1, 2, 3…Orvieto tra il rudere di Montiolo, le 50 storie della città, la nuova Sinistra à voile

Tre storie. Tre personaggi della vita cittadina diversi tra loro per età, sesso, professioni, scelte di vita, sensibilità politiche; tutti e tre amano questa città, ne conoscono le potenzialità inespresse e sono impegnati a liberarla dalla mano fredda del “morto che afferra ancora il vivo”.

  1. La vanità del Non apparire

E’ ben descritta da Nanni Moretti in Ecce Bombo: “mi si nota di più se vengo e mi metto in dispare o se non vengo?” Il dilemma, comprensibile per la presenza a una festa, non vale per chi sceglie l’impegno nell’amministrazione della cosa pubblica. Ne soffrono i valori di partecipazione, è una diserzione dal proprio ruolo di rappresentanza che non ammette giustificazione alcuna. La sinistra orvietana, nella sua lunga storia, non è stata mai invisibile e muta. Eppure, anche questo è successo. Il 12 ottobre, nella riunione dei capigruppo al Comune, convocata per audire il Presidente della Fondazione per il Museo Claudio Faina sulla vendita del rudere, già castello, di Montiolo, il centrosinistra ha deciso di Non apparire. E tralascio lo sgarbo al bon ton istituzionale: c’era un ospite!

Almeno Franco R. Barbabella ha affidato a una memoria scritta le sue ragioni; peccato si sia dimenticato che negli ultimi trent’anni più volte si è tentata la vendita senza esito. E siccome, il centrodestra appare al governo della città per la prima volta nel 2009 con Toni Concina, e la matematica non è un’opinione, e due più due fa quattro, ci si è anche esposti al facile ludibrio per cui se governa il centrosinistra si può vendere, se governa il centrodestra no. La confusione è manicomiale. Quanta amarezza in chi, come me, ha il cuore che batte saldamente a sinistra!

Peraltro, merita riflessione e dà conforto il fatto che sia stato un ragazzo di soli 24 anni, di Fratelli d’Italia, con il garbo e l’intelligenza politica che lo contraddistinguono, a sottolineare come “ l’assenza dei gruppi di minoranza è una sconfitta dell’intero Consiglio comunale”. Vuol dire che c’è ancora speranza, chapeau a Umberto Garbini.

 

  1. Cultura, un metodo di ritorno

Che ci sia ancora speranza, lo conferma anche il progetto “Orvieto. Museo Civico. 50 opere della storia della città”. Un’iniziativa di spessore culturale, una sfida, una selezione tra le testimonianze storiche più significative della città. Entro la primavera del 2021, diverrà un libro realizzato con il contributo di 28 studiosi i quali, a diverso titolo, nel tempo si sono occupati della storia cittadina. Hanno accettato di collaborare all’impresa anche un buon numero di studiosi orvietani, di vecchio e nuovo conio, da Alberto Satolli a Francesco Pacelli. Come tiene a sottolineare Daniele Di Loreto, presidente della Fondazione per il Museo Claudio Faina: “è un grande lavoro di squadra e un’operazione di sistema tra le istituzioni cittadine con l’obiettivo di realizzare una promozione integrata del territorio”. L’uomo è colto e vanta rapporti con importanti Istituti culturali nazionali. Per sua natura e per formazione professionale – si occupa delle relazioni pubbliche di Generali – , ha ben chiari i concetti di governance, è abituato allo studio minuzioso dei dossier; ha uno stile sobrio, elegante nella conduzione di ogni questione, ben conosce il valore della competenza, sa stimolare i suoi collaboratori e ne ottiene il meglio.

Il Presidente è una risorsa importante per Orvieto. Lo ha dimostrato proprio lavorando alla nuova sfida editoriale “50 opere della storia della città”. Dopo tanti anni, in questa martoriata città, si ritorna a fare squadra, a mettere insieme le sinergie; un metodo di condivisione da troppo tempo rimasto impolverato nel dimenticatoio. Ha saputo coinvolgere il Comune, la Diocesi, dell’Opera del Duomo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, il GAL Trasimeno-Orvietano, il Centro Studi “Città di Orvieto”, e tanti studiosi orvietani, finalmente insieme. E’ il ritorno di un metodo che, ne sono certo, saprà presto contaminare nuove iniziative.  Bravo Daniele, 50 volte bravo!

        3. La sinistra a vela

Tra pochi giorni, il disastrato PD di Orvieto finalmente andrà a congresso. I rumor danno Maria Flavia Timperi quale nuovo segretario; e già alcuni detrattori dentro e fuori il partito, in verità con pennelli ormai spelacchiati, buoni solo per qualche sgorbio, sono all’opera per dipingerla come una “pariolina viziata”.

Ma il personaggio non è così. E’ vero, nasce bene e cresce meglio in una famiglia agiata: ciò non conferisce merito per chi intende occuparsi di politica, ma di certo non è nemmeno un demerito; peraltro la Sinistra italiana vanta precedenti ben più illustri: da Enrico Berlinguer, di famiglia benestante, al buon Paolo Gentiloni, ricco e Conte! Giovanissima già respira aria di politica dallo zio Sergio Ercini, da adulta è consigliere comunale per il PD con l’ultimo Germani.

Maria Flavia ama gli animali, è un’ambientalista convinta; ha modi eleganti, garbati e gentili, sa essere divertente e ironica; la sua passione per i viaggi la libera da visioni provinciali. Parla un inglese fluente, per lavoro cura il marketing di una importante società di nautica. Vivaddio, è fuori dallo stereotipo del segretario di partito, ma non ha la “puzza sotto il naso”; è disponibile all’ascolto e al confronto, si trova a suo agio in una cena popolare con porchetta e vino, come in una cena con caviale e champagne. Sbaglia chi la ritenesse ingenua e manovrabile; la ragazza è animata da passione politica, ha un’intelligenza raffinata, è tenace e determinata, sa scegliere e decidere.

A me piace perché in lei rintraccio delle venature dalemiane; del resto, con Massimo D’Alema condivide la passione per la vela. Certo la sua navigazione non sarà facile, vecchi marinai, alcuni Schettino style, già si affollano: li ascolti, ma non li imbarchi. Scelga un equipaggio nuovo, non importa se ancora poco esperto, l’importante che siano sostenuti da una schietta passione per la vela, cioè per la politica. All’inizio dovrà navigare controvento, di bolina stretta, con la barca sbandata (inclinata su un lato); la bolina è un’andatura entusiasmante, ma non ammette distrazioni, ogni membro dell’equipaggio dovrà svolgere al meglio il proprio ruolo. Sarà una navigazione impegnativa, ma ai primi buoni risultati, il vento comincerà a girare, fino a spirare da poppa. A quel punto le vele del PD si apriranno come le ali di una farfalla e la barca arriverà finalmente in porto. Buon vento, Maria Flavia!

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