Tandem Spa, parla F. Paolo Li Donni, “sul Palacongressi la politica non ha colto l’occasione di sviluppo, solo polemica”

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Tandem SpA ha rotto gli indugi e ha convocato una conferenza stampa per spiegare e presentare alla città il suo progetto di gestione del Palacongressi.  A farlo Francesco Paolo Li Donni, socio della società di brokeraggio assicurativo, Tandem, che ha risposto al bando del Comune per la gestione del Palazzo del Capitano del Popolo.  La conferenza è stata l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa con la politica tutta che “non ha colto l’occasione di sviluppo per la città ma solo i problemi del bando”.

La prima critica è arrivata per il partito di maggioranza, il PD, che “non parla, sta in silenzio se non tempo fa quando ha indicato – ha spiegato Li Donni – come via maestra il ritorno alla gestione diretta di alcuni beni di pregio senza spiegare come e con quali costi”.  Ma non è stata risparmiata la minoranza di centro-destra. “Ho letto ‘svendita di Orvieto’, uno slogan azzardato visto che dei tre beni indicati solo uno, per altro non del Comune e cioè l’ex-ospedale, è stato messo in vendita.  Per il Palacongressi è prevista una concessione mentre forse nel caso del Palazzo dei Sette la concessione di un ampio spazio a fronte di qualche lavoro si può configurare come svendita, ma tutto molto sindacabile”.  Paolo Li Donni è un fiume in piena e continua, “si parla tanto di garanzie e di danno erariale ma nessuno ha mai chiesto del progetto.  Allora sveliamolo questo progetto. Abbiamo messo insieme le principali professionalità presenti ad Orvieto, albergatori e bed&breakfast, anche questa una novità assoluta, due ristoranti, una società hi-tech, una cooperativa di servizi e una società di telemarketing, abbiamo aperto un dialogo con Confindustria e messo sul piatto una base d’investimento di 50 mila euro perché gestire il Palazzo costa”.  A parte i conti quello che non sembra aver digerito Li Donni è la concessione gratuita, la concessione di denaro e la mancanza di garanzie, i tre punti sottolineati dalla minoranza che ha presentato un esposto alla Procura della Corte dei Conti.  Anche in questo caso la replica è stata punto su punto. “E’ gratuita la concessione perché questo Palacongressi è vuoto, inutilizzato da troppi anni, tranne qualche eccezione e soprattutto le tante manifestazioni organizzate gratuitamente, ma che ha pagato il Comune.  Il Palazzo costa circa 20 mila euro all’anno, noi vogliamo trasformarlo in un’occasione di sviluppo per la città e per i suoi operatori economici.  I 20 mila euro previsti dal Comune sono dati a fronte di una documentazione delle spese sostenute per la promozione e per un massimo di 20 mila euro.  Vi invito, tutti, a riflettere su un altro punto – spiega Li Donni – se noi avessimo il Palazzo avremmo portato, secondo progetto, una trentina di eventi con circa 300 persone per ognuno. Con l’imposta di soggiorno ad una media di 2 euro a persona al giorno, e i parcheggi, il Comune avrebbe sicuramente recuperato l’intero importo e forse anche di più, senza contare il risparmio sulle spese generali.  Nel nostro progetto è previsto il pareggio dopo 4 anni e l’utile nei secondi 4 anni di gestione, ma chi ci avrebbe assicurato la prosecuzione dell’affidamento dopo la prima parte? Se garanzie ci devono essere allora che siano per ambo le parti in causa”.

Per chiudere Paolo Li Donni ha spiegato che “con il nostro legale stiamo studiando i termini per presentare il ricorso al TAR perché riteniamo che la nostra esclusione sia arrivata solo per un vizio formale nella presentazione della domanda.  All’apertura eravamo lì, mentre per l’altra offerta non c’era alcun rappresentante.  Abbiamo sostenuto la nostra tesi ma la commissione ha preferito questa strada, quella dell’estremo rigore andando, di fatto, a penalizzare la città che ora si trova a non avere ancora un soggetto capace di gestire il Palacongressi e con la politica, molto debole, che deve ora decidere per il nuovo bando e come ripresentarlo.  Temo che non sarà così facile l’iter anche perché mi sembra che manchi un confronto sulla progettualità e sul futuro di Orvieto tra gli schieramenti politici presenti in consiglio comunale”.

Il sindaco, l’assessore Vincenti e gli uffici tecnici del Comune dovranno ora  prendere in mano la situazione per uscire da un blocco dannoso per la città e per l’economia turistica ma soprattutto per l’immagine di Orvieto che senza un Palacongressi funzionante rischia di perdere ulteriori occasioni per migliorare i servizi di trasporto, ad esempio, e per un ampliamento dell’offerta alberghiera di qualità.

 

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