Lucia Vergaglia, “ripartiamo dal 27 ottobre con un patto civico, ma se dovesse venire meno salta tutto”

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Lucia Vergaglia è candidata al consiglio regionale per lista del Movimento 5 Stelle con Vicenzo Bianconi presidente.  Vegaglia è stata per cinque anni in consiglio comunale maturando esperienza e battendosi per la difesa dell’ambiente contro la discarica e soprattutto contro gli inceneritori.  Oggi è di fronte ad una nuova sfida, appassionante, quella delle elezioni regionali, dopo l’amara parentesi che ha visto il M5S assente dalla competizione per le comunali.  Ora si riparte dal 27 ottobre e dalla Regione con “un patto civico, una grande novità ma sia chiaro che se dovesse venire meno allora salta tutto”

Vista l’esperienza non proprio positiva delle scorse comunali cosa l’ha spinta a ritornare alla carica per le regionali con il M5S?

Principalmente è stata la voglia di un riscatto morale.  Nel movimento ci credevo e ci credo e in questo momento particolare ritengo che ci venga richiesto uno sforzo in più e ho raccolto la sfida.  A differenza delle comunali, in cui si è sperimentato il sistema di open community, per le regionali si è tornati alla piattaforma.  In pratica alle comunali, laddove si aveva la presenza di più candidati poi si sarebbe dovuti arrivare ad una sintesi in particolare dove c’erano situazioni di ambiguità.  Molti territori si sono trovati nella stessa situazione di Orvieto e Di Maio ha spiegato che dove si era in presenza di report contraddittori non c’era stato modo di incontrare tutti i candidati e allora si è scelta la strada indicata a suo tempo da Casaleggio: in caso di dubbio, nessun dubbio.  Certamente non avere la possibilità di ripresentarsi ad Orvieto è stato un momento umanamente difficile, ricordo che a novembre scorso era già tutto pronto.  Poi è arrivato il disorientamento e per me sarebbe stato comunque stuzzicante andare avanti nella sfida con il mio potenziale competitor.  Invece è andata a finire come tutti sappiamo e mi sono assunta l’onere di chiedere personalmente e pubblicamente scusa per la mancata presentazione della lista del Movimento 5 Stelle di cui all’epoca ero responsabile. Aver chiesto scusa mi ha sollevata perché tengo molto alla chiarezza e al rispetto ma soprattutto ho voluto smontare quell’aura di mistero che si stava creando intorno alle vicende del M5S.

Lasciamo da parte il passato e concentriamoci sul presente.  I 5 stelle hanno avuto un ruolo fondamentale nell’anticipare le elezioni in Umbria denunciando un fatto grave che poi ha dato via a tutta l’inchiesta sulla sanità.  Ora il M5S è alleato del PD.  E’ una posizione scomoda?

Indubbiamente il nostro capogruppo in Regione ha svolto un lavoro encomiabile nello scoperchiare questa pentola e ora la palla è passata alla magistratura.  E’ altrettanto chiaro che si è rotto un sistema che in Umbria era diventato consuetudine ma non è una novità assoluta in Italia.  Il dramma della mancata meritocrazia inficia il buon lavorare di tanti lavoratori onesti.  Per quanto riguarda la questione dell’alleanza ritengo che non sia stata gestita bene soprattutto dal PD, basti pensare quel che è successo ad Orvieto con l’allora sindaco Germani che due giorni prima s’incontrava con Bocci e due giorni dopo ne prendeva le distanze appena arrivate le notizie dei provvedimenti giudiziari.

Il sistema elettorale umbro prevede il collegio unico.  Lei parte da un punto forte cioè Orvieto e nel resto dell’Umbria come va?

No, non sono d’accordo nel definire Orvieto un punto forte anche perché mi confronto con un candidato forte e ben voluto.  Sacripanti è l’antitesi di Salvini per educazione e immagine ed è sicuramente l’avversario vero.  Spero che un minimo di reputazione costruita nei cinque anni di consiliatura possa darmi qualche chance.  Il resto della Regione si affronta passo dopo passo sapendo che noi del M5S non godiamo di rimborsi elettorali.  Il mio metodo è quello di ascoltare i cittadini che sono i nostri primi interlocutori ed è proprio questo il cambio di mentalità della politica perché altrimenti si continua solo con le manovre di palazzo.  Certamente la mia campagna elettorale è faticosa ma non dobbiamo dimenticare che abbiamo gli occhi di tutta Italia puntati sull’Umbria per quello che avverrà il 27 ottobre.  Essere del M5S una volta era divertente ma ora la novità da sola non regge più; bisogna mettersi in gioco con i nuovi interlocutori.  Io non parlerei di alleanza ma di un patto civico perché puntiamo sui singoli consiglieri candidati che hanno messo a disposizione le loro professionalità.  Per quanto riguarda le cariche assessorili e gli incarichi tutto verrà lasciato nelle mani del candidato presidente Bianconi. Nel momento in cui questo patto dovesse venir meno allora salterebbe tutto.  E’ chiaramente una sfida enorme che comporta dei rischi ma che potrebbe portare una forte ventata di modernità anche nel PD.  Io personalmente ci credo.

Andiamo più nel concreto.   Quali sono i punti forti della sua campagna elettorale partendo dal territorio orvietano?

La lista è lunga.  E’ chiaro che tutti vogliamo strade migliori, università, tagli delle liste d’attesa per visite ed esami specialistici, un ospedale pienamente funzionante ma in verità se prima non si ricomincia a far girare l’Umbria, e quindi anche Orvieto, se non c’è lavoro è tutto inutile perché senza lavoro ci si ammala e non si progredisce.  E’ prioritario investire sui centri per l’impiego perché i problemi sono sotto gli occhi di tutti ma hanno un ruolo fondamentale per far funzionare pienamente il reddito di cittadinanza che, ci tengo a sottolinearlo, non è un sussidio.  Un altro punto fondamentale è la politica dei rifiuti che è di competenza esclusiva della Regione.  Confermo con forza il mio e il nostro no all’inceneritore in netto contrasto con quanto sostiene Salvini e devo sottolineare che la nostra battaglia, portata avanti ad ogni livello, ha convinto anche i rappresentanti locali della Lega.  Ora però c’è il rischio concreto che qualcuno torni alla carica con l’inceneritore e allora dobbiamo tornare a combattere perché non è assolutamente vero che in Umbria dobbiamo adeguarci alle altre zone d’Italia e non accetto che passi il concetto, fra l’altro anche un po’ razzista, che l’Umbria è ormai la prima Regione del Sud Italia.  Non accetto poi il continuo paragone con l’Europa de nord, lì ci sono condizioni anche geografiche che permettono la presenza di inceneritori ma non nei centri abitati.

Orvieto territorio cerniera tra Umbria e Italia visto che le arterie viarie di collegamento passano da qui.  Molti dicono che abbiamo tutti gli oneri derivanti da queste linee e nessun onore.  E’ così o è propaganda?

Per rispondere partirei con una battuta che poi tanto battuta non è;  il resto dell’Umbria non ci perdonerà mai il fatto di avere l’uscita dell’autostrada.  A parte la battuta è fondamentale che si corregga il tiro sulla rete ferroviaria perché ad oggi siamo tagliati fuori visto che tutti gli investimenti sono sulla tratta Terontola-Perugia e questa realtà deve essere scardinata.  Lo stesso ragionamento vale ancor di più per la rete viaria che ci vede esclusi da ogni ragionamento inclusivo.  A questo si collega anche la possibilità di costruire un secondo casello a Orvieto; senza investimenti sulle infrastrutture non ha molto senso.  L’altro grande problema riguarda i pendolari.  Invertiamo tutto e pensiamo ad investire sul territorio in infrastrutture e reti immateriali per favorire il telelavoro e a offrire Orvieto come città pronta a ospitare uffici distaccati di enti presenti a Roma.  In tal modo otterremo un miglioramento della qualità della vita dei cittadini-lavoratori, un possibile incremento demografico e un ridimensionamento del pendolarismo.  Bisogna poi intenderci se Orvieto la vogliamo far diventare un borgo incantato e allora siamo veramente sulla strada giusta.  Se invece vogliamo essere al centro di un ragionamento produttivo si deve assolutamente cambiare rotta, ricercando progetti seri dove investire ognuno per le sue competenze.  Porto solo un esempio.  Come M5S ho portato nello scorso consiglio la discussione sulla possibilità, sfruttando la Brexit, di presentare la candidatura di Orvieto ad essere sede del Tribunale Unico dei Brevetti.  Questo avrebbe significato sviluppo, investimenti e aumento del Pil locale.  Tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, hanno concordato su tale opportunità.

Una provocazione.  L’Umbria come Regione è bella ma piccola.  Ha ragione di esistere?

Rilancio con un’altra provocazione: il Molise lo conosce qualcuno?  In verità se il tema è la macroregione sono a favore, basti ricordare la questione dell’unione dei comuni che ho provato a far partire ma tutti hanno boicottato fino a farla fallire.  Anche in questo caso manca la prospettiva.  Ci sono progetti europei che consentono a consorzi di comuni da 50 mila abitanti di ottenere fondi importanti in partnership con altri stati membri.  Anche questa chance l’abbiamo fatta sfumare.  In Italie e in Umbria si deve cambiare marcia altrimenti si rischia veramente di divenire una colonia d’Europa.  Si deve uscire dal protezionismo nazionale e dalla mentalità del piccolo paese allargando le proprie vedute per cogliere tutte quelle opportunità che ci sono ma che da soli non si riescono a intercettare.

In attesa della macro-regione è favorevole al riequilibrio delle province?

Non si tratta di campanilismo ma di un discorso di opportunità e sensibilità.  Essere favorevoli alle macro-regioni non significa rinunciare alle identità ma deve essere chiaro che anche il ragionamento salviniano “prima qualcuno” è un’idiozia.  Il futuro è di chi lo fa.  In tal senso la prospettiva è la macro-regione ma nel frattempo un maggiore equilibrio tra le due province è necessario.  In tutto questo discorso Orvieto deve tornare centrale ma deve funzionare l’Umbria, tutta.

In un ipotetico gioco della torre chi salverebbe tra Di Maio e Fico?

Fico lo conosco personalmente e nel discorso d’insediamento del presidente della Camera c’è tutto il M5S.  Di Maio fa il lavoro istituzionale e operativo.

L’Umbria patria di santi importanti è una Regione accogliente?

La persona e soprattutto la mamma ha trovato tutto quello che cercava qui ad Orvieto.  Quando ho pensato di voltare pagina nella mia vita ho scelto immediatamente questa città e abbiamo investito tutto dal punto di vista economico ed emotivo.  Orvieto ha risposto positivamente alle nostre attese e, ad esempio, dal punto di vista scolastico ho trovato un’offerta di altissimo livello anche per le problematiche sociali c’è preparazione da parte degli operatori.   Non ho trovato alcuna diffidenza, o almeno non me ne sono accorta, e i vantaggi del vivere in un centro piccolo li ho sperimentati tutti.  Ovviamente quando parliamo di campagna elettorale cambia tutto, ma senza particolari problemi.  C’è solo il mio pudore nel presentarmi ma non mi spaventa.

Perché votare Vergaglia e Bianconi presidente?

Basta andare a controllare quello che ho fatto personalmente nei cinque anni in consiglio comunale.  Il vero problema non sono le alchimie politiche, il calcolo, ma l’amore e la voglia di agire e lavorare per la propria città e la propria Regione.  Personalmente ritengo che non è tutto oro quel che luccica ma la nostra scelta di trasferirsi qui dovrebbe valere come testimonianza di fiducia nel territorio.  Insomma, bisogna crederci.

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