Basta, non si può tollerare oltre chi, da uomo d’informazione, semina odio verso qualcuno

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La mattina ormai tutti attendiamo il solito titolo da effetto di “Libero”. Che si saranno inventati oggi?  E allora scopri che una volta hanno deciso di colpire una certa categoria, poi una razza, poi una tendenza religiosa, oggi una tendenza sessuale, i gay.

Qui ci occupiamo sempre e solo di Orvieto e del suo territorio ma non si può sempre passare sotto silenzio soprattutto se i protagonisti, in negativo, sono nostri autorevoli “colleghi”.  Speriamo che non arrivi la solita campagna “siamo tutti…” perché non è mai vero.  Non siamo stati tutti francesi, inglesi, spagnoli.  Sicuramente siamo stati e siamo solidali e ci indigniamo quando si leggono titoli come quelli di oggi su Libero, “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay”.  Omofobia pura, vera, becera.  Ma poi qual è il nesso che il direttore Piero Senaldi è riuscito a trovare tra fatturato, Pil e gay?

Benissimo ha fatto il presidente dell’Ordine dei giornalisti a segnalare il fatto al consiglio di disciplina e, da giornalista, che ogni giorno scrive, s’informa, compara, chiede, ha dubbi, tanti, ma poi deve fare sintesi e raccontare il più possibile da persona distaccata, spero che venga inflitta una sanzione adeguata.  Si può criticare tutto, anche duramente, ma non si possono offendere le persone solo perché gay, scure, alte, basse, vedove, meridionali, povere o ricche.  Questi sono stati di fatto causate non da atti volontari, si  è o non si è, mentre si sceglie di essere di destra o di sinistra, juventini o romanisti, teppisti o breve persone, evasori o assassini, dittatori o democratici, qui si che la critica è aperta e il giornalista ha il ruolo di analizzare e raccontare ogni fenomeno e ogni fatto, ma questi e non altri senza arrogarsi il diritto di legare una negatività ad una specifica categoria umana, mai, perché è il primo passo verso la dittatura e la violenza come ci insegna la storia magistra vitae.

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