Gli ex-consiglieri di amministrazione Mariani e Gialletti, “SII non è un baraccone e i bilanci sono sani”

In questi ultimi giorni, a seguito della riunione del consiglio comunale del 13 novembre, sono apparsi sulle riviste locali numerosi articoli inerenti la controversa questione della modifica dello statuto della SII.  Pur non volendo entrare nel merito delle scelte politiche a cui lasciamo ai vari partiti spazio per gli interventi, in quanto più volte chiamati in causa, ci preme fornire dei chiarimenti su alcune inesattezze che sono state riportate.

La SII è una società consortile per azioni che ha in gestione il servizio idrico nella provincia di Terni fino al 2032, grazie alla convenzione sottoscritta dall’Autorità d’Ambito il 31 dicembre 2001. Al capitale sociale partecipano tutti i Comuni della provincia (51%), Umbriadue Servizi (25%), ASM (18%) partecipata al 100% dal Comune di Terni e AMAN (6%) partecipata al 100% dal Comune di Amelia.  Ne consegue che, pur avendo forma giuridica privata, la SII è una società a prevalente proprietà pubblica (75%), almeno lo era fino alla richiamata delibera comunale del 13 novembre.

La costituzione della SII è avvenuta in forza della legge n. 36 del 5 gennaio 1994 (legge Galli) che ha introdotto una nuova organizzazione dei servizi idrici separando i compiti di programmazione e controllo da quelli della gestione, prevedendo che tutti i costi di gestione, ordinaria e straordinaria, debbono trovare copertura con la tariffa del servizio. Nella nostra realtà quando si parla di SII si deve ricordare che l’attività di programmazione e controllo, di cui fanno parte il piano degli investimenti e la fissazione della tariffa, è svolta dall’AURI e approvata dall’Assemblea dei Sindaci mentre l’attività di gestione è affidata alla SII, che è comunque di proprietà dei Comuni (51%) pertanto la SII non può essere considerata come un’entità avulsa dai Comuni stessi.

Per cui i vari CDA della SII si sono sempre dovuti muovere con due vincoli: da un lato gli investimenti richiesti dai Comuni e dall’altro le risorse disponibili, votate dai Sindaci con i piani tariffari.

Chi afferma che il Comune possa tornare ad una gestione diretta e meno costosa del servizio idrico non sa di cosa si sta parlando. Proprio grazie al sistema di sussidiarietà della tariffa, vale a dire che gli investimenti effettuati anche in Comuni piccoli sono ripartiti sulla bolletta dell’utenza di tutta la provincia, il nostro Comune, che ha un rapporto territorio/utenze svantaggiato, ha potuto beneficiare di notevoli investimenti non sostenibili con le sole risorse comunali.  Pur essendo stato incontrovertibilmente accertato tramite lodi arbitrali che lo squilibrio economico-finanziario è riconducibile ad errori di pianificazione del Piano d’Ambito, si fa presente che i bilanci della SII sono stati sempre chiusi in attivo grazie all’azione di tutti i passati CDA, anche quelli che non ci hanno visto coinvolti, i quali sono intervenuti con manovre finanziarie, di recupero crediti, di rivisitazione dei costi, di ripianificazione degli investimenti.  Il bilancio 2019, l’ultimo approvato dal CDA uscente, si è chiuso con un’utile d’esercizio di circa 3 mln di euro e un patrimonio di oltre 30 mln di euro; non sembrerebbe pertanto un “baraccone”, come alcuni articoli vorrebbe far apparire.

Nell’anno in corso, il CDA uscente si è trovato ad affrontare due questioni che hanno poi indotto l’adozione della delibera del 7 aprile 2020: la prima, la delibera n. 2 del febbraio 2020 dell’AURI e la seconda il DPCM di marzo 2020 riguardante l’emergenza COVID-19.

Con la delibera n.2 l’AURI disponeva che la SII, nella prima decade di maggio 2020, restituisse 3,5 ml di euro di conguagli a favore delle utenze zootecniche e alberghiere che in precedenza, sempre su delibera della stessa AURI approvata dall’Assemblea dei Sindaci, erano state penalizzate da aumenti tariffari.  Con il DPCM di marzo 2020 è stato vietato alle società di servizi di ricorrere al recupero dei crediti vantati nei confronti dell’utenza, evitando altresì che venissero iscritti in bilancio; nello specifico, per la SII tali crediti ammontano mediamente a circa 1,8 ml di euro.

Il sovrapporsi delle due disposizioni, congiuntamente con la riduzione degli introiti dovuti ai minori consumi da parte delle utenze industriali e commerciali durante il periodo del lockdown, hanno spinto il precedente CDA ad attivare, in via precauzionale, l’art. 8 dello statuto allo scopo di evitare il rischio di un bilancio 2020 in perdita e quindi compromettere la continuità aziendale.

Al riguardo, occorre sottolineare che la famigerata delibera del 7 aprile 2020 non chiedeva ai Comuni di contribuire mediante il versamento di somme, bensì riportava, per completezza di informazione, l’esborso massimo a cui i Comuni, in virtù della loro quota di partecipazione al capitale sociale di SII, avrebbero eventualmente dovuto far fronte, nell’ipotesi in cui il bilancio definitivo 2020 per le due motivazioni sopra esposte si chiuda in perdita.

Che tale scelta non sia stata scellerata lo dimostra il fatto che il nuovo CDA, acclamato per la competenza e al quale facciamo i migliori auguri di buon lavoro, ancora non ha, ad oggi, modificato o cancellato tale delibera, ritenendola un atto a tutela della continuità aziendale.

Infine, con riferimento ai canoni dovuti ai Comuni per la concessione alla SII della rete idrica, si precisa che tali crediti vanno recuperati per il tramite della tariffa che, i Comuni stessi si sono dimostrati contrari ad aumentare; per tale ragione, la riscossione di questi crediti e la definizione di un piano di rientro sono stati sempre rinviati dall’Assemblea dei Sindaci al successivo piano tariffario.

Pur consapevoli che sulla vicenda SII esistono varie interpretazioni politiche, noi abbiamo ritenuto opportuno fornire il nostro contributo a beneficio della chiarezza.

Ex consiglieri CDA SII

Leonardo Mariani    Evasio Gialletti 

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