Giornata del Ricordo, Concina ricorda la verità. Tito un criminale di guerra, prima di tutto

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La Giornata del Ricordo si è celebrata sabato 17 febbraio nell’atrio del Palazzo dei Sette.  C’è stata una settimana di scostamento ma ci si è riusciti.  Al tavolo dei relatori ci sono Marella Pappalardo, Toni Concina, Lorenzo Salimbeni e il sindaco Giuseppe Germani.

  Ad aprire la giornata è il sindaco che ha spiegato come Orvieto sia città “aperta a tutte le opinioni e il dibattito sull’intera questione sia necessario.  Bisogna però sottolineare i drammi di chi ha vissuto l’esodo lasciando tutto”.  Toni Concina ha voluto invece ribadire il concetto che la Giornata del Ricordo non ha nulla a che vedere con le violenze, “qui stiamo a ricordare chi è dovuto scappare, perché italiano, lasciando case, lavoro, affetti, amori, affari, terre con la consapevolezza di non potere più tornare”.  Un esodo drammatico che si è svolto tra i bombardamenti della guerra, le violenze dei partigiani titini e il clima di odio nei confronti degli italiani. “Purtroppo siamo stati esuli due volte, perché una volta arrivati in Italia molto spesso eravamo visti come fascisti in quanto esuli.  E’ una equazione che non vale assolutamente.  I fascisti hanno compito atti efferati ma l’equazione non esiste”.  Lorenzo Salimbeni ha invece spiegato alla platea la storia ricordando come i territori d’Istria e Dalmazia erano parte integrante della Repubblica di Venezia.  La data che ha cambiato le carte in tavola è quella del 1797 quando Napoleone cede quei territori all’Austria.  Da lì nascono tutti i problemi di convivenza e poi di odio tra le popolazioni italiane e quelle croate e slave più in generale. 

Un affresco storico interessante perché troppo spesso non si studia quel periodo e non si approfondiscono correttamente le questioni del confine orientale così come recita la legge istitutiva della Giornata del Ricordo.

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