La dirigente Casaburo a processo per omessa denuncia. “Ho fatto tutto quello che dovevo fare”

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Dovrà rispondere dell’accusa di omessa denuncia, nel processo penale che prenderà il via il prossimo 23 gennaio 2020 presso il tribunale di Torino, la dirigente Cristiana Casaburo, 52 anni, oggi a capo dell’Istituto Classico Artistico e Professionale di Orvieto.

Il reato che il pm Fabiola D’Errico, della procura della Repubblica di Torino, ascrive alla Casaburo, riguarda la mancata denuncia di presunte molestie sessuali subite da una studentessa del proprio istituto, del cui racconto la dirigente sarebbe venuta a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni. I fatti risalgono al 2017: la Casaburo è dirigente dell’Istituto Professionale “Albe Steiner” di Torino, sul finire dell’anno scolastico una professoressa le confida di aver raccolto lo sfogo di una studentessa che le aveva raccontato una storia di abusi sessuali da lei subiti da parte del compagno della nonna.

La ragazza, secondo quanto si apprende, da quando aveva 8 anni, per sei anni, avrebbe subito molestie sessuali dall’86enne compagno della nonna presso la cui abitazione trascorreva come di consueto le vacanze estive. Dopo la rottura della relazione tra i due anziani, la giovane avrebbe trovato il coraggio di confidarsi con una docente. La dirigente venuta a conoscenza dei fatti, ha subito convocato genitori, che nel frattempo erano stati informati dalla giovane di quanto accaduto. Dopo quell’incontro la dirigente ha attivato lo sportello di ascolto e un progetto sulla parità di genere denominato “Guardami negli occhi”. Sul finire dell’anno scolastico successivo, i genitori della ragazza tornano dalla preside chiedendole aggiornamenti sulla situazione. Di qui partono le indagini del pm D’Errico a carico del presunto molestatore e, a latere, il coinvolgimento della dirigente nel procedimento.

Cristiana Casaburo nel frattempo vede accolto dal Provveditorato Generale degli Studi un ricorso da lei promosso nel 2016 per la mancata assegnazione di un certo punteggio in fase di concorso e il giudizio di ottemperanza del Tar le permette una nuova assegnazione laddove avrebbe già dovuto prendere servizio, ovvero in Umbria, a Orvieto.

La dirigente, in questi giorni travolta da una ondata di giudizi negativi dopo la divulgazione della data del processo ma anche circondata dall’affetto e dalla stima dei suoi attuali collaboratori, non intende rilasciare dichiarazioni ma sottolinea “ho attivato tutto quello che dovevo attivare per le mie competenze”, attendendo serenamente l’inizio del processo.

In aula nel prossimo gennaio ci sarà come principale imputato il “nonno” della ragazza e come posizione a latere, la Casaburo difesa dall’avvocato Michele Imbroglia mentre la famiglia della giovane è assistita dall’avvocato Frediano Sanneris. In caso di condanna, con la conferma del capo di imputazione di omessa denuncia, la dirigente Casaburo, quale pubblico ufficiale, rischia una ammenda da 30 a 516 euro.

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