Asset in gestione diretta del comune? Il dibattito è aperto e anche l’assalto alla diligenza

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TeMa è praticamente al capolinea anche se all’assemblea dei soci ufficialmente non si dovrebbe parlare di liquidazione.  Ma allora cosa si potrà fare?  L’associazione è terza rispetto al Comune; lo stesso Comune è socio della stessa associazione; TeMa ha la sua sede all’interno del Teatro di proprietà del Comune; il debito superiore al milione di euro secondo il consulente tecnico specializzato in crisi d’impresa appare irreversibile salvo interventi straordinari da parte dei soci; la quota per la stagione teatrale come da convezione è stata pagata dal Comune ma la stagione non è partita e la TeMa ha inviato la proposta di stagione al Comune per l’approvazione ad ottobre dopo un primo invio a maggio.  Il sindaco ha ufficialmente richiesto la convocazione dell’assemblea dei soci proprio per discutere e deliberare sul futuro dell’associazione.  Ma c’è un futuro? Il rapporto tra indebitamento e flussi di cassa indica che non ci sia sostenibilità anche perché l’unico attivo per l’associazione deriva proprio dalla convezione che ha una durata limitata nel tempo e che non permetterebbe di presentare un piano di rientro spalmato su un tempo congruo magari a fronte di un mutuo di durata almeno decennale se non superiore.

Ma i sussulti non si fermano qui.  Ci ha pensato Donatella Belcapo, consigliere di Orvieto 19to24, che ha annunciato di voler discutere in consiglio della situazione della partecipate del Comune.  Purtroppo si vuole mischiare in un’unica marmellata tutto, Csco e TeMa che sono due realtà diverse e distinte.  Il Csco, anch’esso con debiti pregressi ma messi a rientro con un piano pluriennale è già una Fondazione di partecipazione del Comune e potrebbe divenire il veicolo indicato proprio da Belcapo per riportare sotto la gestione diretta dell’amministrazione comunale.  Su tutto il resto c’è da intenderci su quali caselle si vogliono riempire con i dipendenti che dovranno essere sicuramente assunti.  Il Comune ha delle vere e proprie emergenze a partire dal settore della vigilanza per arrivare al Csm passando dalla biblioteca, qui si deve assolutamente intervenire compatibilmente con leggi e regole del settore.  Chi rischia grosso è il personale di TeMa che come dipendenti di un ente terzo nel caso in cui si dovesse scegliere la strada dolorosa della liquidazione rischiano di rimanere al palo in attesa che si decidano le sorti del teatro.  Il Comune può assumere solo per concorso a meno che non si  pensi ad una nuova gara chiedendo che i profili professionali già presenti vengano assunti dall’eventuale nuovo gestore.  Certamente il Comune può assumere la gestione diretta ma le regole molto rigide imposte dallo Stato e dall’Europa non permettono più con estrema facilità di creare contenitori ad hoc soprattutto per un Comune di 20 mila abitanti.

Scuola di musica, Csco, Teatro, pozzo di San Patrizio, Palazzo dei Sette, Palazzo dei Congressi, Sant’Agostino sono tutti asset importanti ma che in gestione diretta nel passato non hanno dato i risultati sperati, anzi la divisione ha permesso al Comune di salvarsi da carichi debitori ben diversi.  Oggi nel caso di gestione diretta ci troveremmo con ancora 11 dipendenti al teatro, con i relativi costi, con i debiti di TeMa, quelli del Csco, quelli derivanti dall’utilizzo a costi “politici” del Palacongressi in pancia al bilancio comunale e forse anche l’ex-assessore Gnagnarini oggi non potrebbe rivendicare la famosa uscita in anticipo dal pre-dissesto.  D’altronde in tempi passati è stato creato il debito monstre di TeMa e Csco, quando la cultura veniva “sponsorizzata” e si finanziavano eventi senza prevedere le giuste coperture utilizzando i contenitori come veri e propri bancomat salvando così i bilanci comunali ma rendendo sempre più tortuosa la strada delle partecipate.

Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti.  Non ci si può neanche nascondere dietro il filo d’erba dei costi di amministrazione visto che i consiglieri di amministrazione svolgono il loro lavoro gratuitamente, questo è uno di limiti, né si può negare che nel passato si è gestito tutto senza pensare troppo all’equilibrio finanziario dei soggetti economici né ancora si può cancellare con un colpo di spugna chi gli sbilanci ha avallato in nome di una notorietà di Orvieto all’estero che poi non ha prodotto i frutti sperati in termini di arrivi e fatturato del comparto turistico.  Se si vuol effettivamente fare tabula rasa allora si ragioni sull’effettiva economicità e sostenibilità per il Comune perché se la politica entra a gamba tesa nella gestione allora il rischio concreto è quello di ritrovarci tra qualche anno a leccarci le ferite nuovamente senza aver risolto assolutamente il problema e senza aver dato alla città nuova linfa vitale.

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One Comment

  • Massimo Gnagnarini

    Condivido in pieno questo ragionamento svolto dall’editorialista di Orvieto life. Sarei soltanto un filino piu’ ottimista sul pur sempre possibile risanamento finanziario della TeMa.

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