Il WWF diffida Comune e Regione e chiede di vietare nuove colture intensive non autoctone sull’Alfina

Il WWF Umbria ha presentato formale atto di diffida e tutela dell’Altopiano dell’Alfina.  Secondo quanto scritto nell’atto “in un’area che si estende, per circa 200 ettari, dalle cosiddette Quattro Strade sino a Canonica, in direzione del Castello di San Quirico, della Rocca Ripesena, della Fonte del Tione, di Casa Perazza e di Castel Giorgio, sono stati effettuati interventi di scavo per circa 4 metri e sbancamenti del terreno, costruzione di recinzioni, al fine di impiantare ivi e proteggere la monocultura intensiva, come ci segnalano alcuni residenti del posto e come già noto dalla stampa locale e nazionale”.  Un simile atto era già stato presentato in precedenza anche da Italia Nostra-Orvieto da Lucio Riccetti sempre nel tentativo di bloccare gli impianti di colture intensive di castagno e nocciolo.  Anche il WWF ricorda che altre tre diffide sono cadute nel vuoto, nel 2015, 2016 e 2017.

Secondo quanto sostengono da tempo alcuni abitanti della zona e l’associazione “Quattro Strade” i terreni sono stati sottoposti e pesanti variazioni con scavi importanti, livellamenti e con la costruzione di recinzioni piuttosto estese che potrebbero portare nocumento alla fauna selvatica.  Impiantare colture è un fatto quasi naturale ma, secondo il WWF “il fatto sotto il profilo ambientale-ecosistemico crea evidenti impatti pregiudizievoli per biodiversità e vocazione turistica dei luoghi”.  In particolare, viene ricordato come l’intera area sia stata destinata dal PRG del Comune di Orvieto a divenire Parco Culturale e che ogni attività che comporti cambiamenti paesaggistici sia vietata.  Nell’atto viene riportato proprio l’articolo 43 del PRG parte strutturale; “Con il Parco Culturale si vuole raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. assegnare visibilità a tutti i beni culturali e ambientali;
  2. diversificare e ampliare le attuali tipologie di frequentazione turistica, potenziando anche le infrastrutture;
  3. valorizzare tutte quelle attività compatibili con l’immagine complessiva della città e del territorio.

La realizzazione del Parco Culturale è finalizzata quindi, alla costruzione di servizi culturali e turistici per valorizzare e rendere fruibile il patrimonio culturale ed ambientale che definisce questo territorio.

A tal fine è auspicabile:

 valorizzare le risorse territoriali, sia naturali che storiche del territorio, del paesaggio agrario e delle produzioni agricole. Il processo di valorizzazione da attivare quindi, congiunge non solo le risorse culturali in senso stretto (siti archeologici, musei), ma anche il paesaggio, l’ambiente sino al patrimonio immateriale.

 incentivare la diversificazione economica del territorio orvietano, in particolare lo sviluppo turistico. Affermare cioè, un modello di turismo fondato su una forte integrazione con le risorse del territorio: storia, natura, cultura locale, paesaggio agrario, enogastronomia. Uno sviluppo turistico in senso ambientale ed ecosostenibile che pone una particolare attenzione alla localizzazione delle strutture dei servizi, avendo cura di non compromettere i valori storici ed ambientali che caratterizzano questo tipo di offerta turistica;

  1. il Parco Culturale è soggetto ad uno studio unitario. Fino all’approvazione dello studio unitario, vigono comunque le seguenti norme. Non sono ammesse trasformazioni del mosaico paesistico dei soprassuoli ad eccezione di quelle relative agli avvicendamenti delle coltivazioni.

Sono ammesse:

 attività di studio, ricerca, restauro, inerenti i beni, ad opera degli istituti autorizzati;

 l’utilizzazione agricola dei terreni destinati a tale uso;

 adeguamenti della rete viaria esistente;

 la manutenzione e l’attrezzamento dei percorsi esistenti

 la realizzazione e l’attrezzamento di nuovi percorsi;

  1. All’interno del parco è vietata ogni forma di attività estrattiva.
  2. Nelle Planimetrie di PRG, all’interno del Parco Culturale, sono perimetrate con apposito retino, le aree denominate “S”, all’interno delle quali ogni trasformazione che comporti scavi o arature dei terreni a profondità superiore ad un metro, deve essere autorizzata dalla competente Soprintendenza archeologica, ed è subordinata all’esecuzione, a carico del promotore della trasformazione, di prospezioni e/o saggi di scavo secondo modalità concordate con la suddetta Soprintendenza”.

Secondo l’atto di diffida del WWF in pratica le colture intensive “di noccioleti e, in parte, di castagneti, entrambi non autoctoni, per distese di centinaia di ettari, sono tali da costituire, oggi, un’attività industriale intensiva”.  Rimangono poi in sospeso tutte le questioni legate ai vincoli di tipo idro-geologico e paesaggistico ai quali sono sottoposti i terreni in questione. Secondo coloro che sono fermamente contrari, tali colture hanno “disturbato” l’intero eco-sistema tanto da aver causato anche variazioni dei processi migratori faunistici. Per tutti questi motivi gli interessati chiedono che all’interno del PRG s’introducano norme che vanno a “vietare le colture intensive, in alcune aree del territorio comunale…ciò costituirebbe una coerente attuazione delle direttive dei piani territoriali sovraordinati che, avendo valenza paesistica, determinano effetti conformativi sul diritto di proprietà, con la conseguenza che i vincoli ed i limiti imposti, che ammettono solo usi agricoli compatibili, vengono a costituire uno strumento che appare necessario, idoneo e non eccedente agli scopi prefissati. (omissis) Non sarebbe infatti ravvisabile alcuna violazione delle competenze statali in materia di ambiente, né del principio di proporzionalità in relazione alla libertà di iniziativa economica del privato”.

Il WWF diffida dunque Comune e Regione affinchè vengano accertati i fatti e “inibita la messa a regime di nuove colture di noccioleti e/o castagneti, oltre a quelle già in essere, stante le evidenti difformità e incompatibilità ravvisare con la vocazione agricolo-rurale, turistica e con la destinazione a Parco Culturale dell’area.  S’invita la Regione Umbria a valutare e dichiarare l’area in questione di notevole interesse pubblico; il Comune di Orvieto a introdurre norme nel PRG che vietino ulteriori colture intensive non autoctone nell’Altopiano dell’Alfina”.

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