Importante donazione al consultorio dell’associazione Elisa Lardani Marchi

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La nuova sede del Consultorio Familiare di Orvieto dell’Azienda Usl Umbria 2, in via Angelo Costanzi 37, ormai pienamente operativa, ha ricevuto dall’associazione Elisa Lardani Marchi una importante donazione per gli arredi della sala allattamento al seno, intitolata alla giovane psicologa prematuramente scomparsa all’età di 37 anni, situata all’interno del servizio.  Con questo gesto, l’Associazione ha voluto sottolineare l’importanza della pratica dell’allattamento al seno che la stessa Elisa, anche per la sua professionalità, sosteneva con grande forza e determinazione.  Gli arredi hanno tenuto conto della misura sia della diade madre-bambino che dell’intrattenimento giocoso e, nello stesso tempo, educativo dei bambini nei primi anni di vita.

Un angolo dedicato alla lettura è stato allestito per accogliere fratellini e sorelline al seguito delle madri che allattano, nel rispetto della delicatezza del momento senza però trascurare l’attesa dei bimbi più grandi.

Il direttore generale Usl Umbria 2, Imolo Fiaschini insieme alla responsabile del Consultorio di Orvieto, Teresa Manuela Urbani ha espresso “profonda gratitudine all’associazione per aver offerto un importante contributo per dotare la nuova sede del servizio di arredi molto piacevoli che miglioreranno l’accoglienza delle e degli utenti oltre alla fruizione degli spazi”.  La dottoressa Urbani ha ricordato inoltre che Elisa Lardani, in qualità di psicologa, ha spesso collaborato con lei, per conto dei servizi educativi del Comune di Orvieto, all’interno delle scuole del comprensorio Orvietano, come sportello d’ascolto per gli adolescenti e che “la sua attività si intrecciava spesso, sempre in maniera molto professionale, con la propria di ginecologa, contribuendo anche allo sviluppo di progetti nell’ambito del consultorio familiare”.

I responsabili dell’associazione hanno infine sottolineato che “la donazione è il risultato della cooperazione fra persone che, nel ricordo di Elisa, si sono fatte carico di trasformare il dolore in bene comune”.

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