Orvieto città unica, ma il centro storico deve continuare ad essere il suo baricentro

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La diatriba tra la città “multicentrica” e quella che vede il centro storico contro tutti è vecchia, stantia soprattutto in un’epoca che è riuscita ad azzerare distanze ben più ampie.  Troppo spesso il centro storico è visto come un problema che porta pochi voti, con costi di gestione altissimi e per pochi fortunati.  In realtà dovrebbe essere il fiore all’occhiello, il baricentro di Orvieto ma così non è.  In parte è dovuto a scelte discutibili del passato remoto e non solo della politica che ha deciso di sviluppare la città nuova in tre quartieri contenitori senza badare troppo alla sostenibilità, all’ecosistema, ai rischi idrogeologici.  E’ così che le aree esondabili sono divenute edificabili fino ad essere zone industriali, artigianali, commerciali, insomma il centro pulsante della vita cittadina. 

Il 2012 con il dramma dell’alluvione ha fatto aprire gli occhi ai più ma ormai il danno è stato fatto e dunque si è deciso di correre ai ripari con le “grandi opere” sul Paglia e non solo per rendere quelle aree più sicure.  Il centro storico invece ha continuato a vivere di luce riflessa delle sue bellezze.  Almeno ha continuato a farlo fino al 2015, poi i numeri hanno iniziato a raccontare un’altra storia. Anche in questo caso dipende dalle interpretazioni che si vogliono dare, ma è oggettivo che qualcuno ci ha marciato con tante presenze in nero mentre i “regolari” hanno iniziato a soffrire la contrazione del numero dei turisti.  Tra la seconda parte del 2016 e tutto il 2017 l’emorragia di turisti è stata terrificante per colpa di quel sisma che ha drammaticamente colpito una parte dell’Umbria, non Orvieto sia chiaro.

In tutto questo inseriamoci la chiusura del Tribunale, il depotenziamento dei servizi ferroviari, una sanità che soffre, il commercio di prossimità che non riesce a reagire ai cambiamenti epocali, che non riguardano Orvieto ma l’Italia intera, dell’e-commerce avanzato e il patto avvelenato della crisi è servito.  Eppure in tutto ciò Orvieto continua a dividersi tra due diverse visioni di città non conciliabili.  Ha scritto alcuni giorni orsono l’ex-assessore Gnagnarini un interessante corsivo dal titolo emblematico “e se fosse il centro storico a scendere giù?”.  No, personalmente ritengo che invece bisogna far ritornare gli orvietani nel loro centro storico.  Non può e non deve essere un problema venire su come invece è attualmente.  Invece di spostare facciamo ritornare gli uffici nel centro.  Chiediamo, ad esempio, che la ASL costruisca il Palazzo della Salute alla Piave, punto nodale e cerniera tra i quartieri alle pendici e la Rupe.  Chiediamo che finisca definitivamente l’epoca dell’affidamento a prezzo di saldo di palazzi storici ad alcuni privati selezionati. Chiediamo che chi amministra dedichi una corsia preferenziale a tutti gli orvietani che vogliono venire nel centro storico a qualsiasi titolo.  Giustamente nei quartieri moderni abbiamo centri commerciali, zone artigianali e industriali, ospedale, ambulatori e uffici pubblici di grande afflusso; nel centro manteniamo ciò che abbiamo e facciamolo continuare a vivere come parte integrante della città.

Il primo commento di un orvietano non deve essere più “che p…e devo andare su!” ma “che bello, devo andare su!”.

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