Nell’assemblea della Fondazione CRO bocciati i nuovi soci-amministratori

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Lo scorso 16 novembre si è riunita l’assemblea dei soci della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto con all’ordine del giorno l’ingresso di nuovi soci.  Doveva essere questo un ulteriore passo verso una nuova governance e una nuova idea di Fondazione, aperta alla città.  Lo stesso presidente Gioacchino Messina nella conferenza stampa di presentazione dei nuovi vertici aveva sottolineato proprio questa apertura e la competenza tecnica dei consiglieri della banca di competenza della Fondazione.   Si deve registrare, invece, proprio sull’apertura alla città una certa ritrosia.  Nessuna notizia della convocazione dell’assemblea dei soci ma soprattutto nessuna notizia su quello che avvenuto, solo indiscrezioni.  Ma cosa è successo all’assemblea del 16 novembre?  Il presidente dell’assemblea dei soci, Gioacchino Messina ha portato in approvazione la proposta, del consiglio di indirizzo, di nomina di 17 nuovi soci per riportare in tempi brevi e con ulteriori nomine future il numero dei soci a 60 come previsto dall’assemblea dai 31 attuali. Tra i nominativi proposti spiccano i consiglieri di amministrazione Ivano Mocetti (vice-presidente), Nicoletta Menichetti, Maria Luisa Salvadori e Fabrizio Figorilli e i consiglieri di indirizzo designati dagli Enti non soci, Andrea Giordano (vice-presidente), Vincenzo Cecci, Sergio Finetti, Marco Fratini, Alberto Coppotelli e l’attuale segretario Massimo Caprasecca.  Da quanto si è appreso in via informale il presidente ha spiegato l’inserimento nella lista dei consiglieri e del segretario adducendo i requisiti professionali e morali necessari per far parte dell’assemblea della Fondazione.

Fin qui le valutazioni e la proposta del presidente Messina.  Per l’elezione dei nuovi soci serve la maggioranza qualificata dei soci.  Ma dietro l’angolo ecco la sorpresa. La maggioranza dei soci presenti ha bocciato la nomina di tutti i consiglieri di amministrazione, d’indirizzo e del segretario.  Sotto la scure anche altri quattro nominativi mentre tre sono passati.

Ma cosa è successo?  Certamente non è la prima volta che l’assemblea boccia dei nominativi ma qui la particolarità sta nel fatto che la gran parte dei candidati erano consiglieri di amministrazione, d’indirizzo e il segretario, cioè gli interi vertici della Fondazione.  Si è già interrotta, dunque, la luna di miele tra i soci e i vertici?  Oppure si sta aprendo una nuova fase di tensione visti anche i risultati di gestione che risentono pesantemente della crisi economica e finanziaria in particolare del settore bancario e degli investimenti con redditività molto bassa?  O ancora si è aperta una guerra fratricida tra varie correnti all’interno della compagine sociale della Fondazione?  Sono domande lecite e che derivano da un’analisi dei fatti e alle quali attendiamo risposta

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