Occorre riformare il nostro sistema sanitario e occorrono i soldi del MES

Con la collega Cristina Croce abbiamo presentato una mozione sull’uso dei fondi europei del MES per la riorganizzazione del nostro sistema sanitario nel quadro di quello umbro. Ne do qui una sintesi molto stringata, per poi riprodurre il testo nella sua interezza per chi volesse rendersi conto della complessità del ragionamento e della proposta.
La mozione si compone di tre parti: Perché il Mes per l’Italia; perché il Mes per l’Umbria; perché il Mes per Orvieto.
1. L’Italia ha bisogno dei fondi PCS del MES per rinnovare la sanità
L’Unione europea ha istituito, nel quadro del Mes (Meccanismo salva stati) e come sostegno per gli stati colpiti dalla pandemia Covid19, un nuovo meccanismo chiamato PCS (Pandemic Crisis Support) che consente all’Italia di avere un prestito quasi a tasso zero (con risparmio da 4,7 a 5,8 miliardi) di circa 37 miliardi, dei quali circa 551 milioni potrebbero spettare all’Umbria.
Come ha dimostrato lo studio di due prestigiosi istituti, M&M di Fabrizio Pagani e Fondazione Cerm di Fabio Pammolli, il MES consente di attuare un piano coerente articolato in 5 punti per modernizzare l’intero sistema sanitario in termini di strutture edilizie, dotazioni tecnologiche, infrastrutture digitali, con l’obiettivo di contribuire a raggiungere un virtuoso equilibrio tra prevenzione, assistenza territoriale e sanità ospedaliera.
2. L’Umbria ha bisogno urgente dei fondi PCS del MES
a) Per riorientare il sistema sanitario regionale
La nostra regione ha bisogno di ripensare a fondo il suo sistema sanitario per rispondere alle esigenze di prevenzione e di cura in tutti i territori, non perché in ogni parte ci deve essere tutto, ma perché solo la dislocazione razionale delle funzioni potrà garantire ad ogni cittadino il migliore esercizio di tutela della salute come oggi purtroppo ancora non accade.
Per questo il nuovo Piano Sanitario Regionale (a cui i fondi Mes potrebbero dare le gambe) dovrà tener conto di due principi fondamentali: 1. Non si potrà tornare ad un governo centralizzato della sanità, sia nazionale che regionale; 2. Non si potrà ignorare che dove il sistema ha risposto meglio, ciò è accaduto perché la medicina territoriale non era stata smobilitata.
b) Per ridisegnare la medicina territoriale ivi compresa la rete ospedaliera
La realtà ci dice che in Umbria, come del resto in Italia, la medicina territoriale è una scelta strategica irrinunciabile. Aumenta la povertà relativa, si diffonde il disagio sociale, la popolazione invecchia e diminuisce, si accrescono le differenze territoriali. Perciò è indispensabile: mettere al centro la persona; salvaguardare i legami di comunità; avere strutture sanitarie efficienti e vicine al cittadino per la prevenzione e l’assistenza di base.
Occorrerà considerare tante cose: diffusione del modello AFT (Aggregazione funzionale territoriale), le case della salute, il ruolo dei Comuni, la preparazione dei medici di medicina generale, l’assistenza psicologica di base, la formazione del personale sanitario, il ruolo educativo della scuola per gli stili di vita, il ruolo dei distretti sanitari. Occorrerà un piano per la costituzione in tutti i Distretti sanitari delle R.S.A. (Residenze Sanitarie Assistite) e un Piano territoriale per la diffusione delle R.P. (Residenze protette), in coerenza con le esigenze dei singoli territori.
La riorganizzazione della rete ospedaliera sta dentro questa logica di un armonico ridisegno dell’intero sistema sanitario regionale inteso come garanzia di sicurezza e vero primario investimento produttivo.
3. Il territorio orvietano ha bisogno dei fondi PCS del MES per ridefinire il suo ruolo nel sistema regionale
Orvieto e il territorio orvietano hanno urgente bisogno di riorganizzare il sistema di prevenzione e cura perché negli anni non è solo venuto meno il ruolo dell’ospedale nel sistema umbro e non è solo stata indebolita la funzione di prevenzione e filtro della rete territoriale dei servizi sanitari, ma si è complessivamente indebolito il tessuto produttivo e sociale del territorio e il suo ruolo nella regione è diventato marginale per tutti gli aspetti fondamentali. Le cause sono molte, ma ce n’è una particolarmente importante: il centralismo del sistema e la verticalizzazione delle decisioni. Questo modello non funziona e va cambiato.
Per questo la riorganizzazione dei servizi sanitari, sia territoriali che ospedalieri, assume la funzione da una parte di rimessa in pista dell’intera area, e dall’altra anche di rilancio dell’Umbria come Umbria dei territori, in cui le zone-cerniera come la nostra diventano determinanti per politiche complessive non solo di rilancio dopo la pandemia ma di nuovo sviluppo, utilizzando risorse mai davvero messe a sistema.
Le conseguenze sono: a) come s’è detto, ruolo territoriale interregionale mediante una funzionale riorganizzazione dei servizi; b) forte armonizzazione dei servizi territoriali e dei servizi ospedalieri pubblici; c) chiara definizione dei compiti della sanità convenzionata e privata; d) individuazione di sistemi efficaci di controllo sulla qualità dell’organizzazione e dell’erogazione dei servizi.
In una strategia territoriale di questo tipo il ruolo dell’ospedale è estremamente rilevante. L’organizzazione della rete ospedaliera regionale deve perciò puntare molto sulla differenziazione delle funzioni in modo tale che in ogni territorio ci siano le garanzie di assistenza secondo standard non più annunciati ma effettivamente praticati, e insieme una funzione specializzata a seconda delle caratteristiche del territorio, così che il sistema possa funzionare armonicamente e con efficienza in tutte le sue parti.
Ad esempio per Orvieto, se si dice emergenza-urgenza, ci devono essere tutte le caratteristiche di questa funzione: Orvieto può svolgere un ruolo interregionale come parte di una strategia di ruolo dell’Umbria nell’Italia centrale, nel nostro caso come ponte verso la Bassa Toscana e l’Alto Lazio. In questa strategia i soldi del Mes, per la portata dell’operazione, sono indispensabili.
Da tutto ciò, proprio in vista della necessaria riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, proponiamo di partire da un’idea-base, che riteniamo utile per un dibattito serio, costruttivo, di largo respiro, senza pregiudiziali. Ecco dunque l’dea-schema di ragionamento: unica USL regionale; due Aziende ospedaliere, Perugia e Terni; l’azienda ospedaliera di Terni articolata su tre poli: Terni (alta specialità coordinata con l’alta specialità di Perugia), Narni-Amelia (specialità riabilitazione), Orvieto (specialità emergenza-urgenza come DEU di 2° livello).

N.B.
Analoga mozione è stata già presentata in Consiglio regionale dal Consigliere civico Andrea Fora e verrà presentata in tutti i Consigli comunali dell’Umbria in cui sono presenti consiglieri civici o di altri gruppi che la condividono. L’auspicio è che si raggiunga il più largo consenso sia nelle istituzioni che nelle articolazioni della società.
La mozione impegna Sindaco e Giunta in due direzioni:
1) a chiedere alla Giunta regionale di sollecitare il Governo nazionale perché attivi la richiesta Pandemic Crisis Support (PCS) previsto dal MES per rinnovare la sanità;
2) a chiedere alla Giunta regionale di predisporre il nuovo Piano Sanitario Regionale tenendo conto di quanto indicato nelle premesse del presente atto.

 

Franco Raimondo Barbabella

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