In Umbria fine dell’impero e “liberitutti” del PD, cappotto uninominale del centro-destra, primo partito M5S

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Il 4 marzo è passato come uno tsunami a mischiare le carte soprattutto in vista delle scadenze elettorali dei prossimi due anni a partire da maggio a Terni, per poi giungere al 2019 quando si andrà al voto in quasi tutti i comuni umbri e il 2020 che sembra lontano ma non troppo con la regionali.  Saranno tre anni di lotte intestine sia nel centro-sinistra che, in parte, nel centro-destra.  Vola con il vento in poppa il M5S forte del risultato che lo ha portato ad essere il primo partito in Umbria.

Gli sconfitti sono senza se e senza ma il PD e LEU che non ha avuto l’appeal sperato tra i delusi del partito di Renzi; gli altri sconfitti nonostante la vittoria della coalizione sono quelli di Forza Italia che comunque strappa all’uninominale Terni, Spoleto, Orvieto al PD con Raffaele Nevi.  I 5 Stelle vincono ma in maniera meno abbondante della media italiana.  Questa è la cornice all’interno della quale ora si muoveranno tutti i partiti, grandi e piccoli, vincitori e vinti, alleati e isolati.
Partiamo dalle certezze: al Senato abbiamo Donatella Tesei e Francesco Zaffini, manca Forza Italia.  Alla Camera abbiamo come detto Raffaele Nevi, Emanuele Prisco e Riccardo Augusto Marchetti, qui ben distribuiti con il primo di Forza Italia, il secondo di Fratelli d’Italia e il terzo della Lega.  A Terni il candidato Cesare Damiano, il più vip tra i prescelti del PD, arriva addirittura terzo nel collegio forse più di sinistra e delude fortemente anche LEU con Iannone in una tristissima quarta posizione.  La sconfitta più cocente e più dirompente per il PD è quella di Gianpiero Bocci, anch’egli terzo mentre il ministro in pectore dei pentastellati Giannettakis è arrivata terza, insomma non è riuscita ad attrarre voti il suo lancio a livello nazionale.

E i contraccolpi?  Nel PD si rischia una sorta di “liberitutti” pericoloso anche per i tanti equilibri interni, per le partecipate, le posizioni di potere che in Umbria contano e tanto. Anche i rumors riguardanti la prossima tornata regionale potrebbero essere resettati da questi risultati.  Tutto ruota intorno a Bocci e Leonelli, due bocciati dall’elettorato umbro.  Con quale forza andranno a trattare per trovare la quadra nel PD?  E LEU?  Il consigliere regionale Solinas ha provato a giustificarsi spiegando che è un partito neonato e che si è sbagliato a puntare sulle star nazionali.  Troppo poco per spiegare la debacle in una Regione tradizionalmente di sinistra.  La verità è che il progetto non è piaciuto perché tutti hanno capito che il sistema elettorale favoriva anche i partiti soli.  Se non è passato Grasso nella “sua” Palermo qualche motivo ci sarà.

E a Orvieto, la provincia più lontana dell’impero? In un quadro che per il PD assomiglia molto alla situazione dell’impero austro-ungarico post-prima guerra mondiale, in sbriciolamento è molto difficile capire quali saranno le prossime mosse.  Sulla barca dello sconfitto nessuno vuole salire e allora rimarrà aperta probabilmente sine-die la questione del rimpasto di giunta e della sostituzione dell’assessore Gnagnarini.  L’uscita dal pre-dissesto sembra più complessa di quanto si pensasse tanto che gli effetti benefici tanto ricordati, si avranno nel 2019, troppo tardi.  I provvedimenti sulla viabilità e il traffico tanto impopolari che però trovavano sponsor nella maggioranza consiliare ora saranno confermate senza strappi? Anche a Orvieto, ultima provincia dell’impero si vota il prossimo anno e il “liberatutti” in casa PD potrebbe anche agevolare la creazione di quel listone civico di cui tanto si parla con una forte presenza della sanità locale e molto trasversale.  Il protagonista vero sarà il M5S con Lucio Riccetti che ha avuto un ottimo risultato personale e godrà dei benefici di quello nazionale e regionale e con Lucia Vergaglia già in consiglio e che ora sarà sicuramente più intransigente di quanto già non fosse.

E Germani?  Sembrerà assurdo ma in quadro così desolante è proprio il sindaco che ne esce rafforzato ma solo personalmente perché tutti i riferimenti escono con le ossa rotte a partire da Leonelli, non eletto, Bocci, non eletto, e a livello nazionale Renzi, eletto ma con un partito ridotto quasi al lumicino, la minoranza del PD non pervenuta. Chi potrà garantirlo? Sembra proprio nessuno vista la situazione e anche chi si è sempre opposto non ha poi tutta questa forza per andare allo scontro, leggasi Andrea Scopetti segretario del PD di Orvieto.

Saranno due anni interessanti in Umbria perché non vi è più certezza, non ci sono più porti sicuri e i grandi padri del PD non possono più decidere o dettare legge, o almeno non dovrebbero farlo visto che l’elettorato ha già fatto capire che non gradisce.  Primo appuntamento Terni a maggio, che sarà anche banco di prova per il neo-deputato Raffaele Nevi. Obiettivo finale 2020 con la Regione passando dai Comuni e la possibilità che spunteranno come funghi liste civiche con i partiti nascosti e il M5S pronto ad incassare su due fronti, quello della capacità propositiva e quello degli errori degli altri.

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