Orvieto, ancora un cellulare in carcere. I sindacati: “Dispositivi miniaturizzati”

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Orvieto, ancora un cellulare in carcere. Il Sappe: «Dispositivi miniaturizzati»
Sindacato punta il dito contro il sistema della vigilanza dinamica

Ennesimo sequestro di telefoni cellulari in carcere. A una settimana di distanza dall’ultimo episodio ecco un altro apparecchio «miniaturizzato» scrivono dal Sappe, scovato in una cella nel carcere di Orvieto e il sindacato autonomo di polizia penitenziaria sbotta. Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria denuncia: «Ieri, durante la perquisizione ordinaria, in una cella dove sono ubicati tre detenuti italiani e due extracomunitari, all’Istituto Ica di Orvieto, sono stati ritrovati occultati in vari arredi della stanza un telefonino miniaturizzato con relativo carica batteria e una scheda sim. Il telefonino dello stesso identico tipo di quello ritrovato una settimana fa era abilmente occultato nella porta del bagno, mentre la sim era nella branda in dotazione ai detenuti. Il Sappe ancora una volta, non può fare altro che elogiare il personale di polizia penitenziaria».

Cellulare in carcere Donato Capece, segretario generale del Sappe, punta il dito contro il sistema della ‘vigilanza dinamica’: «Questi sono i frutti di una sorveglianza ridotta in conseguenza della cervellotica vigilanza dinamica, dell’autogestione delle carceri o della sottoscrizione di ridicoli ‘patti di responsabilità’ da parte dei detenuti. Da anni sollecitiamo il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ad adottare interventi concreti per impedire l’uso di cellulari indebitamente introdotti in carcere come, ad esempio, la dotazione ai reparti di polizia penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani. Con la continua miniaturizzazione, gli apparecchi  risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo».

 

 

 

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