La sfida di Antonino Lombardo con lo spettacolo Life il 26 maggio al Mancinelli, “punto sui talenti di Orvieto”

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Il 26 maggio al teatro Mancinelli c’è un appuntamento interessante, nuovo intitolato “Life”.  E’ uno spettacolo di danza ideato da Antonino Lombardo, ballerino di professione, che ha partecipato al talent Amici, palermitano di origine che ha scelto di scommettere sui talenti orvietani che ha avuto occasione di incontrare e che ora sono fra i protagonisti della serata.  Ci sono le scuole di danza, i batteristi live “Full Stroke” poi i “Crunkys Smiling Crew” e poi la voce narrante di Vieri Venturi e la cantante Martina Maggi.  Alla vigilia dello spettacolo Antonino Lombardo si racconta e ci spiega perché la scelta di Life e cosa significa.

Partiamo dal titolo, perché lo spettacolo s’intitola Life?

Semplice, lo spettacolo è un viaggio nella vita quotidiana con tutti i suoi problemi.  E’ un’occasione per riflettere e ricordare perché si trovano riferimenti alle persecuzioni, alla violenza sulle donne, al razzismo ma tutto riletto in chiave contemporanea.

Insomma vai a toccare tutti argomenti purtroppo attuali, in particolare quello della violenza sulle donne.

Esatto.  Per fare un esempio in una parte dello spettacolo si racconta la storia di una donna che s’innamora di un uomo “difficile”.  Le amiche la sconsigliano ma lei, proprio come spesso accade nella realtà, guidata dall’amore, non le ascolta e continua la sua storia fatta di violenza con quest’uomo che alla fine, con un tragico epilogo, la uccide.

Parliamo ora di Antonino.  Tu vieni da Palermo e da un quartiere complesso come lo Zen. Nello spettacolo che hai pensato ci sono riferimenti, non alla tua vita diretta, ma che hai vissuto in maniera piuttosto stretta?

No, di autobiografico non c’è nulla.  Ho solo messo in scena quello che vedo in giro, o meglio quello che si legge e si ascolta e poi, certamente, anche quello che ho visto nelle vie del mio quartiere.

Nello spettacolo Orvieto è molto presente con personaggi, cantanti, musicisti.  Hai deciso di puntare sulla città?

Vieri, Martina e Silvia sono conosciuti, professionisti seri e non potevo che trovarmi bene e in sintonia con loro.  Ho invece notato che Orvieto ha tanti talenti, soprattutto giovani che non vengono sfruttati al meglio.  L’unica compagnia orvietana che fa teatro, anche se sottolineo che io faccio danza e non musical, mi sembra che non dia opportunità a tutti, ma è una mia personale impressione.  In questi mesi ho avuto l’occasione di conoscere e vedere all’opera tanti ragazzi e ne sono rimasto sinceramente colpito anche perché il mio motto è, “il team fa la forza, il singolo non serve a niente”.

Torniamo di nuovo ad Antonino.  Tu parli di talento, quello che sicuramente pensavi di avere quando hai iniziato a danzare ma in famiglia non tutti la pensavano così, vero?

Ho iniziato come calciatore e poi piano piano mi sono accostato alla danza.  Ho iniziato a coltivare questa passione di nascosto fin quando mio padre non si è accorto.  Lì sono nati i problemi. Mi ha messo di fronte ad un bivio, smettere o andare via di casa.  Io ho scelto la strada più difficile ma sicuramente quella del cuore e sono partito.  La danza mi aveva conquistato e non ho avuto dubbi.

All’epoca eri uno dei tanti giovani appassionato di danza e con tante aspettative.  Oggi che cosa ti senti di consigliare a chi vuole emergere?

Prima di tutto servono costanza e studio.  E’ poi chiaro che tutto deve essere fatto con passione, non per soldi.  Chi danza deve essere sincero prima con tutto con se stesso e essere autocritico.  E’ altrettanto importante, però, essere fortemente convinti dei propri mezzi e lo sottolineo perché a me è successo di sentirmi dire di non essere tagliato per la danza, ma non ho ascoltato e sono andato avanti e ora sono qui, ballo e in poco tempo ho organizzato uno spettacolo teatrale di danza.

 E quando arrivano momenti di difficoltà?

Personalmente ho fatto tesoro di quello che mi diceva da piccolo mia madre, “quando cadi ti devi rialzare e ripartire ancora più forte di prima”.  Questo è un insegnamento semplice ma fondamentale soprattutto per chi ha scelto la danza come professione. Mia madre mi ha sempre insegnato che quando cadi ti devi rialzare e ripartire ancora più forte di prima, questo è un insegnamento fondamentale soprattutto per chi ha scelto la danza come professione.

Quanto ti è costato, non economicamente ma in termini di tempo e fatica, organizzare Life?

Partiamo dall’inizio.  Avevo in mente di organizzare qualcosa in città e informandomi ho scoperto che non esisteva una compagnia di ballo stabile.  Mi hanno segnalato l’esistenza di una compagnia teatrale amatoriale e allora sono andato a vedere lo spettacolo.  Onestamente non mi è piaciuto più di tanto e allora ho deciso di mettermi direttamente in gioco.  In due mesi ho organizzato tutto.  Dalle coreografie, alle scenografie fino alla parte più strettamente economica.  Oggi Life è una realtà con musiche inedite e scritte proprio per lo show.  Abbiamo un gruppo sul palco e dei batteristi che sempre live suonano.  Sono giovani, peni di passione e gasatissimi.  Non vedono l’ora di debuttare al Mancinelli.  Ho deciso di investire su di loro anche per il futuro perché Life non si ferma ad Orvieto e il 26 maggio.

Quindi lo spettacolo è una prima tappa?

Sì porto i talenti di Orvieto in giro per l’Italia e a partire da ottobre abbiamo già alcune date fissate.  Vorrei educarli al lavoro, al palcoscenico e l’unico maniera che conosco è quella di imparare lavorando.

Per finire, perché il 26 maggio venire a vedere Life?

Perché Life ti farà alzare dalla sedia con la voglia di vivere che non si è mai avuta.  Amo le sfide e questa è interessante e bella.

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