Ospedale: sale operatorie chiuse due giorni per mancanza di anestesisti. E’ possibile?

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Inizio di settimana piuttosto complicato all’ospedale di Orvieto.  Quello che aveva annunciato più di due settimane fa Ciro Zeno (PCI – Umbria) è divenuto realtà.  Nella giornata di lunedì 11 e martedì 12 le sale operatorie del nosocomio orvietano sono rimaste chiuse, unica eccezione le emergenze.  Il perché di questa situazione è facilmente intuibile, mancano gli anestesisti.  L’emergenza estiva non si concluderà con le due giornate, sempre secondo quando si apprende da fonti interne dell’ospedale.  I piani ferie andranno a ridurre ulteriormente il personale con possibili ripercussioni sulla piena operatività del blocco operatorio.

Se la notizia della chiusura è arrivata un po’ come un fulmine a ciel sereno lo stesso non si può dire della situazione generale degli anestesisti.  C’è un concorso in via di svolgimento ma le necessità e il sottodimensionamento del personale medico era noto da lungo tempo.  Ancora oggi in terapia intensiva per assicurare il servizio si è obbligati a distaccare il personale infermieristico dai vari reparti, in particolare ortopedia e chirurgia. Nella terapia intensiva è prevista la presenza di un infermiere ogni due pazienti; quando si arriva al quarto ecco che immediatamente scatta l’emergenza con la necessità di reperire una figura professionale infermieristica da altri reparti mandandoli in sofferenza a loro volta.

L’arrivo dell’estate con la normale turnazione per ferie rende tutta la struttura estremamente più fragile nonostante le rassicurazioni che più volte arrivano dai vertici della ASL.  E’ chiaro che ci si ponga qualche domanda a partire dal ruolo del sindaco che ha in carico la politica sanitaria, o meglio i rapporti tra Comune e sanità regionale e ASL.

E’ possibile che un provvedimento così penalizzante per un ospedale delle emergenze-urgenze non venga discusso con il primo cittadino?

E’ possibile che in un ospedale per due giorni, almeno per ora, non si possa di fatto operare?

Al netto dei normali investimenti per l’ordinaria manutenzione e l’ammodernamento delle attrezzature e della copertura dei posti di responsabilità nei vari reparti quali sono i reali investimenti della ASL sull’ospedale orvietano e più in generale sulla sanità di territorio?

Infine, ci sono i soldi dell’ormai famoso lascito De Solis, c’è un progetto di Palazzo della Salute con tanto di acquisto dell’area alla ex-caserma Piave ma la ASL continua a pagare affitti per i suoi uffici allo Scalo.  A quando la partenza degli investimenti? Non è possibile che ogni ulteriore passo venga imputato alla vendita dell’area dell’ex-ospedale altrimenti l’intera attività di investimento e ammodernamento della ASL dovrebbe legarsi a questo tipo di ragionamento.  In pratica se a Foligno si acquista un nuovo macchinario ci si dovrebbe domandare da dove provengano tali risorse, ma la sanità non può funzionare così, è un servizio pubblico che deve rispondere a criteri di sana amministrazione ma anche e soprattutto ai reali bisogni della popolazione e delle strutture.

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