Parte lo psico-dramma della sinistra sulle cause della sconfitta. Di chi è la colpa?

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Orvieto si è risvegliata di centro-destra e a sinistra è immediatamente partito lo psico-dramma delle cause.  Come mai? Cosa è successo?  Perché non ci hanno votato?  Per rispondere bisogna partire da lontano, esattamente dal 2014 con Germani appena eletto e Concina sconfitto.  La prima giunta è stata frutto di un equilibrismo interno che ha segnato poi l’intera consiliatura.  Ecco il vulnus è proprio questo, l’ennesima divisione interna al PD che è riuscito a governare la città ma a costo di compromessi spesso dolorosi per Orvieto.  Quali?  Il primo e più grosso è stato sicuramente quello riguardante il pre-dissesto.  Ci si è intestarditi e poi si è spacciato il risultato per una grande vittoria che avrebbe liberato risorse per il futuro.  Intanto la società civile arrancava, le piccole imprese chiudevano, altre aprivano al loro posto, altre ancora si trasferivano senza che il Comune si sia mosso.  Già, fin da subito si è provato a farlo capire all’assessore Massimo Gnagnarini che la strada intrapresa sarebbe valsa sicuramente alcuni galloni ma senza gloria.  Gnagnarini, poi ci ha messo del suo ma la sua dichiarazione infelice sui “rom” è rimasta sui social per molti giorni fin quando qualcuno ha deciso di utilizzarla per fermare quel pericolosissimo fiume in piena.

Il PD ha perso perché non ha saputo ascoltare.  Ha fatto scuola l’episodio legato alla variazione della mobilità nel centro storico e di chiusura di piazza del Popolo, non si vuole giudicare la validità dell’operazione ma esclusivamente il metodo seguito.  E’ stato spiegato che si sono tenuti tanti incontri partecipati, ma in pochi ne conoscevano il calendario.  Poi è stato presentato il progetto addirittura con una doppia opzione per la piazza.  E’ stato spiegato tutto nel dettaglio.  Hanno preso la parola anche gli operatori economici dell’area e gli ambulanti del mercato.  Alla fine dei giochi gli amministratori presenti hanno dato appuntamento ad un nuovo e futuro incontro.  Il giorno dopo di buon’ora gli operai del Comune cancellavano le strisce blue con vernice nera e cambiavano segnaletica come se nel breve arco di una nottata, neanche intera, si fosse trovato un accordo.  Niente, come dire “io governo e quindi ho ragione”.

E’ finita qui?  No, a dare nuove speranze sono arrivate le Aree Interne il mantra degli ultimi due anni e di tutta la campagna elettorale.  C’è un problema, serve un collegamento, c’è da realizzare un’opera? Benissimo ci sono le Aree Interne.  In realtà non è andata a finire proprio così.  Si è preferito spacchettare i finanziamenti in mille piccoli progetti e non puntare tutto sull’unica vera esigenza dell’interno territorio: una coppia di Frecciarossa e un più generale miglioramento dei collegamenti con Roma in particolare.  Insomma, si doveva prendere esempio da Perugia che ha concentrato gli sforzi proprio sull’alta velocità e l’ha ottenuta con un buon successo di passeggeri.  Ma a distanza di tempo si è compreso il perché di tanto silenzio.  Il FrecciaRossa si ferma a Chiusi, “a soli 20 minuti da Orvieto” ci ha spiegato Germani nell’ultimo confronto pre-elettorale.  Era anche il progetto della Regione, pronta a finanziare con i soldi degli umbri la creazione dal nulla di uno scalo per l’AV in terra toscana, non a Orvieto che è Umbria solo quando si vuol fare bella figura.

Anche la Regione non scherza.  E’ scuramente la principale causa, al netto dello scandalo di Sanitopoli.  Orvieto è un po’ come quel salotto buono soffocato nel cellophane, ormai fuori moda, che viene ripulito e lucidato solo per le grandissime occasioni e quando si deve far colpo.  Serve fare uno spot, mettiamoci il Duomo o il Pozzo di San Patrizio.  Se però si chiede di bonificare la discarica, di controllarla con il georadar, di potenziare la sanità, di migliorare le infrastrutture, allora Orvieto viene di nuovo impacchettata in attesa di una nuova grande occasione.

Fin qui le colpe del PD, poi ci sono quelle di Germani e della sua giunta.  Non hanno saputo comunicare e spesso hanno sbagliato nei tempi e nei modi.  L’ultima ciliegina sulla torta ci ha visto protagonisti nostro malgrado con la chiamata a mediazione obbligatoria insieme ad altri colleghi e testate, non tutte.  Poi non si è fatto altro che utilizzare il vecchissimo metodo del divide et impera con piccoli affidamenti gestiti con regole arcane ai più.  Durante la campagna elettorale ha ammesso, sempre Germani, che non sono stati capaci di intercettare gli umori e le esigenze, eppure di occasioni ce ne sono state e mai sfruttate.  Per recuperare si è tornati al porta a porta classico, ma i risultati non sono stati quelli sperati.

Ora c’è poco tempo per tentare un recupero in una situazione quasi disperata, con un partito che ha un commissario regionale, un commissario anche a Orvieto e che deve prepararsi ad elezioni regionali che sembrano avere un destino segnato.  Riusciranno i nostri eroi nell’impresa di invertire la rotta?  Verini ha parlato di cambiamento totale ma basterà?  Sarà sufficiente inserire nomi nuovi?  Deve assolutamente cambiare il vocabolario ma soprattutto non parlare solo con alcuni ma con tutti e recepirne le istanze per poi fare sintesi, parola ormai sconosciuta soprattutto all’interno del PD.

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