Le foibe: orrore contro l’umanità

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Nei mesi di settembre e ottobre del 1943 e, in misura molto più ampia, nella primavera del 1945, le foibe rappresentarono il simbolo di una tragedia spaventosa che colpì la popolazione giuliano-dalmata, quando alcune migliaia di persone vennero uccise dai partigiani di Tito ed i loro corpi gettati in parte negli abissi carsici, in parte in fosse comuni oppure in fondo all’Adriatico.

Le foibe sono dei grandi inghiottitoi naturali, propri dei terreni carsici, che possono sprofondare per decine e decine di metri, presentano un diametro di apertura variabile e sono poco visibili, perché spesso la vegetazione ne copre l’apertura. Le pareti interne sono irregolari, con rientranze e sporgenze, sul fondo possono trovarsi acqua o canali comunicanti con altre grotte o fiumi sotterranei che talvolta raggiungono il mare.

Le foibe erano note sin dall’antichità ed hanno avuto diversi usi nel tempo: i Romani le chiamavano fovea, fosso; ancora oggi questi inghiottitoi si chiamano jama, cioè buca, fosso.

La gente slava li usava principalmente come luoghi per smaltire i rifiuti.

Ma foiba ha perso il significato ancestrale di grotta dopo l’utilizzo bellico rimandando nell’immaginario collettivo immediatamente all’infoibamento, cioè alla scomparsa di una persona.

Un censimento ad opera della Società Alpina delle Giulie ne ha censite circa un migliaio nella sola provincia di Trieste, mentre per l’intera regione la quantità complessiva è superiore a millesettecento, ad ognuna delle quali il catasto grotte ha assegnato uno specifico numero di identificazione.

La foiba di Basovizza, in origine un pozzo carbonifero nei pressi di Trieste, che lo Stato italiano ha impiegato trentacinque anni per riconoscere Monumento di interesse nazionale simbolicamente testimonia tutti gli eccidi, gli odi, le violenze, i soprusi che le genti della Venezia Giulia e Dalmazia hanno dovuto subire durante il secondo conflitto mondiale e negli anni immediatamente successivi.

Gli Inglesi, alla fine di luglio del 1945, scoprirono la foiba di Basovizza e ne cominciarono ad estrarre i cadaveri: un rapporto riguardante questa foiba dà particolari orribili che ci illuminano riguardo alle procedure di massacro jugoslave.

Nel 1945 l’area di infoibamento si estese a tre province: Trieste, Gorizia e Fiume, oltre all’Istria e a zone della nuova Jugoslavia.  È ben documentato come nulla fosse lasciato al caso e come il piano di epurazione fosse preparato nei minimi particolari. Si disponeva l’utilizzo delle foibe per esecuzioni veloci e senza traccia.

Provvidero poi all’arresto di massa e al successivo infoibamento di quegli italiani che non volevano rinunciare ad essere tali, nonché di coloro che in certo qual modo dimostravano di non nutrire eccessiva simpatia per la Repubblica Popolare Federativa jugoslava. Costoro furono colpiti senza pietà col pretesto che erano fascisti”. (Testimonianza di Bruno Angeli, in Guido Rumici, Infoibati, Milano 2002)

Si potrebbe ora procedere ad elenchi di nomi, date, luoghi risalenti agli eccidi del 1943 e del 1945: molti autorevoli studiosi e ricercatori ne hanno dato compilazione superando la difficoltà di risalire alle fonti, ma la giovane studentessa istriana Norma Cossetto, seviziata e sottoposta ad un’ interminabile  serie di violenze e di stupri e infine gettata nella foiba di Villa Surani nel 1943, insignita nel 2006 dallo Stato italiano della Medaglia d’oro al Valore civile, rappresenta simbolicamente tutti gli infoibati civili innocenti, colpevoli solo di essere italiani. “Va ricordato l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe… e va ricordata la congiura del silenzio… Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durante la celebrazione del Giorno del Ricordo nel 2007, con queste parole dovrebbe aver messo fine ad ogni giustificazionismo e negazionismo.

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