Lettera di un cittadino, “Quando i tempi della burocrazia USL non coincidono con quelli della vita”

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Nella mail di redazione ci è arrivata una lettera, una di quelle che ti colpiscono per la particolarità.  E’ la storia di un uomo ricoverano ad Orvieto con la famiglia che si ritrova a dover combattere con la burocrazia.  E’ un episodio che sottolinea come i tempi della burocrazia spesso non coincidono con quelli della vita quotidiane, e ancora di più con quelli della malattia.  Appena abbiamo letto ci siamo attivati per chiedere chiarimenti alla USL2.  Gentilmente dall’ufficio stampa hanno inoltrato la nostra mail agli uffici competenti ormai da più di due settimane e non abbiamo ricevuto alcuna risposta.  Ecco, i tempi della burocrazia colpiscono ancora una volta, forse.  C.G. è deceduto in ospedale e la protesi richiesta da una struttura dello stesso nosocomio e regolarmente acquistata non è stata più rimborsata perché è sopraggiunta la dipartita del paziente prima della chiusura della pratica di rimborso.  In allegato troverete anche la prescrizione medica dell’ausilio e la richiesta di rimborso, ovviamente con tutti i dati sensibili oscurati a dovere.  Noi, comunque rimaniamo sempre in attesa che la USL ci spieghi il suo punto di vista, ma dovrà anche spiegarci perché una protesi richiesta in ospedale per un paziente ricoverato e correttamente ordinata e utilizzata, per un problema di tempistica non può essere rimborsata ai familiari del defunto.  La lettera è regolarmente firmata ma per motivi di privacy abbiamo deciso di non pubblicare il nome mentre le iniziali del paziente sono di fantasia.

Di seguito il testo integrale della lettera che ci è stata inviata il giorno 1 maggio.

“Mio padre C.G. lo scorso 25 febbraio si trovava ricoverato presso il reparto Ortopedia dell’Ospedale di Orvieto a seguito di un intervento al femore eseguito il 2 febbraio. 

Pochi giorni dopo l’intervento era stato trasferito al reparto medicina, dove aveva contratto una polmonite bilaterale e dove, presumibilmente per una manovra errata, aveva subito lo spostamento fuori sede della protesi all’anca impiantata due anni fa nella stessa gamba operata a febbraio. 
Veniva quindi riportato in sala operatoria per una manovra manuale in anestesia  per il riposizionamento della protesi dell’anca nella corretta sede e trasferito nuovamente presso il reparto ortopedia, dove gli veniva prescritta, in data 25  febbraio una ortesi di anca completa (…omissis…), per evitare altri incidenti.
Facevamo immediatamente richiesta presso l’ufficio protesico dell’Ospedale di Orvieto e ci veniva detto che papà aveva diritto all’erogazione del dispositivo in quanto invalido civile. Anche su indicazione dello stesso ufficio protesico, versavamo un acconto alla Sanitaria convenzionata e subito gli addetti venivano a prendere le misure e nel giro di un paio di giorni mio padre indossava il suo tutore. 

L’ufficio protesico ci aveva detto che nel giro di una quindicina di giorni avremmo avuto l’appuntamento con il medico preposto a rilasciare il certificato e successivamente la sanitaria sarebbe stata rimborsata dalla USL del costo dell’ortesi. 
Passa quasi un mese e il 18 marzo ci chiama la Usl e ci viene fissato l’appuntamento con il Dr. Mosca per il 25 marzo alle ore 13,30.
Nei giorni precedenti all’appuntamento mio padre che nel frattempo era stato riportato nel reparto di Medicina, peggiora in seguito a complicazioni respiratorie e all’infezione data da piaghe da decubito e muore in terapia intensiva alle 10,30 del 25 marzo. 
Vado comunque all’appuntamento dove per prima cosa, per correttezza, comunico al medico che mio padre è appena spirato. Il medico mi fa le condoglianze e aggiunge che a quel punto non può più rilasciare il certificato, altrimenti rischia la galera per aver fatto una prescrizione a un defunto. Inoltre mi informa che è prassi diffusa, ma purtroppo illegale, farsi anticipare i dispositivi dalle sanitarie e che bisogna aspettare che venga rilasciato il certificato. Peccato che era stato lo stesso ufficio protesico a dirmi che potevo intanto farmi anticipare il tutore dalla sanitaria.
Mi dice anche che non gli era mai successo prima che il paziente morisse e che lui dovesse rifiutare il certificato.  Io rimango basita. 
Sia nel reparto ortopedia che alla sanitaria mi ribadiscono che è normale che le ortesi vengano applicate prima del rilascio del certificato dell’ufficio preposto perché se la burocrazia è lenta i pazienti non possono aspettare”.

Lettera firmata

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