023-06-26T09:52:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.orvietolife.it\/news\/?p=101828"},"modified":"2023-06-26T11:52:45","modified_gmt":"2023-06-26T09:52:45","slug":"siamo-tutti-berlinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.orvietolife.it\/news\/siamo-tutti-berlinesi\/","title":{"rendered":"&#8220;Siamo tutti Berlinesi!&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIch bin ein berliner\u201d: con questa frase John F.Kennedy, sessant\u2019anni fa, era il 26 giugno 1963, colp\u00ec al cuore il mezzo milione di berlinesi accorsi ad ascoltare il suo discorso in una citt\u00e0\u00a0 ferita, divisa e lacerata da quel Muro che tagliava in due la capitale tedesca, eretto dal regime comunista della Germania Est sotto controllo della Unione Sovietica\u00a0e chiuso nella notte tra 12 e il 13 agosto nel 1961.<br>In una citt\u00e0 gi\u00e0 punita dalle nazioni alleate nella conferenza di Jalta dalla divisione in quattro settori di influenza, sovietico, americano, britannico e francese, al termine della seconda guerra mondiale nel 1945, con la sconfitta della Germania nazista, il grido del presidente americano \u201cIo sono un berlinese\u201d rappresent\u00f2 un monito all\u2019intero occidente\u00a0a non lasciare sola l\u2019Europa sotto la minaccia del comunismo ed allo stesso tempo la promessa di non abbandonare i berlinesi\u00a0al loro destino, nelle mani del minaccioso e totalitario orso sovietico.<br>Una frase, quella di JFK, fuori dal protocollo ufficiale, dettata dall\u2019entusiasmo di trovarsi in una piazza gremita e speranzosa di ascoltare parole di conforto e di speranza, cosa che puntualmente accadde e che per il presidente americano rappresent\u00f2 uno dei momenti pi\u00f9 alti e significativi della sua presidenza, prima di essere assassinato a Dallas cinque mesi pi\u00f9 tardi, il 22 novembre 1963, in circostanze non ancora del tutto chiarite, nonostante siano passati 60 anni.<br>Se quel discorso di Berlino rimane impresso nella memoria e nella storia oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, un\u2019altra citt\u00e0 europea, stretta d\u2019assedio dalla morsa della guerra e dal pericolo di una invasione gi\u00e0 in atto nel resto del Paese, totale e potenzialmente ferale, avrebbe bisogno della forza prorompente che trasmise Kennedy in quei nove minuti di abbraccio ai berlinese ed \u00e8 Kyiv.<br>In questo anno e mezzo, da quando \u00e8 iniziata la guerra di invasione di Putin all\u2019Ucraina, non sono stati pochi i leader mondiali che hanno manifestato\u00a0 la loro solidariet\u00e0 a Zelensky ed al paese assediato recandosi nella capitale ucraina, ma nessuno ha, per ora, dimostrato di avere il carisma di Kennedy e la potenza mediatica e comunicativa di esprimere, ad una folla adorante come fece lui, parole di portata storica come quelle di JFK che divennero uno slogan di fama mondiale.<br>Ancora oggi, per manifestare solidariet\u00e0 a paesi e nazioni colpite da lutti, stragi terroristiche o tragedie si usa dire \u201csiamo tutti\u2026\u201dcittadini del paese in difficolt\u00e0, ma per sortire l\u2019effetto sperato questo slogan andrebbe evocato da leader carismatici ed evidentemente \u201cIo sono un ucraino\u201dnon ha ancora trovato quel testimonial d\u2019eccezione adeguato, come fu John Fitzgerald Kennedy per i berlinesi.<br>Forse la visita di Papa Francesco, pi\u00f9 volte accennata dal pontefice, potrebbe rappresentare quel punto di svolta di una guerra insulsa ed inutile che sta spargendo gratuitamente morte e distruzione e quel motto \u201cIo sono ucraino\u201d detto da Bergoglio sulla piazza di Kyiv avrebbe un impatto di portata storica di kennediana memoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cIch bin ein berliner\u201d: con questa frase John F.Kennedy, sessant\u2019anni fa, era il 26 giugno 1963, colp\u00ec 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