L’Istat certifica che Orvieto soffre,cala la popolazione e gli anziani sono sempre di più ma la politica preferisce litigare sui candidati a sindaco

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E’ stato presentato il PSR, il Piano Sanitario Regionale, con tanti dati, tutti che danno alcune indicazioni poco rassicuranti per Orvieto e il suo territorio di riferimento.  In un periodo di campagna elettorale, con tanti che si affollano a candidarsi a sindaco e discorsi su discorsi, parole su parole, su Orvieto, sul turismo, sull’economia, questi dai non sono stati presi in considerazione.  Si parla di auto sì o auto no, addirittura si indica come di destra chi la pensa diversamente ma i numeri rimangono sconosciuti.  Allora partiamo dal primo indicatore, quello sui residenti che, stando ai dati ISTAT nel distretto sanitario di Orvieto è calato del 2,64% tra il 2015 e il 2018, ben oltre la media regionale dell’1,35% e superato solo dal distretto della Valnerina, che però ha pagato in termini negativi le conseguenze del sisma.  Altro dato che fotografa il momento negativo del territorio orvietano riguarda l’età media della popolazione residente.  Sempre secondo i dati ISTAT ripresi dal PSR dell’Umbria, nell’orvietano ci sono meno di 11 ragazzi inferiori ai 15 anni ogni 100 abitanti, cioè il 10,94% sul totale, di fatto il dato peggiore in assoluto in Umbria. Di contro la popolazione over 65 nel distretto orvietano è del 28,6%, oltre la media regionale che segnala come l’indice di invecchiamento è in forte accelerazione.

Bisognerebbe partire da questi dati per stilare un progetto di città che tenga in considerazione i dati e le proiezioni, quindi con attenzioni ai più deboli e agli inoccupati, e per capire come invertire tale tendenza.  Invece si discute troppo spesso di piccoli interventi quotidiani senza guardare al dato più ampio.  Orvieto paga decenni di isolamento regionale, la distanza fisica dai centri decisionali, politiche residenziali asfittiche se non nulle e il progressivo abbandono da parte degli uffici periferici della pubblica amministrazione. Soprattutto, come ci ha segnalato il vice-presidente del CSCO, Antonio Rossetti, un tessuto economico fatto da tante micro-imprese che non riescono ad affrontare la crisi con forza.  Non basta più il dato positivo del risparmio e dei depositi bancari medi a mettere in sicurezza il futuro della città.

I dati sono negativi in tutta la Regione e i due poli metropolitani fungono ancor più da aggregatori, in un primo step migratorio dai centri minori verso quelli maggiori.  Il processo di svuotamento pone seri rischi di desertificazione demografica per i piccolissimi centri e anche i medi, come Orvieto, iniziano a soffrire.  Orvieto, però, potrebbe avere la capacità di reagire al trend negativo se si riuscisse ad intercettare l’eguale flusso migratorio da Roma, ad esempio, che riguarda non solo la popolazione anziana con disponibilità economica medio-alta, ma nuclei familiari che scelgono di vivere in centri più piccoli o in campagna per fuggire dalla città e dai suoi problemi.  Con quali punti di forza? Questa è la vera domanda che dovrebbero porsi i policy makers cittadini.  La seconda domanda è: come trattenere almeno una parte dei giovani che oggi emigrano alla ricerca di lavoro, e non sempre qualificato?

Partendo dai dati e dai numeri, però, altrimenti rimangono tutti discorsi sterili.  Città turistica? Città dell’enogastronomia? Città dell’artigianato? Città slow? Città smart? A queste domande si risponde partendo dai dati. Il centro storico soffre ormai da anni di un progressivo spopolamento a favore dei quartieri ai piedi della rupe con il contemporaneo invecchiamento della popolazione.  Soffrono le attività commerciali di vicinato e in tanti si riconvertono inventandosi operatori commerciali del comparto della ristorazione e della ricettività con controlli non proficui.  Nei quartieri ai piedi della rupe s’avverte chiara la sensazione di mancanza di sicurezza, anche se i dati ufficiali dicono l’esatto contrario.  Anche qui si assiste al progressivo spopolamento visto che il Comune di Orvieto ha perso popolazione in generale.  Nel frattempo Orvieto accusa il peso delle infrastrutture che da occasione di crescita sono diventate ostacolo e problema ambientale: autostrada, due linee ferroviarie, discarica e produzione di bio-gas.  Il dibattito politico afferente a tali punti nodali non è mai propositivo e sul futuro ma solo una sfida tra sì e no senza dibattito serio sulle possibili opportunità che potrebbero derivare dalle infrastrutture presenti.  E lo stesso succede quando la discussione si sposta sul centro storico con i supporters della città-museo, silenziosa e dedicata solo ed esclusivamente al turista e chi chiede che si declini la città per il turista e per i cittadini tutti.

Ora i dati ci sono, sono pubblici e, con il prossimo Bollettino economico, si potrà avere un quadro completo per iniziare una campagna elettorale che non parta dai nomi e dalle alleanze ma dai programmi suffragati dai numeri e non con le classiche favole che poi, inevitabilmente, vanno a cozzare con la dura realtà delle norme, dei finanziamenti e delle sempre più stringenti regole di finanza pubblica.

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