Fine aprile di nomine tra Fondazione e CRO. Cosa succederà dopo?

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Siamo alla vigilia di importanti cambiamenti ai vertici della Fondazione CRO e della stessa Cassa di Risparmio di Orvieto.  Il 27 aprile, infatti, scade il mandato del presidente della SpA, Marco Ravanelli, e la Fondazione dovrà indicare il nome del sostituto.  Praticamente nelle stesse ore si dovrà procedere anche al cambiamento dei vertici della Fondazione con il presidente Vicenzo Fumi che, dopo due mandati, dovrà passare la mano.  Non trapelano indiscrezioni per quanto riguarda il futuro nome che dovrà guidare le sorti dell’Ente di Palazzo Coelli in un momento piuttosto delicato e di rapporti tesi con la capogruppo della CRO, Popolare di Bari. 

I rumors non mancano e vedono in pole il commercialista Gioacchino Messina in corsa con Massimo Caprasecca.  Sono solo indiscrezioni e come tali le consideriamo.  Ancora più difficile capire chi invece andrà alla Cassa di Risparmio di Orvieto.  E’ difficile anche tracciare un identikit e allora vediamo cosa prevede in materia Bankitalia con i criteri di onorabilità e professionalità. Le indicazioni sono piuttosto stringenti e prevedono che a presiedere il cda di una banca possa andare chi abbia esperienza di almeno un quinquennio in attività di amministrazione o di controllo ovvero compiti direttivi presso imprese; attività professionali in materia attinente al settore creditizio, finanziario, mobiliare, assicurativo o comunque funzionali all’attività della banca; attività di insegnamento universitario in materie giuridiche o economiche; funzioni amministrative o dirigenziali presso enti pubblici o pubbliche amministrazioni aventi attinenza con il settore creditizio, finanziario, mobiliare o assicurativo ovvero presso enti pubblici o Pp.Aa. che non hanno attinenza con i predetti settori purché le funzioni comportino la gestione di risorse economico-finanziarie; attività di amministrazione, direzione o controllo nel settore della cooperazione o in enti a carattere mutualistico, quest’ultimo punto è ad hoc proprio per i presidenti di popolari costituite anche come SpA.  Non finisce qui.  Tra i tanti criteri di onorabilità e trasparenza che comprendono l’esclusione per chi è condannato o ha carichi pendenti soprattutto in materia gestionale c’è anche una parte che recita, “chi svolge funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso una banca non può contrarre obbligazioni di qualsiasi natura o compiere atti di compravendita, direttamente o indirettamente, con la banca che amministra, dirige o controlla, se non previa deliberazione dell’organo di amministrazione presa all’unanimità e col voto favorevole di tutti i componenti dell’organo di controllo, fermi restando gli obblighi di astensione previsti dalla legge.  Le medesime disposizioni, seppur adattate alla disciplina dei gruppi bancari, si applica nel caso che una tale situazione coinvolga chi svolge le funzioni suddette presso una banca o una società facenti parte proprio di un gruppo bancario”.  Fin qui quello che prevede Bankitalia per chi deve presiedere il cda di una banca.

Facciamo invece il punto sul prossimo futuro di CRO, in particolare, e su cosa dovrà gestire il presidente della Fondazione.  Il prossimo 23 aprile si conosceranno nei particolari le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato il ricorso presentato su parte della riforma delle popolari voluta dall’allora governo guidato da Matteo Renzi per quanto riguarda il blocco del diritto di recesso.  Così ora PopSondrio e PopBari ripartiranno con l’iter di trasformazione in Spa.   E la Fondazione? A Palazzo Coelli hanno ancora una partecipazione di minoranza del 26,43% con il diritto di veto su operazioni di fusione e aumenti di capitale.  Lo scorso anno la stessa Fondazione aveva scritto alla controllante per la vendita della quota anche a terzi.  Da lì tutto si è fermato.  Ad oggi abbiamo rapporti tesi tra le parti e fermi al 2017, almeno ufficialmente.  Ora il nuovo presidente della Fondazione dovrà assolutamente gestire una partita complessa che potrebbe, e ribadiamo il condizionale, essere divisa in due tempi, con una prima parte che liberi dai blocchi lo statuto della CRO, così come sollecitato dall’organo di controllo, e la seconda parte di gestione della banca di territorio con di fatto tre alternative: la fusione con la controllante BPB, il rafforzamento della stessa CRO senza fusione, o ancora la ricerca di un nuovo partner disponibile ad acquisire il controllo della banca locale trattando con la capogruppo.  C’è poi la strada, anch’essa percorribile, della ricerca di un acquirente per la quota nelle mani della Fondazione.

Naturalmente sono tutte ipotesi che dovranno trovare conferma nelle mosse future in particolare della capogruppo di Bari.  E’ certo che chi andrà a Palazzo Coelli dovrà gestire e trovare una soluzione per la questione CRO e dovrà riaprire un confronto serio e franco con la Popolare di Bari che della banca è l’azionista di controllo.  Non si parla qui di autonomia, già persa da molti anni dalla CRO, ma di strategie di sviluppo e di presenza sul territorio, obiettivi che si possono ottenere anche con accordi “para-sociali” fra le parti senza rallentare quel processo di concentrazione dei gruppi creditizi ormai ineluttabile, o quasi.

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One Comment

  • F. Zanetti

    Perché l’Ente funzioni bene c’è bisogno di Amministratori che abbiano a cuore le sorti di Orvieto, siano onesti e indipendenti, senza coinvolgimenti settari, di parte o politici.

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