Una festa emozionante e solenne ha animato la Sala consiliare per un traguardo eccezionale: i 105 anni di Michelangelo Onigi, Appuntato di Pubblica Sicurezza in pensione e testimone vivente della memoria del Novecento.
Per l’occasione, il sindaco Roberta Tardani e il vicesindaco Stefano Spagnoli hanno consegnato a Onigi le chiavi della città, un’opera simbolica realizzata in legno dagli studenti del Liceo Artistico di Orvieto, conferendogli il titolo di “servitore dello Stato e simbolo di coraggio, memoria e dedizione”. La cerimonia ha visto la partecipazione delle massime autorità, tra cui il prefetto di Terni, Antonietta Orlando, e il questore di Terni, Michele Abenante, oltre ai familiari, amici, ex colleghi e un altro ospite d’eccezione: il cittadino orvietano Idilio Della Ciana, di 102 anni.
Un omaggio al coraggio e alla memoria L’iniziativa, nata da un progetto condiviso tra la Questura di Terni e l’Amministrazione comunale, ha voluto celebrare non solo la longevità di Onigi, ma il suo valore come uomo e come rappresentante delle istituzioni.
“Abbiamo voluto organizzare fortemente questo momento – ha detto il vicesindaco con delega alla Sicurezza, Stefano Spagnoli – per celebrare un traguardo eccezionale e rendere omaggio a Michelangelo Onigi, uomo dello Stato prima nell’Esercito, durante la Seconda Guerra Mondiale, e poi come poliziotto che ha terminato la sua carriera al commissariato di Orvieto. A 105 anni Michelangelo Onigi è portatore di valori importanti quali il coraggio, la dedizione e la resilienza cui tutti dovremmo trarne insegnamento”. Spagnoli ha poi esteso i ringraziamenti alle autorità presenti e “alla famiglia per averci concesso di condividere con loro questa importante giornata”.
Il Sindaco Roberta Tardani ha sottolineato il potente messaggio che la vita di Onigi trasmette alle nuove generazioni: “Oggi la nostra comunità rende omaggio a Michelangelo che con la sua vita incarna una parte essenziale della storia del nostro Paese. È stato poliziotto, servitore dello Stato in anni complessi, animato da un profondo senso del dovere. È stato anche deportato, vittima di un regime che negò la libertà, diritti e dignità umana, calpestando quei principi fondamentali che oggi sono alla base della nostra convivenza civile. A 105 anni la sua vita è insieme monito ed esempio. Ci ricorda che la democrazia non è mai scontata, che deve essere difesa quotidianamente con responsabilità, rispetto e umanità”. Il sindaco ha poi aggiunto: “Pur essendo stato vittima di una delle tragedie più sconvolgenti della nostra storia, dopo aver conosciuto la deportazione, la privazione della libertà e la negazione della dignità umana, Michelangelo ha scelto di non cedere né all’odio né alla rassegnazione ma si è messo al servizio dello Stato per difendere quei valori che aveva visto in prima persona calpestati”.
Anche il Questore di Terni, Michele Abenante, ha voluto rimarcare il valore della scelta di vita di Onigi: “Iniziative come questa rafforzano il legame tra la Polizia di Stato e il territorio e rappresentano un doveroso atto di gratitudine verso chi, dopo aver conosciuto la negazione assoluta dei diritti umani, ha scelto di servire lo Stato democratico”.
Dall’inferno di Buchenwald alla divisa Nato a Ceccano il 16 gennaio 1921, la vita di Michelangelo Onigi è stata segnata presto dalla guerra: perse il padre nel conflitto in Etiopia quando aveva solo 15 anni. Partito militare nel 1940, attraversò i fronti di Jugoslavia e Grecia fino a Rodi. L’11 settembre 1943 fu catturato nella baia di Kalithea e deportato in Germania, nel campo di concentramento di Buchenwald. Lì, costretto a portare una giacca con una X rossa e privato della possibilità di comunicare con l’esterno, fu impiegato nei lavori forzati per scavare fosse anticarro.
Durante la cerimonia, Onigi ha condiviso con commozione un ricordo di umanità in mezzo all’orrore, risalente al maggio 1945. Mentre prigionieri e civili tedeschi erano in fuga, l’allora soldato Onigi salvò un bambino tedesco di pochi mesi, rimasto orfano a causa di una granata. “La fortuna volle che il bambino si mise a piangere proprio nel momento in cui il soldato Onigi passava davanti a lui. Lo prese, lo abbracciò e il bambino si calmò”, affidandolo poi a un carro di passaggio per metterlo in salvo.
Rientrato in Italia, Onigi realizzò il suo sogno entrando nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza il 16 dicembre 1946 (prestando poi servizio effettivo fino al 1978/79). Nel corso della sua onorata carriera ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui due Croci al Merito di Guerra, la Medaglia d’Argento al Merito di Servizio (1962) e, nel 2021, il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.