Basta, cari politici, il copia e incolla degli annunci non ci piace. Da oggi si cambia!

Da alcuni mesi, ormai, molti esponenti politici pensano di avere a disposizione dei bollettini, delle newsletter a loro uso e consumo: i quotidiani online e cartacei del territorio.  Basta un ritardo, una distrazione, o una scelta editoriale per scatenare le truppe cammellate dei commentatori facebook che rimbalzano, o per utilizzare il termine più moderno condividono, le accuse contro i giornalisti “cattivi e faziosi”.

Per i quotidiani cartacei, in verità, tirarsi fuori d’impaccio è più semplice rovesciando ogni responsabilità sul direttore o caporedattore, loro giornalisti cattivi e faziosi.  I quotidiani locali, invece, devono senza se e senza ma pubblicare subito ogni dichiarazione, ogni comunicato, ogni esternazione del politico.  Non possono esserci tempi d’attesa, ritocchi, sintesi, commenti, insomma non dobbiamo lavorare ma solo essere quelli del “copia-e-incolla”, tranne poi criticare proprio il “copia-e-incolla” perché assomigliamo a dei bollettini.  Delle due l’una, o possiamo utilizzare il discernimento, la scelta, il commento, oppure dobbiamo essere dei bollettini, ma se dobbiamo essere delle veline allora pagateci per il nostro lavoro.

Noi lavoriamo, tanto, senza percepire uno stipendio o una pensione sicura, ma ricercando i nostri guadagni con la pubblicità e, vi assicuriamo, sarebbe molto più facile se proprio non scrivessimo di politica. Lavoriamo senza orari precisi e determinati, senza la protezione di un editore forte che ci protegge da “incidenti di percorso” tipo le querele temerarie.  Dobbiamo lavorare e, intanto, condurre una vita privata, essere genitori, coniugi, compagni, frequentare gli amici, con cui spesso si finisce per discutere di lavoro, guardare la propria squadra del cuore, arricchire lo spirito, per chi crede, oziare qualche volta.  Insomma, siamo persone normali con i nostri pregi e i nostri difetti, pronti ad ascoltare tutti, approfondire, chiedere, aiutare e magari non pubblicare per delicatezza, cortesia, privacy.  Eppure, se potessimo scrivere tutto avremmo sicuramente tanti lettori e forse un po’ di pubblicità in più e molta meno politica.

Poi ripensi al tuo lavoro quotidiano e ti chiedi, perché i grandi giornali e TG hanno una linea editoriale e noi non possiamo essere liberi di averla?  Perché quando provi ad esprimere un pensiero vieni tacciato immediatamente di faziosità, o ancora peggio insultato sentendoti definire “prezzolato”?

Nei tanti corsi di aggiornamento ci spiegano che per essere indipendenti si deve fare a meno della pubblicità e chiedere un abbonamento.  Così hanno iniziato a fare da tempo i grandi quotidiani.  Allora facciamo una proposta, pagateci un abbonamento mensile che dovrà essere rapportato al territorio di riferimento, e noi saremmo imparziali separando sempre i fatti dalle opinioni.  Se i principali quotidiani online chiedono in media 2 euro al mese noi quanto dovremmo chiedere?  A proposito, dimenticavo, Repubblica, Corsera, Il Fatto, Il Sole24Ore e altri chiedono un abbonamento ridotto e continuano a raccogliere tanta pubblicità. Sono veramente indipendenti?  Ma loro dunque, sono cattivi e faziosi?

Il giornalista non deve essere allineato, esperto, ma deve essere curioso, leggere l’attualità, la cronaca, i fatti e raccontarli al proprio pubblico di cui deve conoscere tutto.  Il giornalista, poi, ha anche il ruolo, spesso gravoso, di far riflettere, andare contro il pensiero unico, essere, insomma, come i salmoni che risalgono la corrente superando ogni tipo di ostacolo e pericolo.    I giornali, piccoli o grandi che siano, hanno una loro linea dettata dall’editore, ma soprattutto dai lettori che s’informano per crearsi una loro opinione che non necessariamente deve coincidere con quella del giornale.  Il prodotto editoriale deve accendere la fiammella della riflessione, questa è la mission, oltre al racconto dei fatti.

Torniamo a Orvietolife.

  1. Il “copia-e-incolla” a noi non piace. Vorremmo scrivere per informare e per far riflettere, magari per fare arrabbiare i nostri lettori.  Da oggi abbiamo deciso che i comunicati relativi a discussioni consiliari non verranno più pubblicati.  Attenderemo il consiglio e come ogni cittadino saremo lì ad ascoltare, se possibile, racconteremo quello che vedremo.  I trailer e gli spot sono pubblicità e si paga.  Quando arriverà il comunicato della convocazione allora ne daremo notizia, ma solo allora e tutti insieme per non fare torto a nessuno e soprattutto in rigoroso ordine di apparizione sull’ordine del giorno.  Naturalmente pubblicheremo solo quelli che ci arriveranno tramite i canali ufficiali (mail);
  2. Daremo sempre il massimo spazio al dibattito politico cittadino e non solo ma nei tempi e nei modi che riterremo più consoni;
  3. Vogliamo aprire il dibattito e il confronto, anche aspro, tra maggioranza e opposizione e lo faremo con la nostra web-tv che nel 2020 tornerà ad essere fondamentale e vitale;
  4. Saremo accanto ai cittadini, ai deboli, agli ultimi a chi combatte con la burocrazia;
  5. Daremo spazio alle storie, alle notizie cercate, magari sacrificando la prontezza nel pubblicare comunicati e annunci e qualche news;
  6. La promozione di eventi è pubblicità, fatte salve le manifestazioni ad alto valore culturale, quelle tradizionali della città e quelle organizzate a scopo benefico;
  7. Da febbraio per leggere alcune news vi chiederemo un piccolo abbonamento, una cifra quasi simbolica, che però vi darà accesso alle nostre esclusive e ad una newsletter che prenderà il posto del magazine OrvietoLife.

A partire dal 19 gennaio sarà così, ci proveremo e saranno i lettori, solo loro, che potranno decidere e scegliere se dobbiamo tornare al passato oppure insistere con questo nuovo modello, il nostro manifesto

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