Orvieto Tango e le polemiche orvietane. Numeri, date e una provocazione, Orvieto quanto vale?

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Orvieto delle polemiche non si smentisce.  L’ultima della serie riguarda Orvieto Tango Winter, organizzato dall’Associazione Officine Creative Orvietane rappresentata da Paolo Selmi che ha ideato il format di sicuro successo.

Proviamo a fare un riassunto.  Il 4 dicembre esplode tutto con OTW che comunica l’impossibilità di organizzare la manifestazione prevista per il week-end dell’8 dicembre al Teatro Mancinelli.  L’incrocio precedente di PEC ha avuto un destinatario errato perché a gestire il Mancinelli, fino al 4 dicembre giorno in cui sono state riconsegnate le chiavi al Comune, è TeMa e non l’amministrazione.  Intanto c’è stato uno scambio di mail anche con i gestori del Palazzo dei Congressi, ma viene da chiedersi, perché visto che era deciso che la manifestazione si sarebbe dovuta svolgere al Teatro? Probabilmente perché della crisi in atto si sapeva già ad inizio novembre.  Poi non si è trovato l’accordo economico, così ci hanno spiegato le parti in causa.  Ma a questo punto non ribattono i conti.

Non più tardi del 2018 in dichiarazioni pubblicate da vari media proprio Paolo Selmi snocciolava numeri e cifre.  Per l’edizione invernale dello scorso anno 1800 presenze alberghiere, 500 tanghèri con alberghi e parcheggi esauriti.  Stessa musica per l’edizione estiva con 800 ballerini e Selmi che spiegava come i 5mila euro di contributo del Comune ampiamente compensata dalla tassa di soggiorno.  Precedentemente Selmi spiegava che il giro d’affari del Tango a Orvieto è stato, al 2018, di circa 80 mila euro.  Insomma, un evento vero e proprio e di grande importanza per la città.

Ancora numeri.  Se si considera il listino pubblicato sul sito in media la revenue per l’associazione è di 30 euro a partecipante.  Se andiamo a moltiplicare tale cifra per i 300 danneggiati arriviamo a circa 9mila euro a cui si devono aggiungere i contributi degli sponsor, gli shop interni, a partire dal bar e i workshop.  A giugno è andata ancora meglio.  Sono quindi realistici gli 80 mila euro di giro d’affari ma allora perché far saltare un evento per 2mila euro?

La domanda è diretta perché se l’associazione si sente danneggiata non può considerarsi lasciata sola.  In questi anni Orvieto ha creduto nel Tango.  E’ stata sottoscritta una convezione dalla precedente amministrazione, con patrocinio e contributo economico ma con un problema: assicurava location che non erano o non sarebbero state di lì a breve nella disponibilità diretta del Comune.  Questa è la matassa da dipanare per giungere ad una soluzione e permettere al Tango di continuare ad esistere.

Orvieto ha creduto nel Tango che, abbandonata Todi ha accolto la macchina organizzativa con gli operatori economici della città, gli albergatori, i ristoratori che hanno investito tempo e denaro nell’iniziativa.  Hanno accettato a scatola chiusa come fanno per Umbria Jazz, ad esempio, senza discutere se non sui prezzi come in tutte le trattative.

Mentre Orvieto Tango cresceva nei numeri anche il Tango ha sfruttato il brand Orvieto basti pensare alla scuola aperta nella blasonata Firenze che si presenta con la manifestazione che si tiene sulla Rupe in bella vista, come il biglietto da visita, la ciliegina sulla torta.

Giriamo la domanda, il Tango ha creduto in Orvieto?

Alla prima difficoltà ci si ritira e si spara ad alzo zero con una tempistica che lascia qualche dubbio.  Dalle note che ci sono state inviate a noi mezzi d’informazione solo il 4 dicembre l’organizzatore si rende conto dell’indisponibilità del Teatro per la manifestazione del week-end dell’Immacolata.  In realtà dei problemi associati alla vita del teatro e di TeMa in città se ne discute da settembre e un’associazione con sede a Orvieto avrebbe dovuto essere mediamente informata come del resto tutta la città lo è.  Ma se poi hai un evento di tale portata in programma non contatti i responsabili della location almeno un mese prima?  I gestori del Teatro non hanno preteso una caparra?  A ben vedere uno scambio di mail tra Selmi e Tandem c’è stata ad inizio novembre e poi legittimamente si sono scelte soluzioni diverse, ma perché chiedere un preventivo quando fin da giugno l’evento era programmato a Teatro?  Forse era sorto qualche dubbio sulla reale possibilità di organizzare tutto come previsto?  Certo, le notizie circa TeMa non erano rassicuranti e il 6 novembre c’è stata la “famosa” delibera di giunta con l’esplosione del caso in maniera pubblica.  E allora, la domanda sorge spontanea, perché attendere il 4 dicembre; forse perché il giorno dopo era prevista la conferenza stampa di UJW? Come diceva Giulio Andreotti “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.  Non è pensabile che 300 prenotati vengano informati della cancellazione di un evento a due giorni dal suo inizio non per cataclismi naturali e fatti tragici non prevedibili ma perché c’è una crisi conclamata di TeMa, gestore del Teatro, e non vi è la possibilità di entrare.  Il vero danno è anche e soprattutto per la città, per gli operatori commerciali e per gli operatori turistici che in poche ore si sono visti cancellare prenotazioni che in alcuni casi avevano riempito la struttura e che hanno supportato finanziariamente la manifestazione.  Dal canto suo l’amministrazione comunale ha cercato di individuare location alternative ma nel centro storico di Orvieto posti che permettano in totale sicurezza di ospitare più di 300 persone si contano sulle dita di una mano, forse sulle prime due o tre dita e non sono gestiti direttamente dal Comune.

Probabilmente è ormai giunto il momento di legare ogni patrocinio e contributo del Comune a una continuità delle manifestazioni che si legano alla città assicurando presenze e appuntamenti nel medio-lungo periodo così da permettere in sede di bilancio l’apposizione delle giuste risorse e in sede di calendario di pianificarlo con anticipo investendo in promozione nei tempi giusti e senza ritardi che vanno a nuocere sia alla manifestazione che agli operatori economici orvietani.


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