8 marzo. Non regalatemi una mimosa, non regalatemi un fiore, ma una pacca sulla spalla e una stretta di mano

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8 marzo 2018. No, oggi non è la mia festa. Quindi, per favore, non regalatemi una mimosa, non regalatemi un fiore, ma una pacca sulla spalla e una stretta di mano. Perché io questo sono, una persona prima che una donna. Non mi serve una festa della donna, non saprei cosa festeggiare. Non mi serve una serata con le amiche, le posso chiamare quando voglio. E non mi serve il cioccolatino espressamente dedicato o il menù a tema. Perché io non sono una specie in via di estinzione, non vado protetta, non vado “quotata”, non vado festeggiata né ho bisogno tanto meno di presentazioni, convegni, incontri che descrivano quanto, quando e come, ma mai il perché. Perché non sono un qualcosa di cui parlare, sono un qualcosa da vivere.

Non ho bisogno di parole declinate al femminile, non ho bisogno di neologismi né di idiomi carichi di significati perché io significati diversi da quello che sono non ne ho e non ne voglio avere. Non ho bisogno di sconti allo stadio, non ho bisogno di ingressi omaggio in discoteca, perché io non ho nulla di diverso dagli uomini. E loro non hanno nulla di diverso da me. Siamo persone, uomini e donne, due facce della stessa medaglia, due esseri viventi, certamente con peculiarità diverse ma non diversamente interpretabili. O giudicabili. Un femminicidio, parola che odio almeno quanto “quote rosa”, non è né meno né più grave di un omicidio. Non voglio quote rosa, non voglio valere in quanto donna ma valere in quanto valgo.

Non mi serve che scenda in piazza l’uomo per dire che io sono un essere vivente, tanto il giorno dopo tutti stanno comodi in poltrona in attesa che la moglie prepari la cena. O quasi tutti. Oggi è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne, non è la festa della donna, non c’è nulla da festeggiare, anzi. E non ci sarà nulla da festeggiare fintanto che non sarà un ricordo sbiadito l’ultimo pensiero sessista, l’ultima mammana nell’ultimo angolo sperduto della terra, l’ultima sposa bambina, l’ultima ragazza stuprata, l’ultima donna violata.

Non c’è festa per noi donne, non oggi, né domani, né dopodomani. C’è da vivere oneste e fiere, c’è da crescere uomini e donne consapevoli dell’armonia e del rispetto, c’è da lavorare e c’è da stare a casa, che nessuno osi mai dire “tu non lavori”. Ci sono da scrivere ancora pagine e pagine di storia prima che possa essere lecito e bello festeggiare. Ci sono da soffocare ancora molti pregiudizi, luoghi comuni, usanze e abitudini. Nel mondo moderno e in quello che moderno non è, ma spesso ci insegna molto. Oggi per me non è festa, non voglio nessun fiore, non voglio nessuno invito a mangiare una pizza, non voglio niente se non una pacca sulla spalla e una stretta di mano e magari qualcuno che mi dica “ce la puoi fare, perché sei brava e onesta”. Posso essere nera, bianca, povera, ricca, mamma, sorella, nonna, imprenditrice, casalinga o autista di autobus, oggi non è la mia festa perché io non ho bisogno di una festa.

Io, noi abbiamo bisogno di dignità, di rispetto, ma anche e soprattutto di fiducia, di sentire che il mondo gira anche grazie a noi, che i mercati salgono in quotazioni anche grazie a noi, che le case sono calde e accoglienti così come sono posti sicuri gli uffici e le scuole. Abbiamo bisogno di sentirci parte di un disegno, di un progetto, della vita. Abbiamo bisogno che le leggi vengano applicate non che qualcuno le crei apposta per noi, abbiamo bisogno di tutela della maternità perché nessun uomo è costretto a lasciare il lavoro se diventa padre, abbiamo bisogno di prendere in mano la nostra vita ma mano nella mano con i nostri compagni, non e mai per essere guidate ma per camminare insieme.

Oggi non è la mia festa, non ho nulla da festeggiare, non ancora. E quando sarà il momento di festeggiare, non avrò bisogno di festeggiare, perché saremo un popolo dove essere donna, o essere uomo, non sarà niente di più che un dettaglio fisiologico. No, non sono femminista, né voglio la parità dei sessi, voglio un mondo dove le mani sono mani, gli occhi sono occhi, i cervelli e le capacità sono cervelli e capacità di una persona. Dove se valgo valgo dove se eccello eccello dove se piango piango dove se sbaglio pago dove se vinco vinco dove se amo amo. Un mondo dove la violenza sia un ricordo e dove la gente si senta sempre a casa e dove non siano necessarie le “Giornate” di questo e di quello.

Allora, forse, festeggerò. Per sempre.

 

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