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Umbria, arriva la stangata da 184 milioni di tasse su ceto medio e imprese. Era davvero necessaria?

È una doccia fredda, anzi gelata, quella che si abbatte sull’Umbria. La giunta regionale guidata da Stefania Proietti ha deciso di mettere le mani nelle tasche dei contribuenti umbri che può definirsi tranquillamente una “maxi-stangata”: 184 milioni di euro totali di nuove imposte. La giustificazione ufficiale è la necessità di rimettere in equilibrio il bilancio della sanità pubblica, ma per gli stessi numeri presentati dalla giunta, la cura sembra essere molto più letale della malattia.

Il primo punto che lascia perplessi anche analisti e categorie economiche è la proporzione della manovra. Il deficit sanitario dell’Umbria, seppur esistente, non presenta le voragini di bilancio che hanno affossato altre sanità regionali. Eppure, la giunta Proietti ha scelto la linea dura. Il confronto con il resto d’Italia è impietoso: ci sono Regioni con disavanzi ben più gravi, alcune addirittura già soggette a rigidi piani di rientro, che mantengono aliquote fiscali più leggere di quelle che vanno a colpire gli umbri. Perché l’Umbria deve subire un trattamento d’urto così violento per un “buco” che poteva essere gestito con una razionalizzazione della spesa anziché con un aumento indiscriminato delle entrate?

Contrariamente alla narrazione che vorrebbe far credere ad un aumento che andrà a colpire i “ricchi”, la realtà dei numeri racconta un’altra storia. La manovra colpisce al cuore la fascia media. Dei 184 milioni previsti, ben 156 milioni arriveranno dall’aumento dell’addizionale IRPEF sui cittadini. Non stiamo parlando solo di redditi milionari, ma di famiglie, impiegati, funzionari e pensionati che vedranno eroso il proprio potere d’acquisto in un momento in cui l’inflazione e la speculazione hanno già colpito duramente.

L’altro fronte caldo è quello produttivo. Agli imprenditori viene presentato un conto da 28 milioni di euro tramite l’aumento dell’IRAP. In una Regione dove il tessuto economico è fatto di Piccole e Medie Imprese (PMI), artigiani, commercianti e realtà manifatturiere (dalle eccellenze del cioccolato alle cantine vinicole, fino all’edilizia), questo aumento è un colpo basso. Queste imprese rappresentano la spina dorsale dell’economia regionale e l’unico vero motore dell’occupazione. Aumentare la pressione fiscale su chi crea lavoro significa disincentivare gli investimenti, frenare le assunzioni e, nel peggiore dei casi, spingere verso la chiusura o la delocalizzazione.

La scelta della Giunta Proietti rischia di innescare una spirale recessiva. Togliere 184 milioni di euro dal circuito dell’economia reale umbra significa meno consumi nei negozi e meno liquidità per le aziende. Risanare i conti della sanità è un dovere, ma farlo scaricando l’intero peso su chi lavora e produce, senza prima aver tagliato gli sprechi e le sovrapposizioni anche a costo di scelte nel breve periodo impopolari, è una scelta politica precisa di cui i cittadini si accorgeranno presto guardando la busta paga o il bilancio aziendale.