Il vero TeMa per Orvieto è rimanere attori protagonisti del teatro senza se e senza ma

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TeMa assomiglia sempre di più a delle sabbie mobili per la politica orvietana.  Il presidente Stefano Paggetti è dimissionario da qualche tempo, l’ex-assessore Massimo Gnagnarini ha ricordato costi e sbilanci dell’associazione che gestisce il teatro e l’attuale amministrazione ha deciso di affidare un incarico tecnico ad un consulente esterno per venire a capo della matassa contabile.    Con Gnagnarini abbiamo lasciato in sospeso un punto della sua recentissima nota che abbiamo pubblicato specificando di non concordare su una questione non di lana caprina.  Siamo sempre lì.  TeMa è partecipata o controllata?  E’ la stessa domanda che ponemmo all’allora assessore Gnagnarini quando c’era un altro periodo ad alta tensione sull’associazione.  Non è questione di lana caprina perché all’epoca si doveva decidere in che modo rinnovare la gestione del teatro e l’amministrazione precedente decise di mettere a bando tutto.  Misero a bando perché partecipata e non controllata così come prevedeva e prevede la normativa vigente.  Ora nella sua nota Gnagnarini chiosa specificando che TeMa è una controllata, certo che cambia tutto, ma non si può deciderlo a seconda del fatto di essere maggioranza oppure opposizione.  Questa era la nota discordante, tanto per chiarire definitivamente.  Per il resto tutto fila liscio.  Ora però torniamo al punto nodale. Il futuro di TeMa?  Sembra essere appeso al documento che produrrà il professionista che verrà scelto dall’amministrazione.  Egli potrà dire se è tutto corretto, se il bilancio in rosso è ancora sostenibile, se bisogna chiudere, se si deve procedere con un nuovo modello di gestione.

Prima di andare avanti per onestà intellettuale bisogna anche sottolineare come le ultime annualità abbiano evidenziato un conto economico in equilibrio seppure con alcune criticità, o meglio debolezze, e la compressione dei costi di gestione anche per l’assottigliarsi del numero dei dipendenti.  Ma lo stato patrimoniale è ben diverso.  Lì troviamo il debito intorno al milione di euro eredità di un passato pesante, pesantissimo evidenziato a suo tempo dalla presidente e assessore Teresa Urbani che si era resa perfettamente conto della gravità della situazione di bilancio.  Piovani, Pietà, la Fenice, il gemellaggio con Betlemme, da lì partono i problemi per una realtà che avrebbe dovuto gestire un teatro di una città di provincia, con tante potenzialità ma piccola.  Si è continuato, invece, a offrire spettacoli cari a il Comune ha utilizzato TeMa come una specie di bancomat degli eventi ma senza mai fare il saldo del dare/avere, semplificando. Oggi i consiglieri hanno un costo pari a zero, non pensiamo sia anche questo giusto, ma in passato non era proprio così anche se gli assessori/presidenti spesso rinunciavano per non avere il doppio emolumento.

Ora siamo sicuramente ad un bivio con il rischio che un altro pezzo importante della città diventi “Perugiacentrico”, perdendone il controllo.  Più volte nel passato è stata ventilata l’ipotesi di un passaggio con lo Stabile dell’Umbria che, però, oggi si dovrebbe accollare almeno i debiti bancari e con gli istituti previdenziali e i dipendenti.  Tra l’altro, in questo caso conta, nella vicina Regione Lazio c’è l’esempio di gestione pubblica diretta tramite una società consortile che sta dando i suoi frutti.  Ecco una società tutta pubblica che gestisca il comparto cultura dei comuni della provincia di Terni potrebbe essere una via d’uscita seria.  Ma come?

Ci sono i debiti da onorare, anche se TeMa è un’associazione privata partecipata dal Comune e già nel passato Orvieto ha dovuto assistere al disimpegno di altri Enti ad esempio dalla Fondazione CSCO senza che qualcuno alzasse la voce per fermarli.  Camera di Commercio, Fondazione CRO e Provincia di Terni si sfilarono in tempi quasi contemporanei dal CSCO creando seri problemi al bilancio della Fondazione stessa. Il punto debole è sicuramente la struttura societaria, l’associazione, che non offre garanzie spendibili nel mondo bancario, ad esempio, e di controllo per il Comune.  Serve coraggio e uno scatto d’orgoglio per non farsi sfilare il Teatro dalla Regione e per rilanciare l’intera attività culturale della città che ha sicuramente il Mancinelli come punta di diamante imprescindibile.  E’ necessario individuare la giusta forma societaria e Orvieto deve tornare ad essere l’hub di un territorio più ampio e aperto alla collaborazione con le realtà teatrali e di eventi legati allo spettacolo in genere delle regioni limitrofe per avere così un peso specifico adeguato alle nuove sfide e rimanere protagonista e proprietaria del suo gioiello, “Luigi Mancinelli”.

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One Comment

  • Massimo Gnagnarini

    Ah ecco l’idea sarebbe quella di fare un’altra societa’ ex novo , assumere il personale della TeMA e lasciare i debiti della TeMa a un “ si vedra’…”
    E questa genialata la dovrebbero fare Orvieto e i comuni limitrofi fregandosene dei creditori della Tema.
    Prevedo guai pesanti.

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