Le Crete: gli Amici della Terra chiedono al prossimo sindaco impegni precisi sulla discarica

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Riceviamo e pubblichiamo 

Necessario scongiurare la trasformazione dei calanchi in una collina di rifiuti all’interno della zona di produzione dell’Orvieto DOC

«Non si può prescindere dalla questione della discarica, tema pressoché assente dal dibattito pubblico in questa campagna elettorale». Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra e Taira Bocchino, presidente Amici della Terra Orvieto, chiedono con forza impegni precisi su una delle questioni fondamentali per la città e per il suo sviluppo futuro, la discarica Le Crete.  «Il prossimo sindaco di Orvieto – affermano – dovrà occuparsi della questione della discarica. Deve sapere che dalla Regione Umbria sono tutti tesi a mandare i rifiuti a Orvieto perché in questi anni non si sono premurati di costruire impianti. Si sono impegnati ad attivare la raccolta differenziata che, come tutti sanno, è solo uno degli strumenti utili che non risolve certo il problema della chiusura del ciclo dei rifiuti soprattutto se di bassa qualità». Lo dimostra il fatto che, in questi anni, i conferimenti in discarica non si sono ridotti con la raccolta differenziata ma, anzi, la discarica ha subito ampliamenti. «Nel 2011, grazie al nostro impegno e alla nostra ostinazione, è stata scongiurata l’apertura di una terza discarica– spiegano – dopo che la prima era stata esaurita e la seconda era in via di esaurimento. Ma nel 2014, non sapendo più dove mettere i rifiuti, è stato presentato un progetto di sopraelevazione che è stato approvato esattamente un anno fa. Basta affacciarsi dalla Confaloniera per vedere lo scempio paesaggistico degli sbancamenti in atto. Un calanco che si trasformerà a breve in una collina di immondizia di fronte ad una città che ha tremila anni di storia e all’interno della zona di produzione del vino DOC».

«Il nuovo sindaco dovrà fronteggiare una battaglia dura. Dovrà essere un sindaco convinto e non dovrà fare il furbo. Deve prendere impegni chiari prima e, soprattutto, mantenerli. Da parte nostra chiediamo di attuare la mozione presentata nel 2010  dal nostro consigliere e amico Pierluigi Leoni che chiedeva la tutela dei calanchi e che fu approvata da tutto il Consiglio comunale (in particolare, tra i primi firmatari c’era Giuseppe Germani, sindaco uscente e candidato a un secondo mandato, ma fu votata anche da Roberta Tardani, anche lei candidata a sindaco e la conosce bene anche Franco Raimondo Barbabella, candidato anche lui alle elezioni del prossimo 26 maggio, perché fu tra coloro che la redassero) e di attivare la procedura per una variante alla zona urbanistica per restituire definitivamente l’area del 3° calanco alla originaria funzione agricola o boschiva e di tutela paesaggistica e di tutelare tutta la zona calanchiva in modo da impedire ogni ulteriore ampliamento della discarica».

«Ci attendiamo una risposta dai candidati sindaci– concludono Tommasi e Bocchino – e, per evitare tentennamenti e ambiguità (“valuteremo se si potrà fare” o “la variante sarebbe illegittima”) ricordiamo che il Consiglio comunale ha il potere di adottare piani regolatori e relative varianti». Lo ribadisce anche la sentenza sul terzo calanco, la n. 04352 del 18 settembre 2017: “il potere di pianificazione urbanistica – si legge nel documento – non è funzionale solo all’interesse pubblico e all’ordinato sviluppo edilizio del territorio in considerazione delle diverse tipologie di edificazione distinte per finalità (civile abitazione, uffici pubblici, opifici industriali e artigiani etc.) ma è anche rivolto alla realizzazione contemperata di una pluralità di interessi pubblici e segnatamente di quelli ambientali, fino al punto di prevedere il c.d. consumo zero di suolo, che trovano il proprio fondamento in valori costituzionalmente garantiti”.

Attendiamo con apprensione le risposte dei candidati prima del voto del 26 maggio prossimo.

 

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