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Culture, suoni e sapori uniscono Orvieto con il “Festival dei Popoli”

Un sabato pomeriggio diverso al “Festival dei Popoli” organizzato dalla Caritas.  Siamo arrivati al Ponte del Sole.  Trovato il parcheggio ci avviamo verso i suoni e le voci.  Entriamo e ci travolge un’atmosfera di festa, di accoglienza, di condivisione.  Camminiamo tra gli stand in un giro del mondo virtuale guidato da odori, sapori e idiomi diversi.  Non ci sono divisioni e invidie.  Solo festa.

Iniziano anche i saluti perché a Orvieto ci si conosce un po’ tutti.  Oggi è giorni di festa e allora eccoli i vestiti tradizionali, un caleidoscopio di colori.  Lingue diverse s’incrociano e si uniscono in un vociare continuo e quasi musicale.  Al centro semplicemente una cassa e le canzoni folk e balli, vestiti, sorrisi, commozione, nostalgia e tanto orgoglio e senso di appartenenza.  Giovani, anziani, genitori nonni e nipoti, gli uni accanto agli altri senza barriere per presentare i propri piatti della tradizione, le bevande, le grappe e le atmosfere. 

Ad ogni stand facciamo una sosta per capire, conoscere, condividere.  Come dimenticare i sorrisi, le battute, le emozioni che trasmettono tutti.  E’ stato bello trovarsi insieme con le proprie differenze che diventano ricchezza e non muro; con le proprie lingue che diventano suoni, curiosità e non muro; con i propri sapori e odori che si uniscono con i sorrisi e la comunità in un insieme di colori che annullano ogni diversità, divisione, incomprensione e lontananza. 

Quando il sole ha cominciato a calare sul Ponte del Sole, c’erano solo musica, risate e sguardi che si intrecciavano come fili di un’unica trama. Il “Festival dei Popoli” ha dimostrato che l’incontro è ancora possibile, che dietro ogni volto diverso c’è la stessa voglia di esserci, di raccontarsi, di sentirsi parte. E per un pomeriggio, Orvieto è stata davvero la città del mondo.