I candidati sottoscrivono l’impegno di Praesidium su CRO, ma la vera partita è il rinnovo delle cariche

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I candidati alle prossime elezioni del 4 marzo hanno sottoscritto il documento predisposto dall’associazione Praesidium riguardante il futuro della Cassa di Risparmio di Orvieto e di coloro che hanno investito in azione della capogruppo Banca Popolare di Bari.  Nel documento che è stato presentato si chiede in particolare ai candidati di impegnarsi a monitorare la situazione anche in vista del prossimo 20 marzo allorché la Corte Costituzionale dovrebbe pronunciarsi sulla legittimità di parte della riforma delle banche popolari fortemente voluta dal governo allora guidato da Matteo Renzi.  In particolare i giudici sono chiamati a giudicare sulla costituzionalità o meno di quella parte che rinvia sine die la liquidazione delle azioni in sede di cambio della società da cooperativa a società per azioni.

Praesidium, nel documento ricorda come per l’economia locale sia importante conoscere il futuro degli investitori che hanno acquistato azioni BPB a 9,53 e poi svalutate di circa il 20%.  Sempre l’associazione chiede che venga in particolare monitorata la situazione riguardante anche il futuro assetto azionario di CRO per la quale si prospetta la fusione per incorporazione nella stessa BPB. 

L’attesa per il 20 marzo è alta anche se , con molta probabilità, i giudici apriranno la discussione e non dovrebbero arrivare a sentenza. Detto questo secondo i rumors la stessa Consulta dovrebbe palesare l’incostituzionalità della norma ma rimandando ad una revisione dell’intero impianto della riforma, di fatto bloccando le trasformazioni ancora in atto anche perché nel caso di bocciatura sic et simpliciter si riaprirebbe lo stesso dossier rimborsi per le popolari che nel frattempo hanno già variato la tipologia societaria.  Ma la vera partita è quella del rinnovo delle cariche di governance sia di CRO che della Fondazione nei prossimi mesi.  Si devono rinnovare, infatti, la presidenza della Fondazione, i tre consiglieri della CRO di nomina di Palazzo Coelli e fra questi anche il presidente della banca stessa.  E tutto qui il nocciolo del prossimo futuro della banca locale.  Bankitalia ha reiterato più volte l’invito alla capogruppo di procedere con la fusione di CRO ed a alla banca orvietana, invece, di superare quelle norma statutarie che bloccano l’eventuale fusione perché legata all’assenso preventivo del socio di minoranza Fondazione.

Sul paventato rischio di commissariamento questo avviene solo se Bankitalia ravvisi problemi di solvibilità e di bilancio che in BPB non sussitono e che l’eventuale sentenza della Consulta non porterà con se perché di solito l’eventuale bocciatura rinvia de facto l’intero impianto al Parlamento o meglio al governo.  Ed è questo l’unico vero rischio e cioè che dalle urne non esca una maggioranza certa e quindi potrebbe esserci un lungo periodo di trattativa tra i partiti oppure il ritorno alle urne con un governo di transizione che traghetti il Paese a nuove elezioni in tempi più o meno brevi.

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