La UE certifica la crisi dell’Umbria. I nuovi programmi di sviluppo più ricchi

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L’Unione Europea si prepara al nuovo bilancio di lungo termine e arrivano le brutte sorprese per l’Umbria che, secondo i dati del Pil pro-capite, scende nella classifica andando a inserirsi, insieme alle Marche, tra le cosiddette regioni “in transizione”.  In pratica la Ue ogni anno stila una classifica delle aree dividendole tra regioni sviluppate, in transizione e meno sviluppate.  L’Umbria era al primo posto ma i dati aggiornati hanno fatto scendere di un gradino la Regione.  Ma è un po’ tutta l’Italia a soffrire. Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia sono in sofferenza e quest’anno verranno raggiunte da Sardegna e Molise.  Anche le regioni ricche non ridono.  Piemonte, Trentino, Friuli e Lazio hanno registrato un calo superiore al 10% nel Pil pro-capite tra il 2007 e il 2016 ma hanno resistito alla crisi, in qualche modo.  La UE in questi anni ha modificato i criteri di ammissibilità tanto che per la categoria delle regioni in transizione l’area di è allargata andando a comprendere tutte quelle con un Pil pro capite tra il 75 e il 100% della media Ue mentre la precedente forchetta era tra il 75 e il 90%.  Ci ha rimesso la Regione Marche che tra il 2014 e il 2016 ha perso oltre 10 punti andandosi a collocare proprio tra le regioni in transizione.

La classifica delle 300 regioni in cui è suddivisa l’Europa serve per determinare la quantità di risorse da destinare alle varie zone nel prossimo periodo di programmazione dei fondi strutturali quello che va dal 2021 al 2027.  Questa è la buona notizia.  Non ci sono dati ufficiali, perché tutto è in discussione, ma a grandi linee l’Umbria potrebbe beneficiare di finanziamenti maggiori nei prossimi anni.  Il segnale è preoccupante, però, visto che si certifica come intere aree del Paese abbiano perso ricchezza confermando l’arretramento economico dell’Italia rispetto ai competitor europei.   Andando ad analizzare più in profondità i dati si evince che è l’intera Europa a soffrire.  In Francia sono solo due le regioni ritenute ricche e la situazione è peggiorata anche in Spagna, Grecia e Finlandia.  Proprio per questi motivi in Europa si è deciso di riequilibrare la distribuzione delle risorse economiche derivanti dalle politiche di coesione e dei fondi strutturali.  Il fondo di coesione, destinato ai Paesi dell’Est, è stato tagliato del 40% mentre con i nuovi criteri di distribuzione si calcola che le regioni italiane dovrebbero ricevere circa il 6% in più rispetto al periodo di programmazione 14-20.

Una magra consolazione, verrebbe da dire, visto che anche l’Europa ha certificato il peggioramento della situazione per l’Italia e per l’Umbria in particolare.

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