Piazza del Popolo, la delibera di gennaio, il programma del sindaco e le contraddizioni, tante

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Ci risiamo con piazza del Popolo.  Non è una questione di lana caprina ma importante per il suo impatto in particolare sulla viabilità del centro storico e sullo scambio a breve in particolare nei giorni di lavoro.  Abbiamo ascoltato tutti, favorevoli e contrari e abbiamo espresso la nostra opinione.  Ora torniamo ai fatti.  Il giorno 18 gennaio con delibera numero 8 tutta la giunta all’unanimità approva la pedonalizzazione di piazza del Popolo e la rivisitazione della disposizione del mercato settimanale.  La data prevista era il 1° marzo poi si è saputo dal sindaco in consiglio comunale e solo dopo sollecitazione della consigliera Roberta Tardani, che la nuova data è fine marzo.  Fin qui la breve cronaca degli avvenimenti.

Nella delibera è scritto nella progressiva pedonalizzazione, benissimo così come nel programma del sindaco c’era ampliamento delle aree pedonali “compatibilmente con le esigenze dei commercianti e dei residenti”.  Ecco questa frase dovrebbe far riflettere e molto.

La giunta decide di pedonalizzare, e ci sta, ma poi gli operatori commerciali dell’area, intervistati si dichiarano contrari.  I residenti non sono stati ascoltati e il sottoscritto ne è testimone diretto. Ma la prima parte è quella fondamentale, “ampliamento delle aree pedonali”.  Non ci sono aree pedonali con la sola esclusione di piazza della Repubblica ma con tante, troppe eccezioni.  Il primo passo è stato compiuto con piazza del Duomo, anche qui con tante eccezioni, troppe.  Nel mezzo il tradizionale percorso delle cosiddette “vasche” è una semplice ZTL, Zona a Traffico Limitato; come dire c’è chi può e chi no.

Nel frattempo si chiude al traffico via Luca Signorelli perché insiste su un’area pedonale, ma non è così è una ZTL con tanto di cartello proprio al Duomo e proprio sulla via in questione già vigeva il divieto di transito per fasce orarie.

Con questo sistema abbiamo aree pedonali a macchia di leopardo e completamente scollegate l’una dall’altra. Sarebbe poi da intenderci sulle aree pedonali: non dovrebbero transitare mezzi a motore, in alcune città italiane e non solo anche le biciclette sono interdette.  Non si chiede tanto, ci mancherebbe.  Perché non si chiude veramente? Basterebbe decidere un orario e farlo rispettare.  Basterebbe stabilire che gli autorizzati sono solo i mezzi di soccorso e emergenza in servizio e regolamentare il passaggio ad esempio degli automezzi per la raccolta dei rifiuti.  Prima di piazza del Popolo, da sempre punto di scambio e non di passeggio per motivi microclimatici, sarebbe servita una seria pedonalizzazione dell’area classica del passeggio e del Duomo.  Basta girare per imbattersi in furgoni ad ogni ora, in barba agli attuali limiti imposti.  Ci sono troppe deroghe.  Se si sogna l’isolamento sullo stile di Siena, dove qualcosa stanno ripensando, allora applichiamoci per ottenerlo.  Un sindaco deve decidere, è vero, ma se la gran parte dei diretti interessati non concorda con le indicazioni e anche una larga parte dei cittadini è sulla stessa lunghezza d’onda di residenti e commercianti, allora, forse, sarebbe stato più corretto fermarsi a riflettere, capire, vedere, discutere, confrontarsi, rinviare, studiare soluzioni alternative, completare il progetto di viabilità e mobilità alternativa e poi, magari, procedere con la chiusura, perché il problema vero è proprio questo.

La logica della chiusura random, quasi per partito preso e del #cenefaremounaragione, non può funzionare né in termini operativi né in termini di consenso. Errare è umano ma perseverare è diabolico, recita un adagio popolare, e sembra essere proprio questo il caso.  L’idea potrebbe anche essere giusta ma se non si guardano le esigenze dei cittadini, dei commercianti, degli operatori economici, degli uffici, dei lavoratori, anche degli iscritti all’UniTre, ad esempio, il tutto assomiglia molto ad una sorta di gioco a chi s’inventa la novità più dirompente, e allora sicuramente la mobilità alternativa attuale e prossima vince su tutti senza alcun dubbio.

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