Ciao, Eugenio “l’indiano”, spirito libero e gentile

Ciao Eugenio, semplicemente così.  Eri la presenza quotidiana in Piazza della Repubblica, un altrettanto semplice ciao, “come va” e un sorriso.  Il tempo che per tanti è una variabile dell’umore, apparentemente non lo era per te.  Eugenio, o meglio “l’indiano”, per la sua capigliatura fluente, le rughe che segnavano il viso proprio come i protagonisti di tanti western dove, di solito, i nativi americani, per essere politicamente corretti, perdevano, erano i cattivi, lo sguardo sempre torvo.  Tu eri l’esatto contrario dello stereotipo dell’indiano dei film.  Lo sguardo un po’acquoso, l’eterna sigaretta in bocca, il sorriso che ti illuminava il volto appena qualcuno ti salutava.  Eugenio era una persona gentile, discreta…in tanti ancora oggi si chiedono ma da dove veniva?  Cosa faceva?

Da dove veniva? Orvieto.  Nel suo passato remoto c’era un lavoro regolarissimo, l’autotrasportatore.  Poi la malattia e il ritorno a lavoro.  Ma il camion non era proprio in regola.  Il fermo, i soldi che iniziavano a mancare per la quotidianità, la solitudine…poi la strada.  La soluzione a tutti i problemi.  Lo diceva spesso, “io morirò in giro, in qualche posto”.  Invece non è stato così.  Prima una residenza e una macchina per potersi iscrivere, avere un medico di famiglia, ricevere le raccomandate.  La normalità è durata poco perché Eugenio era uno spirito libero.

Era anche un appuntamento fisso a Ciconia, prima, e ora nel centro storico, da quando don Luca lo ha ospitato nella sua casa.  Aveva una stanza tutta sua, un minimo di regolarità, i rimproveri del parroco quando rincasava tardi, quando si attardava su un bicchiere di vino.  La strada è fredda e l’alcool scalda, o almeno rilascia una sensazione di tepore che agli ultimi basta…una sensazione di tepore, di sazietà, di benessere.  La strada è anche odore acuto, acre…un odore che era anche nella sua stanza.  E’ l’odore caratteristico di chi vive in strada, che sottolinea la sofferenza, la solitudine, la cattiveria della gente, l’insicurezza e la precarietà.

Eugenio, allora, riposa finalmente in pace e a noi rimarrà il tuo sorriso, la tua gentilezza e la discrezione.

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