La Giornata del Ricordo: l’operazione di contro-marketing è perfettamente riuscita

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10 febbraio eccolo, arriva come ogni pieno di polemiche strumentali e fuori luogo.  L’amministrazione comunale continua a patrocinare manifestazioni che tendono a negare il dramma delle foibe e degli esuli istriano-dalmati e a mischiare la storia.  Spesso la storia la scrivono i vincitori, è vero, ma quando una legge disegna i confini dei una Giornata del Ricordo allora c’è poco da ricercare.  Ma il Comune di Orvieto non sembra capire.  Quest’anno a bacchettare giustamente l’amministrazione ci ha pensato Gian Antonio Stella, non un estremista di destra, un sostenitore di CasaPound, anzi, ma un giornalista fra i più autorevoli nel panorama italiano.  Lo ha fatto scrivendo su Il Corriere della Sera della “scelta insensata” per la Giornata del Ricordo da parte del Comune di Orvieto. Il soccorso rosso stavolta non è servito a nulla.  Probabilmente la posizione assunta non è difendibile e allora si cerca di spostare l’attenzione sull’apertura della sede di CasaPound in Piazza XXIX Marzo, luogo simbolo dell’antifascismo orvietano; niente non funziona.  Stavolta l’hanno fatta grossa.  Anche l’ex-sindaco Toni Concina, esule anch’egli, ha perso la pazienza per l’ennesima scelta fuori luogo. 

Ricapitoliamo tutto.  Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo, così come stabilito dalla legge.  Si ricordano infoibati, esuli e la complessa questione dei confini orientali.  Di questa giornata ne hanno fatto una bandiera storicamente i rappresentanti della destra perché per decenni la sinistra ha cercato di minimizzare, annullare, tale ricordo, sbagliando in nome di una vicinanza con Tito, maresciallo Jugoslavo, prima eroe della resistenza contro l’invasore nazi-fascista e poi devenuto dittatore e persecutore della minoranza italiana tutta.

CasaPound lega la commemorazione all’apertura della propria sede in piazza XIIX Marzo, intitolazione che ricorda direttamente l’efferato eccidio nazi-fascista di Camorena.  Negli stessi giorni i Cobas presentano la mostra fotografica dedicata ai crimini fascisti in Jugoslavia con tanto di patrocinio del Comune. Nella stessa giornata verrà poi effettuato un presidio anti-fascista contro l’apertura della sede di CasaPound a Orvieto.  Ecco l’errore, legare e far derivare il dramma degli esuli e degli infoibati agli atti criminali dei nazi-fascisti in Jugoslavia durante l’occupazione.  Il compito di un Paese maturo è quello di ricordare, avere memoria delle sofferenze dei propri connazionali, nella stragrande maggioranza innocenti, non fascisti, magari anti-fascisti.  Non si può non ricordare che nel territorio friulano e in particolare tra Trieste e Gorizia molti appoggiarono la lotta contro il fascismo per poi ritrovarsi traditi dai partigiani titini e dalla realpolitik del PCI in Italia.

In tutto ciò s’innesta il clima elettorale che sensibilizza tutti oltre i normali livelli di attenzione.  Allora si cerca di accendere un caso nazionale sull’apertura di una sede di CasaPound in una piazza simbolica ma l’operazione proprio non riesce perché la vera figuraccia è un’altra.  Il rischio vero è un esacerbare gli animi con il rischio che il 10 febbraio si assista a inutili atti violenti e provocatori dall’una e dall’atra parte.  Non è compito nostro dire se è lecito o meno che un movimento politico apertamente di destra possa o meno aprire una sede e dove.  Certo è che le autorità preposte non hanno rilevato profili illegali quindi CasaPound agisce legittimamente.  Certo è che Orvieto è stata segnata dalla violenza nazi-fascista con l’eccidio di Camorena.  Certo è che nella stessa piazza XXIX Marzo insiste l’ex-accademia femminile istituita proprio durante il regime fascista.  Certo è che il Comune con il patrocinio ad una manifestazione di parte ha scatenato la protesta di un’intera comunità, quella dalmato-giuliana, che sui social invita apertamente a boicottare la nostra città e lo sdegno di un autorevole opinion leader coma Gian Antonio Stella che non può essere tacciato di simpatie verso la destra, anzi tutt’altro. 

Il risultato vero, dunque, è stata un’operazione di “contro-marketing” eccezionale con Orvieto che viene indicata come città che dimentica i drammi di tanti italiani che hanno avuto la sola colpa di avere casa, vivere, lavorare, intraprendere, coltivare, nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

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