Presentato il nuovo “Bollettino” economico a cura del Centro Studi e del Comune

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Nel pomeriggio di venerdì 9 febbraio, alla sala consiliare del Comune di Orvieto, è stato presentato il nuovo “Bollettino sulla situazione Economica e Sociale dell’Area Orvietana – 2017”, realizzato a cura del Comune di Orvieto e della Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto” che, dopo una pausa di otto anni, nel 2016, come è noto, hanno inteso ridare slancio all’iniziativa quale valido strumento di studio, raccolta ed analisi di dati ed indicatori utili a descrivere la situazione socio-economica e le sue principali dinamiche in un ambito territoriale di riferimento che si è esteso dai tredici comuni del vecchio Comprensorio ai venti dell’Area Interna Sud Ovest Orvietano, da Città della Pieve a Penna in Teverina.  Dopo i saluti istituzionali sono intervenuti Matteo Tonelli, Antonio Rossetti, vicepresidente della Fondazione CSCO; Sergio Sacchi, dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Perugia; Palmiro Giovagnola, presidente della BCC Umbria – Credito Cooperativo; Marco Cristofori, coordinatore del comitato scientifico del CERSAL – Centro di Ricerca e formazione sulla Salute unica e l’Alimentazione; un messaggio di saluto ed apprezzamento per l’iniziativa è pervenuto da Nicola Ancona, direttore generale della Cassa di Risparmio di Orvieto trattenuto da concomitanti impegni di lavoro.

A portare il saluto del sindaco e della giunta comunale è stato l’assessore al turismo.  Il presidente della Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto”, Matteo Tonelli ha voluto evidenziare lo sforzo compiuto con questa seconda edizione facendo tesoro dell’esperienza della pubblicazione 2016 e dell’interesse dimostrato da parte di operatori economici ed amministratori locali. Il “Bollettino 2017” contiene perciò nuovi capitoli su temi di grande rilevanza socio-economica, come quelli del profilo di salute della popolazione, degli interventi e servizi sociali, della fruizione dei beni culturali, della significativa presenza delle aziende del settore ICT – Information Communication Technologies sul nostro territorio. Tra le novità, ha segnalato anche un’analisi dei bilanci consuntivi e della situazione finanziaria dei Comuni umbri. La funzione del “Bollettino”, ha concluso, è quella di fornire a chi è chiamato a compiere scelte a vari livelli, siano essi amministratori pubblici od operatori privati, non una mera esposizione di dati statistici, ma un’analisi ragionata delle informazioni applicate al nostro contesto territoriale. Con queste finalità, la Fondazione per il Centro Studi “Città di Orvieto” intende svolgere il proprio ruolo al servizio dello sviluppo del territorio dell’Area Orvietana, anche mettendo a disposizione delle istituzioni locali, delle imprese, delle organizzazioni sociali, di tutti gli operatori economici e dell’intera collettività uno strumento scientifico sempre più affinato, completo ed efficace di conoscenza e di consapevolezza. A conclusione della presentazione, il Presidente del CSCO ha voluto ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione del Bollettino mettendo a disposizione non solo il loro tempo, ma soprattutto grande professionalità e competenza nella realizzazione materiale dei contenuti della pubblicazione: Paolo Borrello per il Comune di Orvieto; Marco Cristofori, coordinatore Consiglio Scientifico CERSAL; Elisa Marceddu, collaboratrice CERSAL; Eleonora D’Urzo, ricercatrice A.U.R.; i membri del Consiglio di Amministrazione del CSCO che hanno contribuito alla stesura dei contenuti: Antonio Rossetti, Gianluca Polegri, Meri Ripalvella e Luana Mencarelli che, per il CSCO, ha curato l’editing della pubblicazione; infine, tutti coloro – Istituzioni ed Enti – che hanno contribuito fornendo dati ed informazioni necessarie alla realizzazione del Bollettino.

I contenuti veri e propri del Bollettino 2017 sono stati sintetizzati dall’intervento introduttivo di Antonio Rossetti, vicepresidente della Fondazione CSCO e coordinatore del gruppo di redazione, il quale ha evidenziato che lo studio ha preso in esame aspetti demografici e economici del territorio, rivelando un contesto non molto diverso da quello dell’indagine dell’anno prevedente.

Nel 2016 la popolazione residente ha subito una flessione di quasi l’1%, più del doppio del calo avutosi a livello regionale. Il contributo di Orvieto alla formazione del reddito dell’Area Interna è il massimo rispetto a quello degli altri comuni (38%); il reddito medio del Comune di Orvieto è superiore a quello dell’Area interna (20.185 vs 18.319) ed è in linea, sebbene un po’ inferiore, al dato nazionale (20.700). In questo contesto, lo stock di depositi bancari ha mostrato un trend crescente, malgrado alcuni anni di flessione: nel 2015 lo stock si è ridimensionato di più del 4%, forse segnalando una percezione di rischio da parte dei risparmiatori, il calo è proseguito, con minore intensità (-1,5% circa), anche nel 2016. L’andamento dei prestiti presenta un primo periodo – che si conclude con la crisi dell’estate 2008 – durante il quale ogni euro di deposito si è trasformato in quasi 1,8 euro di prestiti e la fase successiva in cui ogni euro di depositi ha generato “solo” 1,25 euro di prestiti.

Il numero delle imprese extra-agricole è aumentato nel 2016 dello 0,9% a fronte di un calo sia nel comprensorio (-1,2%) che in Umbria (-0,3%). L’incremento delle unità produttive è dovuto alla buona performance del comparto dei servizi (+1,4%) a fronte di una flessione nel settore industria (-1%). Sebbene l’incidenza delle piccole unità produttive sia in flessione, il tessuto produttivo appare ancora caratterizzato dalla piccola impresa. Il tasso di disoccupazione è risultato sostanzialmente stabile nel periodo 2001-2010, contro il sensibile incremento a livello regionale (da 6,75% a 9%), tuttavia dal 2011 a 2016 il dato è peggiorato dal 5,15 all’ 8,4%. Chiara la vocazione dell’offerta a soddisfare la domanda indotta dai flussi turistici: poco meno della metà dei lavoratori orvietani è occupata nel commercio (32%) o nel settore alloggio-ristorazione (13,5%). Rilevante il peso del settore delle costruzioni (14,75%).

Per quello che riguarda il settore della ricettività ed i beni culturali, nel 2016 sono aumentati sia gli arrivi sia le presenze (almeno un pernottamento); in entrambi i casi il risultato è superiore a quello regionale, tuttavia Orvieto sembra porsi come meta di passaggio: il pernottamento medio è da almeno un triennio attorno all’1,5 notti contro 1,7 della provincia e 2 della regione. Orvieto si configura, fino dagli anni settanta, come un polo che ha favorito l’insediamento e lo sviluppo di attività nel campo della trasmissione delle informazioni; l’incidenza del numero di imprese operanti nel settore sul totale è di circa il 6%, in termini di fatturato, il peso del settore IT è nettamente superiore e pari al 13%.

La pressione tributaria del comune di Orvieto si caratterizza per un livello superiore a quello dei comuni di analoga dimensione e poco inferiore ai due capoluoghi di provincia; un’articolazione simile si presenta per il debito pro-capite: Orvieto presenta un livello più marcato (1.386 euro) se riferito ai comuni con maggiore numero di residenti e è al quarto posto nel contesto dell’Area Interna.

In conclusione – ha completato Rossetti – l’indagine esperita ha rilevato il persistere di una fase economica non particolarmente difforme da quella nazionale e globale, con una certa stasi della domanda e dell’offerta, quest’ultima rilevata anche dal rallentamento del processo di accumulazione del capitale, implicito nella decelerazione del credito. Nel caso di Orvieto, tuttavia, rispetto ad altri contesti, il rallentamento economico è reso di maggiore complessità di soluzione dalla contenuta dinamica demografica e dalla bassa dimensione delle imprese, variabili che deprimono la crescita della produttività.

Del “Profilo di salute della popolazione” ha parlato Marco Cristofori, Coordinatore del Comitato Scientifico del CERSAL, che ha sottolineato l’importanza e il grande significato che, per la prima volta, un bollettino socio-economico contenga un capitolo appositamente dedicato a tracciare il profilo di salute della popolazione del territorio.

L’allungamento della vita media e la bassa natalità della popolazione residente comportano che l’Umbria risulti tra le regioni d’Italia con più alto indice di vecchiaia. Ciò ha impatti rilevanti, sia di tipo economico sia legati alla salute; da questo ultimo punto di vista, i dati appaiono non particolarmente difformi dall’evidenza globale: le malattie croniche non trasmissibili (MCNT) – un ampio gruppo di patologie che comprende le cardiopatie, l’ictus, il cancro, il diabete – costituiscono la prima causa di morte. Le principali MCNT vedono la loro causa nell’interazione tra vari determinanti di salute, ovvero elementi che interagiscono nel creare, mantenere, modificare le condizioni di salute nel corso della vita. Secondo l’approccio della Salute Globale (Global Health), tali determinanti sono riconducibili a diversi fattori: individuali non modificabili, come l’età o la predisposizione genetica; individuali modificabili, riconducibili a scorretti stili di vita, come alimentazione poco sana, consumo di tabacco, abuso di alcol, mancanza di attività fisica, corresponsabili a loro volta di fattori di rischio intermedi, come l’ipertensione, l’iperglicemia, l’ipercolesterolemia e l’obesità; sociali e di comunità, relativi alle reti in cui l’individuo è inserito che possono sostenere la persona o favorirne l’isolamento; strutturali, che possono essere propri del contesto socio-economico e socio-culturale o individuali (ad esempio, il livello d’istruzione, la condizione professionale, il reddito economico), il cui effetto sulla salute non è diretto, ma mediato dai fattori precedentemente citati, ossia dai determinanti di salute prossimali.

Come dimostrano diversi studi, stili di vita insalubri contribuiscono notevolmente ad aumentare il rischio d’insorgenza di diverse patologie ed a peggiorare il loro decorso. Sottolineare quale fattore principale la responsabilità individuale non ci deve far perdere di vista gli importanti determinanti sociali di salute che generano condizioni di disuguaglianza ed iniquità. L’azione dei decisori politici dovrebbe quindi rivolgersi al superamento delle disuguaglianze socio-economiche e culturali ed a promuovere le competenze degli individui e delle comunità locali.

Sergio Sacchi, professore ordinario di macroeconomia presso l’Università degli Studi di Perugia ha accolto volentieri l’invito rivoltogli a partecipare, in rappresentanza del Dipartimento di Economia dell’Ateneo umbro, alla presentazione del “Bollettino”, in quanto l’analisi dei dati in esso contenuti invita a ragionare coerentemente ed in maniera rigorosa di “Sviluppo Locale”, inteso come aumento qualitativo delle capacità del territorio di agire, reagire, programmare e gestire situazioni complesse.

Per leggere lo sviluppo locale – ha osservato – non si possono guardare solo aspetti come il PIL procapite locale o la crescita delle transazioni economiche, ma bisogna guardare a complessi aspetti sociali e politici che si sviluppano sul territorio e determinano vantaggi competitivi che il solo mercato non potrebbe  realizzare. Lo sviluppo locale è un processo di cooperazione e cambiamento finalizzato a produrre beni collettivi locali – infrastrutture e servizi per la comunità locale – in cui è di fondamentale importanza il ruolo degli attori locali per alimentare una strategia di valorizzazione delle risorse locali.

Sotto questo profilo, il “Bollettino” può svolgere un ruolo fondamentale a supporto delle politiche di sviluppo locale. Dai dati che emergono dalla pubblicazione, ad esempio, i decisori politici dovrebbero essere indotti ad orientare la propria attenzione e le proprie scelte verso la popolazione anziana e ad approfondire lo studio delle relative criticità.

Per una banca del territorio ha osservato Palmiro Giovagnola, presidente di BCC Umbria – Credito Cooperativo, il “Bollettino” rappresenta un fondamentale strumento di conoscenza della realtà nella quale si trova ad operare.

I dati relativi al comparto finanziario evidenziano come la domanda di credito sia calata sensibilmente e l’orizzonte di una ripresa dell’economia dopo una crisi ormai decennale sia ancora lontano.

Ciò non deve indurci ad un’attesa passiva, ma ad attivarci secondo le nostre possibilità e specifiche vocazioni. Il Presidente Giovagnola ha proposto, quindi, d’intraprendere uno studio, condotto dal Centro Studi “Città di Orvieto”, insieme ai comuni dell’Area Orvietana ed all’Università di Perugia, con il sostegno della stessa banca, per approfondire l’analisi delle criticità e lavorare all’individuazione ed allo sviluppo di soluzioni adeguate e sostenibili.

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