BPBari e SRI Group smentiscono lo stop alla trattativa per la vendita di CariOrvieto

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Intorno alla Banca Popolare di Bari si moltiplicano le voci in vista della fine dell’anno e della svolta che in primis gli azionisti stanno aspettando.  In estate si è compiuto il passaggio di consegne tra il nuovo corso guidato dall’ad Vincenzo De Bustis e Marco Jacobini che ha guidato la banca pugliese per decenni. Uno snodo fondamentale per il rilancio e il risanamento del gruppo bancario pugliese riguarda la vendita del 73% di CRO.

In estate SRI Group, il fondo guidato da Giulio Gallazzi che ha presentato l’offerta per l’acquisto della quota di controllo della CRO, sta trattando con l’istituto pugliese.  La trattativa è sicuramente complessa per la cifra in gioco e per le grandi attese da parte dei risparmiatori e dei clienti della banca orvietana.  Intanto secondo il quotidiano Borderline24.it continua la de-jacobinizzazione di BpBari che avrebbe coinvolto il figlio Gianluca, consigliere di amministrazione proprio di CRO dato in uscita dal gruppo.  Tornando alla trattativa alcuni rumors hanno indicato come fallita l’operazione di acquisto di CRO ma nella giornata del 10 ottobre direttamente Popolare di Bari è intervenuta per smentire la notizia e confermando la trattativa in atto con SRI Group che ha l’esclusiva fino al 31 dicembre 2019. Anche Giulio Gallazzi è intervenuto spiegando a Il Messaggero.it che la trattativa è “in corso e procede come da programma”.

Molto probabilmente dietro le continue voci e indiscrezioni c’è la guerra ormai aperta tra la nuova dirigenza di Bari e la famiglia Jacobini, solo Luigi, l’altro figlio di Marco, è rimasto nel gruppo con il suo incarico di vice-direttore generale.  L’altra battaglia riguarda invece SRI Group e la sua disponibilità finanziaria che alcuni ritengono insufficiente per dare seguito all’offerta su CRO che ha abbondantemente superato quella di circa 30 milioni che aveva annunciato la Fondazione CRO guidata dal presidente Gioacchino Messina.

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