{"id":101477,"date":"2023-05-21T12:49:32","date_gmt":"2023-05-21T10:49:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.orvietolife.it\/news\/?p=101477"},"modified":"2023-05-22T17:00:46","modified_gmt":"2023-05-22T15:00:46","slug":"dalla-parte-dei-perdenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.orvietolife.it\/news\/dalla-parte-dei-perdenti\/","title":{"rendered":"Dalla parte dei perdenti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scusate, l\u2019et\u00e0 avanza e dagli anni che si affastellano spuntano ricordi ingialliti. Tuttavia non parto dal Medioevo ma racconto l\u2019Orvieto di ieri, al massimo dell\u2019altro ieri, per come l\u2019ho sbirciata fin dall\u2019epoca dei miei calzoni corti. L\u2019Orvieto di Comunisti e Democristiani che, seppure con un rispetto reciproco ormai svanito negli attuali rivoli di polemiche senza senso e senza sapienza, si scrutavano in cagnesco fino a riprodurre lungo i vicoli e nelle piazze della Rupe quell\u2019esistenza a blocchi contrapposti che caratterizzava il compartimentato mondo di allora. Da queste parti vivevamo sonnacchiosamente la fine degli anni Sessanta, poi stiracchiati ai Settanta e via andare verso gli Ottanta e poco oltre. All\u2019ombra del Duomo i monsoni rivoluzionari che tempestavano le metropoli europee e americane, e quindi i lutti della nostrana violenza politica rossa o nera inquadrata nella Strategia della Tensione, giungevano come spifferi di boatos troppo lontani per scuotere una terra in cui i secoli si erano succeduti con la lentezza ponderata della provincia. Era una societ\u00e0 a due binari e due apparivano finanche le tipologie degli uomini, al di l\u00e0 delle ovvie e allora quantomai radicali divisioni imposte dalla difformit\u00e0 dei ceti sociali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019erano i compassati orvietani iscritti per vocazione al partito ideale della maggioranza silenziosa, incravattati comunisti o scudocrociati che fossero, borghesi e benpensanti, sempre pronti a mantenere dritta la barra di un qualsiasi status quo si presentasse loro davanti. E il motto praticato da questa variegata compagnia era in stile \u2018western de noantri\u2019: nessuno si muova, tantomeno chi avrebbe voluto mettersi in gioco per tentare di modificare al meglio le sorti della collettivit\u00e0 locale. E c\u2019erano poi, dall\u2019altro capo del filo ma fatti di identica diversit\u00e0, i non allineati, anch\u2019essi indifferentemente marxisti o democristi, animati da quella strana vis che ogni tanto pervade taluni orvietani pi\u00f9 sensibili degli altri e perci\u00f2 pi\u00f9 confusi. Cittadini con idee in testa ma, forse proprio per questo, senza obiettivi certi. Gattopardeschi e \u2018malaticci\u2019, affetti dall\u2019ansia di voler cambiare tutto per non cambiare niente. Sia chiaro, a margine del mondo sociale vissuto per lo pi\u00f9 lungo il Corso, sulle scale del Duomo o ai tavoli dei bar (i social del periodo), vivacchiava anche un terzo genere di ominide orvietano, quello costituito dagli estremisti-ma non troppo (come andava di moda a quel tempo), di destra o sinistra fa lo stesso, stile \u2018pochi, maledetti e subito\u2019, magari pi\u00f9 eruditi della media per\u00f2 incapaci di conciliare Rivoluzione e Orvietanit\u00e0. Al punto che per molti quello di Lotta Continua era un ideale ammirato ma da scantonare, poich\u00e9 almeno nei pomeriggi domenicali la continuit\u00e0 doveva interrompersi sul divano di casa al cospetto dell\u2019italianissimo rito della partita di calcio con annessa radiolina all\u2019orecchio. E poi si rimediava facile qualche ragazza in nome dell\u2019amore libero e uno di essi andava dicendo che alle comodit\u00e0 dell\u2019odiata borghesia avrebbe concesso al limite, quanto a proprio stile di vita, soltanto \u2018la Nutella e i Pooh\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dentro gli angusti confini di questo schema paludato, solo apparentemente diverso dall\u2019attuale realt\u00e0 civica, si muovevano con ammirevole dedizione i politici comunisti e socialisti della maggioranza istituzionale, affollata orchestra che il sessantennale strapotere &#8211; a tratti gestito con mano salda e indubbio decisionismo, perfino con popolare rettitudine nella figura del sindaco Italo Torroni e ammirevole quanto tragica moralit\u00e0 in quella di Adriano Casasole &#8211; ha progressivamente imbolsito fino a renderla \u2018stonata\u2019 come un pianoforte scordato, tanto che \u00e8 poi bastato un emulo di Arturo Benedetti Michelangeli a strapparle il palcoscenico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma a ben guardare erano i democristiani oppositori, in quegli anni complessi e bellissimi, a risultare senz\u2019altro pi\u00f9 attivi e propositivi (in fondo il casello autostradale e dunque la vera fortuna di Orvieto si deve a loro) e ben pi\u00f9 simpatici, come sanno esserlo solo quanti, in qualsiasi circostanza della vita, una volta messi all\u2019angolo si tolgono la giacca, si rimboccano le maniche e picchiano fendenti un po\u2019 per difendersi e molto per attaccare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quattro personalit\u00e0 affiorano quando lo sguardo della memoria volge a quelle stagioni cos\u00ec fortunate per qualit\u00e0 di uomini e opinioni. Il senatore Romolo Tiberi (1921-2001 <em>nella foto)<\/em>, insegnante da standing ovation per eloquio e cultura, occupava poltrone governative come sottosegretario all\u2019industria, al commercio e all\u2019artigianato, portando a Roma e nelle dimore del Potere Nazionale non ancora messe a soqquadro dal caso-Moro le istanze e gli aneliti della piccola realt\u00e0 orvietana. Un altro Romolo, l\u2019avvocato Romoli, in anni appena precedenti offriva alla citt\u00e0 e ai suoi concittadini un solido contributo di valore professionale e umano anche nella veste di presidente dell\u2019Azienda di Promozione Turistica, tale da proiettare Orvieto al confronto con le pi\u00f9 celebrate localit\u00e0 del panorama nazionale, da Firenze a Venezia, mentre ormai da decenni subiamo la concorrenza di Ronciglione, con tutto il rispetto per la corsa dei cavalli a vuoto (senza fantino) che si inscena in quella suggestiva localit\u00e0. Come non andare poi con la mente a Sergio Ercini (1934-2007), intelligenza vivida, orvietano dallo sguardo sul mondo e uomo di relazioni internazionali, apprezzato presidente della Commissione politica del Parlamento Europeo ma sempre attento, con proposte dinamiche, alle cose di casa propria. Il quarto volto \u00e8 quello bonario di Alberto Piscini, giornalista e bancario, vicino al senatore Tiberi e suo consigliere e segretario, cronista di razza dal ticchettio incessante sulla Lettera 22, storyteller delle minuzie orvietane ma anche della politica pi\u00f9 alta e qualificata, corrispondente della \u2018Nazione\u2019 dalle cui pagine narrava per lunghe stagioni, con penna verace, le vicende belle o nefaste della citt\u00e0.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questi illustri qui citati, in verit\u00e0 a Orvieto si parla assai poco se non nel cuore dei familiari. Eppure il loro contributo \u00e8 stato vasto, qualificato, operoso e quindi degno di nota e di memoria. Perdenti, almeno secondo i triti schemi della politica, ma vincenti, addirittura campioni indiscussi, nel panorama della genuinit\u00e0 orvietana, del sostegno reciproco tra abitanti di una stessa landa, della concretezza applicata a quel civismo che non sacrifica il popolo agli obiettivi personali ma che, anzi, persegue come primario traguardo la crescita della societ\u00e0 e il pieno rispetto delle aspirazioni collettive. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno verr\u00e0 che sapr\u00e0 ricordarli a dovere, poich\u00e9 il loro agire \u00e8 stato un ponte, una fase di passaggio sicuro e percorribile verso quel futuro brillante che, pur nelle difficolt\u00e0 del presente, resta un doveroso auspicio rivolto alla citt\u00e0 pi\u00f9 bella del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Scusate, l\u2019et\u00e0 avanza e dagli anni che si affastellano spuntano ricordi ingialliti. 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