Olimpieri: “Ma chi lo paga questo festival?”

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Riceviamo e pubblichiamo a firma Stefano Olimpieri (Capogruppo IDENTITA’ e TERRITORIO)

Seppur in misura molto più modesta rispetto a quello che avveniva a cavallo degli anni 2000, in questi ultimi anni si è riemesso in moto il solito modello basato sulla spesa pubblica al fine di finanziare iniziative perlopiù improduttive che spessissimo creano sofferenze ai bilanci del Comune ed a quelli delle sue partecipate.

L’ultima iniziativa in ordine di tempo è quella presentata al Teatro Mancinelli lo scorso 25 ottobre. Alla conferenza stampa che ha lanciato il festival “Diritti ad Orvieto – human rights international – film festival” hanno partecipato anche l’Assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Orvieto ed un Consigliere della Te.Ma., a dimostrazione che sia il Comune che l’Associazione sono parte integrante della manifestazione.

Al netto dello stampo ideologico che la manifestazione contiene (nel comunicato con il quale la stessa iniziativa è stata presentata si legge che l’iniziativa agisce contro “la retorica populista”), è doveroso comprendere in maniera inequivoca chi metterà i soldi per la riuscita di questa iniziativa: in buona sostanza, al di là delle passerelle mediatiche, sarebbe interessante sapere quanto costa e chi si accolla tutti gli oneri diretti ed indiretti.

Credo sia legittimo porsi questa domanda, non solo nella funzione di Consigliere Comunale, ma anche in qualità di semplice cittadino che contribuisce con le proprie tasse a costruire il bilancio del Comune, oltre a quello della Te.Ma., visto che lo stesso Comune finanzia annualmente l’Associazione con alcune centinaia di migliaia di euro all’anno. Va ricordato che, malgrado le promesse del Sindaco, del PD e di tutta la maggioranza, le tasse a carico dei cittadini sono sempre ai livelli massimi e che la Te.Ma. ha debiti verso terzi che fanno accapponare la pelle.

Pertanto, sarebbe assolutamente grave se per adempiere al pagamento dei costi di questa iniziativa si facesse ricorso al solito Pantalone. Cioè a tutti noi.

 

 

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