Matteo Tonelli, presidente CSCO, “progettiamo il futuro e la crescita culturale. Manca ancora il supporto dei privati”

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Il presidente della Fondazione per il Centro Studi Città di Orvieto, Matteo Tonelli, ha tracciato un bilancio economico e culturale del proprio mandato e dell’intero cda.  Il prossimo futuro del CSCO è pieno di progetti e iniziative di crescita culturale per Orvieto e con uno slancio nuovo dato dallo spirito di collaborazione nato tra le varie realtà attive nel settore della cultura e della formazione.

Matteo Tonelli – presidente del CSCO

 Recentemente con due post lei presidente ha dato notizia di due importanti fatti per il Centro Studi?

Per quanto riguarda il corso di tecnico dell’accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo confermo che non si farà perché nonostante il buon successo della prima edizione, con più richieste dei posti disponibili, quest’anno non abbiamo raggiunto il tetto minimo, quindi è stato sospeso e rinviato appena ci saranno le condizioni per riproporre il bando.  Per quanto riguarda “Orvieto Smart”, il progetto con Tema, Scuola di Musica e un partner tecnico privato è stato ammesso in graduatoria ma in una posizione che non ha permesso la finanziabilità, questo perché su 2,4 milioni di risorse complessive per un meccanismo di riserve, 1 milione per il LivingLab a Monte Luce, 600 mila per le Aree Interne, sostanzialmente per gli altri progetti sono rimasti poco più di 800 mila euro.  Ora il ragionamento si dovrà necessariamente spostare sulla dotazione delle Aree Interne dove possiamo attingere ma si parla di cifre comunque minori quindi bisognerà rimodulare l’intero progetto.

Veniamo alla fase progettuale. Le università USA sono entusiaste quindi è un trend positivo…

Assolutamente sì, ma per una volta vorrei non parlare solo delle università USA ma delle altre attività del Centro Studi.  Una notizia importante è che siamo in grado di attivare corsi di formazione professionale utilizzando la riapertura della procedura dei voucher formativi regionali, visto che siamo accreditati come agenzia formativa regionale.  Il rifinanziamento è avvenuto pochi giorni fa e ci stiamo attivando proprio in tal senso con otto corsi specifici.  Naturalmente stiamo iniziando a lavorare sulla terza edizione del Bollettino economico mentre a giorni verrà pubblicato l’avviso per il master di II livello universitario in collaborazione con UNIPerugia e il Centro di Salute Globale della Toscana. Un altro progetto interessante e all’avanguardia è quello dell’attività assistita con animali, la pet therapy, in collaborazione con Uisp.  E’ una delle prime esperienze nazionali in questo settore specifico.

E poi avete il Cersal che inizia ad essere una realtà interessante

E’ una realtà molto importante.  Fino a giugno abbiamo 60 giornate di formazione professionale e ecm per operatori sanitari e attività seminariale già programmate. Per correttezza non scendo ora nei dettagli delle attività del Cersal che come noto ha un suo Consiglio Direttivo e Consiglio Scientifico ai quali spetta la programmazione delle attività.

Il CSCO ha sempre sofferto della mancanza di spazi adeguati.  Oggi la situazione qual è?

Io direi che per fortuna è un problema.  Recentemente l’amministrazione ci ha comunicato che molto probabilmente l’Archivio di Stato non verrà più nei locali di Palazzo Negroni e questo significherebbe ritornare ad avere disponibili gli spazi a piano terra e sicuramente è una grande opportunità per poter programmare meglio le attività didattiche e formative.

Sappiamo che il suo mandato è in scadenza. Cosa lascia in eredità al suo eventuale sostituto, anche se il sindaco ha più volte sottolineato l’ottimo lavoro svolto dall’intero cda facendo intendere che squadra vincente non si cambia?

Per quanto mi riguarda è stata un’esperienza gratificante anche se molto impegnativa non solo per la complessità della situazione ma per l’impegno.  Io sono un libero professionista e il tempo dedicato al CSCO è stato detratto alla mia attività professionale, ma l’ho fatto con grande soddisfazione.  Per il futuro si vedrà, sarà come ovvio l’Amministrazione comunale a decidere.

Effettivamente c’è stato un vero e proprio cambio di passo con il passato per quanto riguarda la collaborazione con le altre strutture. Cosa è scattato?

Credo che sia scattata la consapevolezza che fare sistema è vantaggioso per tutti.  Per quanto riguarda il CSCO dall’inizio del nostro mandato abbiamo sempre cercato di lavorare in quest’ottica provando a coinvolgere le altre realtà della città.  Abbiamo riscontrato la stessa visione da parte della TeMa, che non cito a caso ma perché siamo strettamente collegati dal punto di vista della mission.  Evidentemente c’è stata una condizione favorevole che ha permesso di concretizzare tale volontà di collaborazione.

Quando si parla di successione, sempre ipotetica ricordiamolo, si deve fare il punto anche finanziario ed economico. 

Dal punto di vista economico abbiamo un conto economico che ogni anno produce un piccolo utile, simbolico ma che corrisponde ad una piccola riduzione del debito.  Dal punto di vista finanziario c’è una situazione debitoria sostenibile perché i debiti sono stati rateizzati sul medio-lungo periodo ma soprattutto oggi abbiamo una prospettiva di attività e quindi di introiti che permette al Csco di guardare al futuro con occhi diversi.

 Altra parte di eredità, lascia un CSCO con progetti di sviluppo concreti…

Assolutamente, abbiamo attività già programmate per il futuro. Io direi che per una Fondazione come il CSCO è importante anche e soprattutto il patrimonio immateriale in grado di produrre reddito.

In questi anni qual è stato il momento più esaltante?

 Nessuno in particolare, certamente l’attenzione e l’impegno anche in prima persona del Rettore dell’Università di Perugia, il professor Moriconi, che ha creduto molto nel Cersal ad Orvieto, questo è stato un punto d’orgoglio.

In questi anni c’è stato anche un cambio di marcia culturale del CSCO?

E’ indiscutibile questo dato.  Abbiamo cercato di coinvolgere altre realtà, creando condizioni di scambio di esperienze.  Poi abbiamo avviato collaborazioni locali, nazionali e internazionali che ci hanno fatto crescere, ne cito una su tutte perché la più recente, quella con Palazzo Spinelli che ha dato frutti immediati e che ne darà altri importanti nel prossimo futuro.  Abbiamo nominato un consiglio scientifico e queste culture diverse, messe insieme producono una miscela produttiva e interessante.  Questo viene forse ancora prima del bilancio, perché un Centro Studi deve investire sulla città

Il CSCO è una Fondazione quindi anche un privato potrebbe investire ma mi sembra che non ci siano grandi interessi oppure manca l’informazione?

Non è arrivata alcuna proposta in tal senso.  Probabilmente i motivi sono due: la scarsa conoscenza di questa opportunità e un’altrettanta scarsa sensibilità alla crescita culturale condivisa.  Deve essere ben chiaro che mettere soldi nel CSCO non significa investire ma fare mecenatismo così come avviene per lo sport.  Qui si sostiene la cultura ma chiaramente l’appeal è diverso, ma non è una polemica, questa, è solo la lettura dei dati, della realtà odierna.

Per concludere torniamo sulla collaborazione con Palazzo Spinelli.  E’ una scommessa sul vero core business della città cioè l’arte e la sua conservazione e valorizzazione…

Certamente, è una grande scommessa ma anche una grande opportunità.  Abbiamo trovato una grande disponibilità da parte di Palazzo Spinelli.  Noi da parte nostra abbiamo messo a disposizione un plus difficilmente rintracciabile altrove, gli scavi archeologici attivi e di grande rilievo.  Palazzo Spinelli e il suo presidente Emanuele Amodei sono molto motivati nel portare la scuola di restauro a Orvieto, e il primo corso è stata un po’ la prova generale.  E’ chiaro che per poter ospitare una scuola si devono fare investimenti su spazi, cioè aule e laboratori ma questo sarà compito non solo del CSCO ma anche del Comune.

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