La sanità è terreno minato in Umbria e soprattutto. Se poi la politica decide di diventarne protagonista, ecco che scivoliamo nel vecchio “Pacco, doppio pacco e contropaccotto” di Nanni Loy. Una gara a chi ruba la scena che però, alla fine del film, lascia la platea dei cittadini senza vantaggi e con un pugno di mosche in mano.
Negli scorsi giorni abbiamo forse raggiunto vette di surrealismo mai toccate prima, neanche nei tempi bui della pandemia. A dare il ciak è stato il PD locale che, con un comunicato ufficiale, annunciava l’apocalisse: il servizio del Pronto Soccorso a Orvieto in pericolo in alcune date di febbraio. Ecco la sintesi del cahiers de doléances dem: “Il Partito Democratico di Orvieto esprime forte preoccupazione per le notizie relative a una possibile chiusura del Pronto Soccorso… qualora tali indiscrezioni dovessero trovare conferma”. E la “grave carenza di personale sanitario”, concludendo con la promessa di “vigilare e farsi portavoce delle istanze”.
Apriti cielo. Si è scatenato l’inferno con un ping-pong di comunicati e accuse reciproche durato giorni. Poi, come un deus ex machina, nella polemica s’inserisce il PD regionale per bocca del segretario Damiano Bernardini (nonché sindaco di Baschi): “In queste ore il dibattito… ha assunto toni che rischiano di generare preoccupazione”. Ed ecco il capolavoro diplomatico: da una parte smentisce i suoi (“La Regione Umbria ha ribadito… che non esiste alcuna ipotesi di chiusura notturna… Questo è un punto fermo“), dall’altra prova a salvarli in corner (“riteniamo legittima e giusta la battaglia del Pd locale… colpisce l’atteggiamento delle forze di destra che si sono avventate strumentalmente“). Insomma: non c’è nessun incendio, ma bravi i compagni pompieri che hanno urlato “al fuoco”.
A condire meglio la trama da commedia all’italiana arriva la USL Umbria 2 che, con il tipico aziendalese, rassicura ma con la clausola: “Non è mai stata messa in discussione l’apertura h24… previa copertura dei turni di servizio”. Tradotto: il Pronto Soccorso è aperto sempre, basta trovare qualcuno che ci lavori. Un dettaglio da nulla, insomma.
Nel frattempo, le opposizioni (regionali e locali) si rincorrono chiedendo chiarezza e ironizzando sul famoso “cambio di passo” della Presidente Proietti, che per ora sembra un passo di lato. Tutto nella norma del gioco delle parti, se non fosse che la Sindaca, proprio la sera del 3 febbraio, posta un video accusando l’opposizione di remare contro e di produrre “lamentele seriali” senza proposte. Ci risiamo con l’accusa di “catastrofismo” appena non la si pensa allo stesso modo (un classico intramontabile). Ma questa è un’altra storia che affronteremo a breve.
Torniamo ai nostri eroi, degni eredi di Nanni Loy. La toppa, alla fine, è stata peggiore del buco. Per una volta (forse involontariamente) il PD locale ha scoperchiato il pentolone drammatico della sanità orvietana, che continua a soffrire nonostante gli investimenti annunciati, le soluzioni-tampone e i concorsi che rimangono desolatamente deserti. La verità è che la maggioranza non vuole guardare in faccia la realtà: ci ritroviamo con un ospedale dalle grandi potenzialità ma a corto di personale, dove i giovani professionisti preferiscono non venire perché, diciamolo, qui non si cresce professionalmente.
Non è colpa solo di chi dirige oggi, si badi bene, ma di lustri senza investimenti seri e coordinati, senza un vero progetto di sviluppo. In passato ci siamo riempiti la bocca di “chirurgia robotica” (e oggi la specializzazione è altrove), mentre i pazienti orvietani continuano ad essere sballottati a destra e a manca. Si investe su opere ridondanti con l’ospedale di riferimento a pochi minuti d’auto (vedi il nuovo Narni-Amelia) e ci si dimentica di Orvieto. Non è nemmeno una questione di soldi: quelli arrivano, e dovrebbero arrivare anche quelli del palazzo di piazza Nicosia a Roma. Ma senza una strategia, rischiano di essere dispersi o di non servire a nulla. Se abbiamo un deficit, tamponarlo non ha senso se non si studia come risparmiare in maniera strutturale, anche con scelte impopolari ma che, alla lunga, portino benefici reali e non solo comunicati stampa.