MAB-Unesco/1 Barbabella, non sono bastati 34 minuti di trasmissione, “privatizziamo tutto e rinunciamo alle funzioni di governo?”

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Riceviamo e pubblichiamo da parte di Franco Raimondo Barbabella la lettera aperta al Sindaco di Orvieto Giuseppe Germani

 

Caro Sindaco,

mi dispiace costringerti a leggermi nel caldo ferragostano, ma mi sembra una indefettibile necessità dopo aver visionato anche io nello stesso caldo il video che con la sapiente gestione di Antonello Romano è stato costruito e pubblicato su OrvietoSì per rispondere alle perplessità da me esposte sull’operazione Monte Peglia sito MAB Unesco.

Sinceramente, 34 minuti di intenso impegno tuo, dell’avvocato Paola e del colonnello Palescandolo mi sono sembrati una cosa un po’ esagerata: davvero troppa grazia, poteva bastare una semplice nota chiarificatrice. Ma forse una precisa risposta scritta non era possibile, meglio una chiacchierata. Comunque ne prendo atto con piacere e per rispetto ad un simile sforzo mi sento costretto al più onesto e franco commento. Mi pare, ecco la prima notazione, che le mie perplessità, alla luce di quanto da voi affermato, avevano proprio colto nel segno.

Quali erano queste perplessità? 1. Se, come è subito sembrato evidente, l’iniziativa è di tipo privato seppure con avallo pubblico, che ruolo ha avuto il sistema istituzionale? C’è appunto un progetto istituzionale di sviluppo generale in cui tale iniziativa privata si inserisce e da cui prende senso e consistenza? Se c’è, possiamo venirne a conoscenza? 2. Quali sono le garanzie che in questo caso non avvenga ciò che tante volte è avvenuto in Italia quando privati presentano progetti su aree pubbliche e le istituzioni vanno a rimorchio? 3. C’è il pericolo che il riconoscimento di un’area Unesco nel territorio interferisca con la necessità che venga ripresa l’iniziativa per la dichiarazione del complesso rupe-centro storico di Orvieto patrimonio dell’umanità? Questione questa tra le più serie, perché è la cartina di tornasole del fatto che ci sia o no una politica di ampio respiro territoriale (e qui la domanda infatti è: che cosa rappresenta per voi oggi il punto focale, di traino, di una politica di questo tipo?).

Ciò che è stato detto in quei 34 minuti, mi dispiace dirtelo caro Sindaco, aggrava ed estende ancor più tali perplessità. Mi pare, infatti, che dal video in questione emerga quanto segue: 1. l’iniziativa è stata esclusivamente privata e le istituzioni vi si sono semplicemente aggregate; 2. non c’è un progetto di sviluppo pubblico da cui si evincano intenti generali territoriali e tanto meno garanzie per le collettività interessate direttamente o indirettamente; 3. non è stato nemmeno ipotizzato un sistema di governance che tuteli gli interessi generali e garantisca che i fondi pubblici vengano gestiti a vantaggio della comunità; 4. lungi dal tranquillizzare che l’operazione non interferisca con una nuova necessaria iniziativa verso l’Unesco per la valorizzazione di Orvieto come patrimonio dell’umanità, in realtà genera maggiore preoccupazione proprio per la logica che è stata seguita, che esclude con tutta evidenza una visione territoriale ampia al cui centro vi sia il ruolo trainante del patrimonio storico artistico archeologico e naturale che è riassunto nel sistema città. Su questo punto l’avvocato non si può permettere battutelle e tu, scusami, non te la puoi cavare dicendo che la questione andava affrontata all’epoca del risanamento della rupe, perché sai bene che la cosa fu iniziata allora e poi interrotta e poi ripresa e di nuovo interrotta. E mi fermo. Ma sia chiaro, non può essere messa oggi nelle mani della capacità di movimento di un privato, quale allargamento dell’iniziativa dallo stesso condotta per il Peglia.

Ma, oltre alla conferma delle mie osservazioni e domande, il video suscita ulteriori serie preoccupazioni. L’avvocato Paola, che interviene da vero protagonista per almeno due terzi del tempo, non solo esalta, e ne ha tutte le ragioni, il suo ruolo nell’intera vicenda, ma dà la linea, indica le prospettive, ipotizza le soluzioni stabilendo i confini per l’azione degli enti pubblici, insomma fa il giocatore che ha il mazzo in mano e dà le carte (quasi, mi sia concessa la metafora, un quinto sindaco oltre i 4 in carica). Sindaco, che succede, deleghiamo i compiti di governo?

Ma c’è di più. Ad un certo punto l’avvocato se ne esce con un’affermazione che davvero colpisce. Eccola: “Per la malavita politica la pacchia è finita”. Sindaco, penso che anche tu dovresti invocare qualche delucidazione. Per caso dalle nostre parti c’è stata o c’è malavita politica? E se si, ci sono denunce, processi in corso, oppure anche in questo caso si tratta di un processo di pulizia di tipo privato? Bisogna chiarire, perché questo ripetere dappertutto, da Roma ad Orvieto, che “la pacchia è finita” a noi cittadini dall’animo sensibile la cosa dà un po’ fastidio. Noi non siamo proprio abituati alla pacchia, tanto meno alla pacchia della malavita.

Non è ancora finita. Nella parte finale sempre l’avvocato Paola, non solo ribadisce che questo soggetto “non dipende dagli enti locali”, ma conclude così: “Ci rivolgiamo a privati qualificati (sic!, scusate, scelti da chi e con quale criterio?) … Parliamo al mondo e parliamo alle istituzioni pubbliche perché questa cosa deve accrescere anche il tasso di consapevolezza delle pubbliche istituzioni perché troppi soldi sono stati buttati in progetti inutili e mai realizzati con dispendi enormi e dilapidazioni gravissime. Ecco quello è il prima, noi siamo il dopo”. Sindaco, abbiamo capito bene? A che cosa ci si riferisce? Dove sono questi dispendi enormi e dilapidazioni gravissime? Anche su questo punto io credo che a nome della città ti spetti di chiedere chiarezza assoluta. Non ci possono essere ombre. E non ci può essere qualcuno che arriva qui e si presenta non solo come educatore delle istituzioni ma addirittura come il punto di discrimine della storia, colui che stabilisce il prima e il dopo. Noi abbiamo il diritto di sapere che cosa tutto questo significa.

Infine una questione di ordine generale, direi la questione delle questioni. Chi è proprietario del marchio di questa operazione? (Tra l’altro, è lecito chiedere di conoscere chi sono i soci dell’Associazione e del Comitato e se esiste una consistenza patrimoniale di tali Enti che si propongono come attori principali di questa straordinaria operazione?). Ci sarà il marchio Unesco, ma di chi sarà il marchio della gestione? Insomma, la titolarità della gestione sarà dello stesso soggetto che ha promosso l’iniziativa con i Comuni a supporto? O non sarà il caso di passare ad altro, costituire un nuovo soggetto di gestione e invertire il ruolo dei partner? A pensarci bene ci può essere un prima e un dopo, ma solo se questa prima fase sarà dichiarata conclusa e se ne inizierà un’altra. Sindaco, ti farai promotore di questa impostazione? Come vedi, io non sono in una situazione di rifiuto cieco, ma di problematizzazione pubblica di una situazione molto problematica. Altrimenti, se non lo farai, sarà forte la sensazione che siamo di fronte ad un processo di privatizzazione dei beni pubblici che procede spedita passo dopo passo, peraltro senza garanzie. Dopo il Palazzo dei Sette si passa al Palazzo del popolo. Poi all’ex Piave? Infine al Monte Peglia? E nel contempo rinunciando di fatto alle funzioni di governo?

C’è per caso tra voi un qualche comunista? Perché era tipico dei comunisti parlare di collettività e di beni comuni e poi nella realtà procedere a privatizzazioni rinunciando a governare i processi accontentandosi di gloria propagandata. Sai chi fermò un tentativo scellerato di lottizzazione organizzata da comunisti in zona Colonnetta? Fu Peppino Cirinei, un socialista. Sai chi fermò le lottizzazioni selvagge di Ciconia negli anni ottanta? Amministratori riformisti, che non ebbero paura di pagarne le conseguenze. Ecco, questa cultura seria, che favorisce l’iniziativa privata ma all’interno di un potere pubblico che fa il suo dovere di garante degli interessi di tutti, non è morta, anzi è viva e vegeta e continuerà a svolgere la sua missione.

Con cordialità e sempre aperto al confronto leale e pubblico

 

Franco Raimondo Barbabella

Cittadino di Orvieto

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