Franco Raimondo Barbabella, “la telenovela di Piazza del Popolo metafora di una città che si è persa”

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La vicenda delle auto a Piazza del Popolo probabilmente sarà presa dagli storici locali di un futuro non molto lontano come metafora di come la città si vedeva e si governava nei primi decenni del terzo millennio. Badate, terzo millennio, l’epoca dell’internazionalizzazione e degli sconvolgimenti geostrategici, dei big data e delle reti superveloci, della circolazione planetaria di persone e merci, del turismo sensoriale e della ricerca di identità di persone e luoghi.

Ecco, in un’epoca come questa, con le diverse realtà impegnate a darsi strategie concorrenziali capaci di renderle attrattive per qualità di organizzazione e di servizi, qui da noi ci si accapiglia da mesi e mesi, in verità da anni, su una trentina di posti auto in una delle piazze più belle d’Italia affidando a quelle trenta auto il compito di rovinare o di assicurare la vita ad un intero settore economico se non addirittura alla città stessa. Abbiamo proprio perso le proporzioni! Anzi, ci siamo persi.

Parliamoci chiaro, non è che si sia improvvisamente impazziti, perché il problema che è sotteso a questa (apparentemente) strana vicenda esiste ed è serio, ed è quello si dell’accessibilità ma ancor più quello del ruolo e del destino del centro storico, peraltro nel quadro dell’identità e del ruolo dell’intera area orvietana nelle politiche regionali ed oltre.

Ma questo è appunto ciò che si evita di discutere essendo tema impegnativo e rischioso, che richiede coraggio di scelta e comunque mette a nudo il carattere che ha assunto la politica da molto tempo a questa parte: niente visioni strategiche, niente programmi di medio-lungo periodo; meglio azioni puntiformi, tiè e dà qua, e domani chi vivrà vedrà. Parola d’ordine largamente condivisa: tutto e subito, via, liberarsi del problema con soluzioni purchessia, vedi vicenda ex Piave, vicenda ex ospedale, vicenda Palazzo del popolo.

In una città che ha una classe dirigente che si è caratterizzata per ragionare così e che insegue il consenso con soluzioni facili che ovviamente facili non sono, che cosa ci si deve aspettare per la gestione di una piazza come Piazza del Popolo? Mi pare chiaro: che un assessore si qualifichi togliendo le auto e un altro rimettendole. Io non mi sento di biasimare la Giunta Tardani per aver deciso di ripristinare 30 posti auto in Piazza del Popolo in rispetto di una promessa elettorale, come a suo tempo non me la sono sentito di sparare a zero sulla decisione della Giunta Germani di eliminare quegli stessi posti come segnale identitario.

Sono stato critico allora come lo sono oggi per la stessa ragione, ossia per la mancanza di visione, per essere entrambe le decisioni frutto di scelte di corto respiro, di risposte miopi a problemi strutturali di lungo periodo, per non mettere le mani ad un progetto di città che richiede politiche strategiche e come tali anche rischiose. I piani di traffico e di sosta sono questioni a scala urbana, fanno parte della politica di destino delle città. Non sono trenta posti auto che impediscono o assicurano l’accessibilità della città.

Ma basta così. Sto ripetendo cose ovvie e per molti di sicuro noiose. Voglio però esprimere la soddisfazione di aver letto che almeno un commerciante ha detto che sarebbe ora di affrontare la questione di Piazza del Popolo con una visione di città. E che diamine, vedi che spendere una vita per affermare idee innovative alla fine qualche risultato lo dà?

 

Franco Raimondo Barbabella

Nuovi Orizzonti per Orvieto

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