Se provi ad analizzare con i numeri la situazione di Orvieto sei un cattivo disfattista; se provi a comprendere le ragioni di una parte politica diventi un loro supporter sfegatato, “giornalaio” o ancor peggio prezzolato. E allora torniamoci sopra perché ci teniamo alla libertà, ci teniamo a essere liberi di pensare, comprendere, criticare, promuovere, bocciare e informare senza paura.
Che cosa è oggi Orvieto e cosa sarà? Oggi è una cittadina di poco più di 19 mila abitanti con un’età media alta e una popolazione over-65 più numerosa che in tutto il resto dell’Umbria che è già una Regione da record negativo in tal senso. Di contro ha depositi bancari medi pro capite altissimi (non è un indice di ricchezza sia ben chiaro), un livello di servizi accettabile e una qualità della vita alta.
Abbiamo collegamenti ferroviari che vanno peggiorando anno dopo anno dai tempi di Concina, quindi da 15 anni. Ogni volta i pendolari protestano e le amministrazioni, a prescindere dal colore rispondono, “stiamo dialogando con Ferrovie”. Manca la seconda parte e cioè “abbiamo ottenuto questi risultati”, oppure “non siamo riusciti a trovare alcun accordo”. E domani? Temiamo che sia piuttosto alta la possibilità che la situazione continui a peggiorare anche perché per la Regione a malapena siamo in Umbria e per FS i treni sono puntuali e i servizi migliorano anno dopo anno. Ma siamo disfattisti.
Abbiamo servizi sanitari in quasi totale abbandono che continuano a funzionare, al minimo sindacale, solamente grazie all’abnegazione del personale che ci lavora. Si spendono solidi per una sala operatoria, un nuovo Pronto Soccorso e una rianimazione potenziata, una Casa e un Ospedale di Comunità che dovrebbero riportare economia quotidiana nel centro storico. Intanto bisognerebbe chiarire le loro funzioni e non sbandierare ritorni di punti di soccorso o altro. Sono servizi già esistenti in parte e altri tutti da costruire, non solo come struttura ma soprattutto come macchinari e personale. Da troppi lustri i nostri rappresentanti locali hanno eseguito pedissequamente i desiderata provenienti da Perugia, poi Foligno e Terni, allineati e coperti.
Ma i disfattisti siamo noi.
Abbiamo la Caserma Piave, scusatemi, ex-caserma. Dal 2000 è stato un disastro dietro l’altro e ogni volta che si è arrivati a un passo dal concretizzare un progetto…amen! L’attuale sindaca ha annunciato più di un anno fa di aver un progetto pronto. Poi il silenzio più assoluto fino a pochi mesi dalle elezioni. E’ uscita la soluzione “spezzatino”, sempre esclusa da tutti, ma senza dare altre indicazioni sui contenuti. L’altro progetto presentato due anni fa e in questi giorni, non è mai stato preso in considerazione seriamente, anzi è stato boicottato.
Ma se lo scriviamo siamo disfattisti.
Il quadro economico secondo gli indicatori ufficiali di Istat e Bankitalia anche per il turismo, qui i dati sono di AUR, è da grande freddo. Le imprese soffrono, non c’è ricambio generazionale, i settori sviluppati non fanno rete, come spiegano sempre Istat e Bankitalia e i testi universitari più diffusi.
Ma i disfattisti siamo noi.
Demograficamente Orvieto cala per abitanti ma soprattutto vanno via giovani e popolazione in età produttiva. Il segnale reale che l’economia soffre, e tanto. I giovani hanno bisogno di spazi per la musica, il teatro, le serate di svago ma il futuro, quello di lavoro e di vita? Non pervenuta!
Ma i disfattisti siamo noi che leggiamo e pubblichiamo i numeri ufficiali.
L’elenco potrebbe continuare ma ci fermiamo qui. Ottime le strade rifatte, sarebbe ordinaria amministrazione e noi non abbiamo fatto mai sconti a nessuno, così come la manutenzione generale del territorio e degli impianti sportivi. Manca un tassello, che Orvieto avremo tra cinque anni? I numeri restituiscono una città molto più anziana, con meno abitanti, con un’economia ingessata e ora senza rappresentanti nella banca locale, nel silenzio più assordante, dei candidati sindaco.