Ex-caserma Piave, nostalgia, sporcizia e l’idea del raduno dei militari e museo foto-video Granatieri e CAR

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L’ex-caserma Piave è sempre al centro di ogni discussione sul futuro prossimo.  Tanti i progetti, i sogni ma oggi è un pezzo importante di città utilizzata solo in piccola parte e sempre più fatiscente.   In attesa di una destinazione definitiva spuntano spazi concessi ad associazioni e enti alla ricerca di sedi non si sa quanto utilizzate.  Poi altri grandi spazi vengono destinati a magazzini. Poi vedi in giro famiglie che si guardano intorno alla ricerca di una porta, una finestra, una targa.  Sono i militari che ritornano con le loro famiglie per ricordare.  I loro visi li vedi subito perché si velano di malinconia, in parte per il tempo che passa inesorabile e in parte per l’attuale situazione della “Piave”.  Vetri rotti, crepe, umidità, scritte e sudiciume un po’ dappertutto.  La situazione è ancor più grave proprio in prossimità dei locali concessi come magazzini anche alla scuola.

Nel fosso che circonda uno degli edifici c’è ormai una piccola discarica a cielo aperto.  Ma perché?  La risposta è semplice, inciviltà! Non ci sono altre parole.  Inciviltà delle tante persone che dalla Piave passano e incuria da parte delle amministrazioni che si sono susseguite negli anni.  A memoria c’è stata solo una pulizia generale organizzata, tra l’altro, su base volontaria.  La famiglia continua il suo piccolo tour della memoria e sempre più sconcertata inizia a camminare sotto le arcate di spalle all’attuale parcheggio dei bus.  All’interno delle ampie sale s’intravedono dai vetri rotti mobili, computer d’epoca, addirittura una moto in uso dal corpo della Polizia municipale probabilmente negli anni ’80.  E poi scorrono scatole di documenti, ancora sedie, tavoli, ancora pc, stampanti e ogni tanto le tracce del passaggio di piccioni e non solo.  Lungo il portico si deve camminare con molta attenzione.  Vetri rotti ma soprattutto escrementi anche umani coperti più o meno da tovagliolini e poco più.  Il padre della famiglia che ha parcheggiato per visitare i luoghi della naja è quasi commosso e deluso decide di portare la sua famiglia a visitare la città e i suoi tanti tesori.  Ma non ci sta a lasciare quel luogo così senza chiedere informazioni e sapere cosa è successo alla “sua” caserma.  E’ un fiume in piena e dopo aver sottolineato l’incuria e l’inciviltà chiede perché non istituire un museo della naja orvietana e magari un raduno annuale con la possibilità di raccogliere materiale foto-video e riempire la città di persone che con Orvieto hanno un legame.  Si tratterebbe di pochi giorni l’anno ma di grande impatto.

In effetti i militari sono stati una risorsa economica non indifferente per Orvieto ma soprattutto una parte di storia sociale che non si può dimenticare.  Per farlo però si deve innanzitutto mantenere i luoghi con decenza, facendo manutenzione ad esempio del monumento ai caduti, del parco, dei portici e di quei murales che ricordano gesta eroiche e le compagnie.  Poi si può tranquillamente progettare anche un futuro diverso perché si è riusciti a mantenere il ricordo non di un bene artistico, chiaramente, ma di un luogo che ha segnato la storia sociale ed economica di Orvieto per alcuni decenni.

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2 Comments

  • Stefano

    Un grande peccato !!! Ho fatto il car ero anzi direi sono del 1/94 Granatieri si è per sempre tantissimi ricordi che rimangono eterni speriamo si possa recuperare e dare alla stessa l onore che merita

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