Presentato ad Orvieto il progetto “Con i bambini dell’Italia di mezzo”

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Contrasto alla povertà educativa: Presentato ad Orvieto il progetto “Con i bambini dell’Italia di mezzo” che coinvolge tre ambiti territoriali di Toscana, Umbria e Marche per ridurre il divario esistente tra aree periferiche ed ultraperiferiche e aree urbane
• Le tipologie di intervento che saranno attivate nell’Area Interna “Sud-Ovest Orvietano”  
Questa mattina presso la sala Digipass della Biblioteca Comunale “Luigi Fumi” di Orvieto, è stato presentato il progetto “Con i bambini dell’Italia di mezzo”, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile” per la fascia 0/6 anni, di cui è capofila Koinè Cooperativa Sociale di Arezzo e partner le coop sociali Il Quadrifoglio, Asad, Il Cerchio, Cipss, La Macina e Mosaico, nonché il Centro Nascita Montessori. Soggetti valutatori sono EURICSE e LAMA Development and Cooperation Agency.
Il progetto Con i bambini dell’Italia di mezzo che coinvolge tre ambiti territoriali di: Toscana (3 ambiti locali), Umbria (2 ambiti locali) e Marche (2 ambiti locali) interessando più Comuni in ogni ambito, ha l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che impediscono l’accesso alle opportunità educative che sono particolarmente consistenti e numerose nelle aree interne, montane e rurali e che finiscono per impedire il pieno sviluppo della persona umana e delle comunità locali. Un obiettivo da attuare attraverso 4 azioni pilota.
La struttura progettuale permette di accogliere fino a 150 bambini al giorno (con interventi su piccoli gruppi di bambini differenziati secondo i bisogni presenti nei contesti specifici) per un totale di almeno 300 bambini seguiti nel biennio.
La dotazione finanziaria dell’intero progetto ammonta a 2.956.230 euro dei quali circa 1.250.000 destinati alle iniziative umbre. Il cofinanziamento richiesto a ciascuna cooperativa ammonta al 15,3% dell’importo previsto.
Il progetto nasce dalla constatazione che le tre regioni Toscana, Umbria e Marche sono caratterizzate dalla elevata presenza di Aree montane, dove la consistenza delle minacce e l’incedere dei processi di spopolamento sono tali da aver indotto lo Stato a varare una specifica strategia di contrasto e una serie di linee programmatiche correlate e focalizzate su salute, scuola e trasporti.
Le logiche delle economie di scala hanno progressivamente concentrato i servizi sanitari e scolastici a fondovalle se non addirittura nei capoluoghi di provincia. In questo modo sono state penalizzate le popolazioni che vivono nei contesti dell’Italia dell’osso generando pesanti condizioni di svantaggio. In particolare, la mancanza di adeguati servizi per la prima infanzia contribuisce a ridurre la natalità, spinge le giovani coppie con figli a spostarsi nelle aree urbane dotate di maggiori servizi e disincentiva la partecipa¬zione femminile al mercato del lavoro. Per contro, in costanza di una presenza rilevante di residenti stranieri e del loto forte contributo alla natalità, emerge una scarsissima partecipazione ai nidi e una limitata partecipazione alla scuola dell’infanzia.
In particolare, le aree rurali, montane e, in particolare, le aree interne dell’Italia di mezzo sono ambiti in cui lo svantaggio territoriale si evidenzia anche in una pesante carenza di opportunità socio educative e di servizi integrativi, nell’assenza di servizi abilitativi e riabilitativi rivolti accessibili alla prima infanzia, i fattori tra loro sommati pro¬ducono difficoltà peculiari che hanno già condizionato e condizioneranno ancora negativamente le opzioni di fertilità, la natalità, gli equilibri delle famiglie e delle comunità locali generando le “fughe” delle coppie più giovani e, quindi, pesanti processi di spopolamento.
La carenza di opportunità e servizi fruibili mette in discussione i diritti dei bambini, che ne dovranno sopportare le conseguenze, in modo pesante e negativo, per tutta la vita. La mancata partecipazione all’esperienza del nido e della scuola dell’infanzia è infatti destina¬ta a condizionare negativamente la capacità di socializzazione, di apprendimento, di sviluppo di relazioni consapevoli con i processi sociali in cui si è inseriti. Analogo effetto negativo deriva dall’assenza o di servizi qualificati e accessibili di tipo abilitativo e supporto all’ap¬prendimento rivolti ai bambini diversamente abili e, in particolare, a quelli con problematiche di disabilità intellettiva dello spettro autisti¬co.
Il progetto si propone di realizzare un intervento integrato caratterizzato dalla sperimentalità con l’obiettivo strategico di limitare la povertà educativa che connota questi contesti, riducendo il divario esistente tra aree periferiche ed ultraperiferiche e aree urbane; divario che espone i bambini a maggiori rischi di povertà e che è destinato a “solidificare“ le condizioni di svantaggio, di esposizione al rischio di esclusione, di blocco delle possibilità di mobilità sociale e di affermazione del proprio, personale, progetto di vita; ed individua 4 azioni principali che si sono tradotte in altrettante azioni progettuali:
1. Sperimentare e attivare servizi socio educativi per la prima infanzia (0 / 3 anni) caratterizzati dalla piccola dimensione e perciò aderenti alla domanda potenziale esistente nei piccoli comuni.
2. Creare servizi socio educativi ancora per la prima infanzia (0 / 3) ma integrati con le scuole dell’infanzia (4 / 6).
3. Costruire reti territoriali abilitative-riabilitative.
4. Innovative attività integrative ed extra scolastiche nella scuola dell’infanzia. In questo progetto sono fondamentali il coinvolgimento attivo dei genitori e le azioni a supporto della genitorialità, sia mediante attività concretamente mirate a superare i pesantissimi gap nell’offerta di servizi sanitari e specialistici (consul¬tori di supporto alla maternità, pediatri di libera scelta, ambulatori e servizi abilitativi-riabilitativi per bambini con bisogni speciali) sia mediante la promozione della nascita di reti informali e formali di ge¬nitori che agiscano, nei territori, per incrementare l’effettiva capacità delle comunità locali di essere educanti.
Tali azioni hanno come peculiarità l’obiettivo di rendere centrale e protagonista la comunità educante affinché nessuno sia obbligato a trasferirsi in aree urbane per accedere a servizi educativi oppure a spostarsi quotidianamente per l’accesso ai servizi.
L’Azione Pilota 1 prevede la sperimentazione, la validazione e la messa a regime di formule di servizio socio educativo per la prima infanzia e cioè per bambini in età compresa tra i 3 e i 36 mesi.
I nidi hanno dimensione ridotta e sono collocati in ambiti destinati a questa attività, in modo da poter sfruttare l’ambiente e attivare una offerta educativa diversificata per ambiti di esperienza. Il modello organizzativo prevede, per ogni ora di apertura, la presenza di un educatore in possesso dei titoli di accesso al ruolo indicati dalle diverse normative regionali e, in aggiunta, la presenza di un operatore con funzioni non educative durante la preparazione somministrazione dei pasti e per le attività di riordino e pulizia dei locali. L’apertura è su un nastro orario giornaliero non inferiore alle 7 ore (7.30 – 14.30) e per un numero di giornate nell’anno non inferiore a 224 (da settembre a luglio inclusi). Questi servizi hanno la consulenza pedagogica del Centro Nascita Montessori. Le strutture possono es¬sere pubbliche (messe a disposizioni da enti locali se disponibili) o private. L’utenza interessata è costituita da 8 Comuni (priorità a quelli delle aree più marginali e o in cui mancano servizi e o in cui i servizi esistenti rischiano la chiusura), 48 bambini e famiglie nell’anno, 96 famiglie durante l’intera durata del progetto.
I territori interessati dall’Azione 1 sono: TOSCANA (Casentino, Valtiberina, Valdichiana Senese zona Cetona), UMBRIA (Area Sud-Ovest orvietano e Area Spoletino – Valnerina),  MARCHE (ATS / Ambito Sociale Territoriale n.10 Fabriano, ATS n.3 Cagli  e i Comuni di Pergola e San Lorenzo in Campo)
L’Azione Pilota 2 prevede la sperimentazione, la validazione e la messa a regime di servizi per i bambini tra 0 e 6 anni. L’obiettivo è attivare soluzioni appropriate, prossime e accessibili ai bisogni educativi presenti nei contesti con tassi di natalità molto modesti o modesti e in cui – di fatto – è improponibile l’applicazione di modelli concepiti, dal punto di vista dimensionale, sui bisogni presenti nei fondo valle e nelle città. Nel rispetto delle normative regionali vigenti, la dotazione organica del personale educativo è proporzionata al numero dei lattanti, dei semi divezzi, dei divezzi iscritti mentre, per i bambini in fascia 4/6, il rapporto numerico di riferimento sarebbe di 1:25.
Il regime di funzionamento prevede l’apertura su un nastro orario giornaliero non inferiore alle 9 ore (7.30 – 16.30) e per un numero di giornate nell’anno non inferiore a 202 (da settembre a giugno inclusi).
L’innovazione della formula gestionale è riconducibile sia alla possibilità di attivare servizi sotto dimensionati rispetto allo standard, sia a quella di dare vita a sezioni miste con iscritti di diverse fasce di età in cui si realizza una programmazione dell’offerta e delle opportunità educative riferita alle competenze acquisite e al potenziale di acquisizione di competenze ulteriori ed incrementali (ad esempio: lattanti; divezzi piccoli fino a 18 mesi; divezzi medi fino a 30 mesi; piccoli grandi fino a 48 mesi; grandi fino a 60 mesi) all’interno un progetto educativo unitario imperniato sulla logica della continuità educativa. Nel biennio l’utenza interessata sarà di 108 bambini (36 il primo anno e 72 il secondo).
I territori interessati dall’Azione 2 sono: TOSCANA (Valdichiana Senese) e  UMBRIA (Area Nord-Est Umbria).
L’Azione Pilota 3 riguardante la Rete educativa abilitativa territoriale prevede la sperimentazione, validazione e messa a regime di reti educative territoriali che agiscano a supporto dell’inserimento scolastico, dell’apprendimento, dell’abilitazione-riabilitazione di bambini con bisogni speciali e, in particolare, di bambini con sindromi dello spettro autistico il cui potenziale di funzionamento può essere positivamente e notevolmente influenzato dall’inserimento precoce in percorsi abilitativi e riabilitativi.
L’azione, verrà sperimentalmente attivata in tutte le aree investite dal progetto e prevede la messa a disposizione di scuole dell’infanzia, asili nido e singole famiglie di prestazioni di supporto all’apprendimento di tipo specialistico che possano operare anche in ambito domiciliare assicurando la continuità e la stabilità della presa in carico e la messa a disposizione delle agenzie sanitarie specialistiche pubbliche (Ufsmia, Ufai, Gom, Goif).
La problematica afferente l’esercizio delle attività di sostegno all’integrazione scolastica evidenzia che, raramente, si integrano questa tipologia di interventi conformi alla Legge 104/1992 e i trattamenti specialistici previsti dalla linea guida sull’autismo. Molti bambini che vivono nelle aree interne, nei territori montani e nelle aree rurali, sono quindi privati dei sostegni che potrebbero permettere loro di sviluppare competenze e capacità di funzionamento, e di avere maggiori e più consistenti opportunità di proficuo prosieguo dei percorsi di istruzione, inserimento ed integrazione sociale.
L’utenza interessata è costituita da tutti gli ambiti zonali. In ogni regione si dà luogo, nel biennio, alla produzione di oltre 3.600 ore frontali con l’utenza, con 9 bambini presi in carico per giornata.
I territori interessati dall’Azione 3 sono: TOSCANA (Casentino, Valtiberina, Zona Aretina), UMBRIA (Area Nord-Est Umbria e Area Sud-Ovest orvietana), MARCHE (ATS / Ambito Sociale Territoriale n.10 Fabriano, ATS n. 3 Cagli i e Comuni di Pergola e San Lorenzo in Campo)
L’Azione Pilota 4 prevede la sperimentazione, la validazione e la messa a regime di attività integrative ed extra scolastiche finalizzate ad incrementare l’offerta della scuola dell’infanzia in funzione dell’elevarne il valore educativo e di promozione di autonomie e benessere relazionale e di supportare meglio madri e padri occupati nel difficile compito di conciliare l’esercizio della funzione genitoriale.
Le attività integrative e di extra scuola dovrebbero aver luogo con programmazioni specifiche concordate con le famiglie ed essere utili ad estendere la copertura della giornata (16.30 – 18.30), della settimana e dell’anno con attività laboratoriali finalizzate ad offrire opportunità espressive, di sviluppo delle competenze logico matematiche, di supporto allo sviluppo di competenze linguistiche, di supporto allo sviluppo di competenze ed intelligenze naturalistiche (ad esempio, nido nel bosco a luglio).
Attraverso la creazione delle reti di educativa territoriale, formate da laureati in scienza dell’educazione, pedagogisti, psicologi, psicomotricisti e logopedisti formati specificamente per l’esercizio di attività abilitative, riabilitative, di supporto all’apprendimento e per l’integrazione scolastica di bambini con differenti abilità, il progetto si propone sia di portare i servizi e le attività nei luoghi di vita degli stessi bambini, rendendo fruibili opportunità e servizi altrimenti inaccessibili, sia di potenziare in senso quantitativo e qualitativo l’offerta educativa nelle scuole dell’infanzia e nei nidi.
I territori interessati dall’Azione 4 sono: TOSCANA (Casentino, Valtiberina, Valdichiana Senese), UMBRIA (Area Sud-Ovest Orvietano, Area Interna Spoletino – Valnerina, Area interna Nord-Est Umbria) e MARCHE (ATS / Ambito Sociale Territoriale n.10 Fabriano, n.3 Cagli e i Comuni di Pergola e San Lorenzo in Campo.
Relativamente all’Area Interna Sud-Ovest Orvietano saranno attivati tre tipologie di intervento: 
– istituzione di  due Micronidi nei territori dei Comuni di Guardea (a servizio dell’Amerino);
– rafforzamento delle attività didattiche nelle scuole elementari dove sono presenti pluriclassi al fine di mantenere la presenza delle famiglie sul territorio e contrastare il fenomeno dello spopolamento;
– parte delle risorse per i Servizi Sociali saranno destinate a rafforzare i servizi culturali (es. piccole biblioteche) per aumentare la fascia oraria di utilizzo delle strutture e fornire più servizi di qualità e luoghi di aggregazione.
Alla presentazione del progetto sono intervenuti: la V. Sindaco e Assessore alle Politiche sociali ed educative del Comune di Orvieto, Vincenzo Fumi (Presidente onorario Fondazione Cassa di risparmio di orvieto), Maria Grazia Serrannò (Impresa Sociale “Con i Bambini”), Andrea Massino (Cooperativa Sociale “Il Quadrifoglio”), la neuropsichiatra Francesca Arcangeli (Usl n.2), Serena Ciambella e Carla Lodi (Servizi Culturali ed educativi del Comune di Orvieto), Moira Sannipoli (Università degli Studi di Perugia), Andrea Bernardoni (Legacoop sociali Umbria)

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