Elezioni/11: unità interna alle coalizioni? Niente da fare è ogni giorno di più tutti contro tutti

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Unità, questa sconosciuta a Orvieto.  Sì perché a destra e a manca si gareggia per dividere ciò che dovrebbe andare unito in un divide et impera che non si riesce a spezzare.  E’ un circuito vizioso che in queste ultime consiliature non ha permesso di assistere a dibattiti ben determinati tra l’una e l’altra parte.

Intanto si delineano le candidature: Germani, Tardani, Barbabella e Panzetta sono certi, il M5S  ha in via di validazione le liste e poi la scelta del candidato sindaco, mentre continua il tam tam su Umberto Garbini.  Ma dopo il comunicato durissimo delle due mozioni congressuali del Pd si delinea anche la possibilità che venga fuori un altro candidato.  Da qui al 26 aprile si rischia di avere una pletora di candidati sindaco con relative liste di aspiranti consiglieri che determineranno sicuramente un ballottaggio con il solito tira e molla per gli apparentamenti prima del secondo turno del 9 giugno, le date sono certe, almeno questo.  Meraviglia in particolare la divisione verticale nei due principali schieramenti.  Da una parte abbiamo Germani ora incoronato direttamente dal segretario regionale del partito Gianpiero Bocci, scelto dai segretari di circolo ma che il PD locale annuncia di non gradire.  Ma al coordinamento allora di cosa si è discusso?  Allora non utilizziamo la parola commissariamento ma Germani è stato scelto in prima persona da Bocci tanto per tagliare la testa al toro.  Ma la divisione sembrerebbe un errore strategico rilevante se fossero confermati i risultati del sondaggio che vede il Pd in ripresa dopo mesi di declino.

A destra è sempre più forte la possibilità che Fratelli d’Italia con Umberto Garbini guidi la coalizione degli scontenti di Roberta Tardani.  Una coalizione un po’ atipica visto che andrebbe a mettere insieme FdI, appunto, d’ispirazione sovranista e apertamente di destra, con la galassia ex-democristiana, tendenzialmente più a sinistra.  Visto poi il comunicato di una parte del PD non ci sarebbe molto da meravigliarsi se ci trovassimo con la presenza di qualche persona di riferimento in una lista civica o addirittura di una lista civica vera e propria tutta di derivazione Margherita, per intenderci meglio.  Anche in questo caso il risultato sarebbe la perdita di voti per il candidato Roberta Tardani ma non solo.  E allora torniamo alla domanda con cui abbiamo concluso lo scorso corsivo, cui prodest?

Questi scossoni e queste fratture rischiano non solo di rendere fin da subito il prossimo sindaco frutto di un compromesso ma di influenzare anche le prossime elezioni regionali del 2020.   Sembrano orizzonti lontani e invece manca ben poco.  Ad Orvieto, si sa, molto difficilmente si riuscirà ad esprimere un consigliere eletto grazie alla legge elettorale da rivedere urgentemente, ma la scorsa volta è stato determinante per la vittoria di Catiuscia Marini.  Allora c’era, per, unità tra i partiti delle due coalizioni più grandi, quella che oggi non c’è e che difficilmente in poco più di un anno e dopo la scelta del nuovo sindaco si riuscirà ad ottenere.  In Regione i rapporti di forza sembrano essere diversi e a maggior ragione i partiti, soprattutto tradizionali, necessitano di unità per raggiungere l’obiettivo finale del governo regionale oggi più che mai in bilico.

 

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